Il fronte della Cisgiordania: l’Idf a Tulkarem e Jenin. “Resteremo diversi giorni”
dalla nostra inviata Francesca CaferriRAMALLAH — C’è una calma carica di tensione lungo il muro che divide Israele e i Territori palestinesi. Le file ai check point sono più lunghe, i soldati più nervosi, i volti di chi viaggia più tirati. Israele ha lanciato nella notte di mercoledì la più grande operazione militare in Cisgiordania da anni, colpendo contemporaneamente in più località con aerei, droni e truppe di terra. I campi profughi di Tulkarem e Jenin, insieme al quello alle porte di Tubas, sempre nel Nord, sono i luoghi dove si è combattuto per ore: sono dieci i morti da parte palestinese, secondo il bilancio della Mezzaluna rossa, 652 dal 7 ottobre in tutta la Cisgiordania.
Sin dalle prime ore della mattina, i media israeliani collegavano l’operazione a ciò che è accaduto il 18 agosto a Tel Aviv, quando un uomo – identificato come Jafaar Mona, proveniente da Nablus - è saltato in aria insieme allo zainetto imbottito di esplosivo che aveva sulle spalle. Il suo obiettivo, secondo la polizia, era una sinagoga: H…
RAMALLAH — C’è una calma carica di tensione lungo il muro che divide Israele e i Territori palestinesi. Le file ai check point sono più lunghe, i soldati più nervosi, i volti di chi viaggia più tirati. Israele ha lanciato nella notte di mercoledì la più grande operazione militare in Cisgiordania da anni, colpendo contemporaneamente in più località con aerei, droni e truppe di terra. I campi profughi di Tulkarem e Jenin, insieme al quello alle porte di Tubas, sempre nel Nord, sono i luoghi dove si è combattuto per ore: sono dieci i morti da parte palestinese, secondo il bilancio della Mezzaluna rossa, 652 dal 7 ottobre in tutta la Cisgiordania.
Sin dalle prime ore della mattina, i media israeliani collegavano l’operazione a ciò che è accaduto il 18 agosto a Tel Aviv, quando un uomo – identificato come Jafaar Mona, proveniente da Nablus - è saltato in aria insieme allo zainetto imbottito di esplosivo che aveva sulle spalle. Il suo obiettivo, secondo la polizia, era una sinagoga: Hamas e la Jihad islamica hanno rivendicato l’azione fallita, promettendone altre nel futuro. Una minaccia che secondo gli analisti israeliani, spiega all’azione di ieri.
Il timore di Israele è quello del riaccendersi degli attentati di lupi solitari, simili a quelli che all’inizio degli anni Duemila portarono alla morte di centinaia di persone in tutto il Paese: da allora a separare i due territori e i due popoli è sorto il muro che attraversa la Cisgiordania. Dal 7 ottobre la maggior parte dei permessi di lavoro che permettevano ai palestinesi di attraversarlo sono stati revocati, provocando una gravissima crisi economica nei Territori. E dando a Israele un’illusione di maggiore sicurezza: che però si è infranta di fronte all’attacco fallito di Tel Aviv e ai ripetuti inviti di Hamas - ieri quello di Khaled Meshaal - ai militanti a colpire. . Ad essere particolarmente monitorato è il check point di Qalqilya, quello più vicino a Herliya e quindi alla grande città, dove la distanza fra la costa e il territorio palestinese è minima.
Sui telefoni palestinesi per tutto il giorno sono rimbalzate immagini dei carri armati dentro i campi profughi di Tulkarem e Jenin. Chi non stava sui cellulari, ieri era davanti agli schermi di Al Jazeera in arabo. Anche a Betlemme, anche a Ramallah, anche nelle zone non direttamente coinvolte, dove di solito le azioni dei gruppi armati all’interno dei campi profughi vengono accolte con indifferenza. Il timore che l’offensiva si allarghi e si trasformi in guerra aperta come a Gaza – l’Idf ha parlato di un’operazione «destinata a durare giorni» - ieri fra i palestinesi era reale. E l’Onu avverte: «La popolazione è esposta a tattiche di guerra letali».
«Lo scopo di Israele era questo dall’inizio: a Ben Gvir e Smotrich non importa nulla di Gaza», ci dice dal suo ufficio di Betlemme Mohammad Allham, membro del consiglio rivoluzionario di Fatah, il direttivo del principale partito palestinese riferendosi ai rappresentanti dell’estrema destra del governo Netanyahu. «Ma vogliono controllare la Cisgiordania e cacciare i palestinesi».
Il collegamento diretto era alle parole con cui il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz in mattinata aveva ipotizzato l’evacuazione della popolazione della Cisgiordania dalle aree coinvolte dalle operazioni militari. Come sta accadendo a Gaza. «L’Iran sta cercando di creare un fronte occidentale in Cisgiordania, sul modello di Gaza e del Libano, finanziando e armando terroristi e facendo passare armi dalla Giordania» ha detto in serata. L’ipotesi di un attacco totale sul modello di quanto sta accadendo nella Striscia, ieri è stata avanzata da più di un politico in televisione: ma l’Idf non ha preso posizione.
A Gaza intanto il bilancio delle vittime dal 7 ottobre è stato aggiornato a 40.534 dal ministero della Salute, che non distingue civili e combattenti: otto membri della stessa famiglia sono morti a Deir Balah quando una bomba ha colpito la loro tenda. 16 persone sono state uccise a Khan Yunis.
Intanto Israele avrebbe dato un primo via libera per la distribuzione dei vaccini anti-polio da settimane richiesta dall’Onu. In serata l’esercito ha annunciato di aver recuperato dai tunnel il corpo di un militare ucciso il 7 ottobre, portando a 107 il totale degli ostaggi in mano ad Hamas, fra vivi e morti.