Elezioni in Germania, gli alleati di Scholz vicini all’estinzione: con la catastrofe nell’Est il cancelliere può cadere
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – «Adesso nulla è impensabile, riguardo a Olaf Scholz». Una fonte qualificata della Spd parla solo a microfoni spenti e non nega che nel partito l’umore sia «in cantina». I socialdemocratici hanno subito una colossale batosta, sono stati stracciati dall’estrema destra di Bjoern Hoecke, e oltretutto in una regione che li vide nascere. La Spd fu fondata a Eisenach, in Turingia, oltre un secolo e mezzo fa. E nelle ultime settimane i sondaggi erano diventati talmente pessimi, anche in Sassonia, che nei giorni scorsi la Spd temeva persino di finire sotto alla soglia del 5%, insomma fuori dai parlamentini regionali. Non è stato così, in Turingia sono appena sopra, al 6,7%, in Sassonia al 7,6%. Ma che il voto di ieri sia un chiaro avviso di sfratto, il secondo dopo le Europee, è innegabile.
BERLINO – «Adesso nulla è impensabile, riguardo a Olaf Scholz». Una fonte qualificata della Spd parla solo a microfoni spenti e non nega che nel partito l’umore sia «in cantina». I socialdemocratici hanno subito una colossale batosta, sono stati stracciati dall’estrema destra di Bjoern Hoecke, e oltretutto in una regione che li vide nascere. La Spd fu fondata a Eisenach, in Turingia, oltre un secolo e mezzo fa. E nelle ultime settimane i sondaggi erano diventati talmente pessimi, anche in Sassonia, che nei giorni scorsi la Spd temeva persino di finire sotto alla soglia del 5%, insomma fuori dai parlamentini regionali. Non è stato così, in Turingia sono appena sopra, al 6,7%, in Sassonia al 7,6%. Ma che il voto di ieri sia un chiaro avviso di sfratto, il secondo dopo le Europee, è innegabile.
Ieri il vice dei Liberali, Wolfgang Kubitcki, ha tuonato di una coalizione «delegittimata»: la Fdp è crollata all’un per cento in Sassonia, idem in Turingia. Insomma, fuori dal parlamentino. Il capo del partito e ministro delle Finanze, Christian Lindner, ha cercato di buttare acqua sul fuoco: «non rinunciamo a combattere». Ma anche i verdi, mai forti a Est, sono finiti sotto la soglia di sbarramento in Sassonia e riescono forse, per un pelo, a tenersi sopra il 5% in Turingia. La vicecapogruppo al Bundestag, Katrin Goering-Eckardt, ha cercato di parlare d’altro, mettendo in guardia da una «cesura nel nostro Paese» e puntando il dito contro Hoecke e il primato di un partito «estremista di destra, nemico della democrazia». Ma quella di ieri è una catastrofe che a Berlino nessuno potrà ignorare. Anzitutto i socialdemocratici.
Il parlamentare della Spd, Axel Schaefer, interpellato da Repubblica al telefono, parla di «un risultato locale» che «non va trasferito sulla politica federale». E in effetti è difficile immaginare una crisi di governo «classica», con cambio di alleanze. In Germania vale la «sfiducia costruttiva»: se la Cdu volesse sostituire il governo semaforo, dovrebbe trovare i numeri in Parlamento che le garantiscano una maggioranza. L’ultima volta è successo, non a caso, quarant’anni fa.
Il punto, ormai per molti socialdemocratici che tremano per la riconferma al Bundestag – si vota l’anno prossimo – è il loro cancelliere. La tregua reggerà fino al 22 settembre, sostiene la fonte Spd, ossia quando si vota in una vecchia roccaforte “rossa”, il Brandeburgo. In tutti i sondaggi, e da molti mesi, l’Afd è al 24%, è prima davanti alla Spd che arranca cinque punti sotto. E il governatore uscente, Dietmar Woike, ha già segnalato in tutti i modi di non voler essere visto col cancelliere.
Dopo il 22 settembre, se i pronostici saranno confermati, Scholz rischia la resa dei conti. E ieri sera già si notavano le prime crepe – un fatto inedito, da quando è cancelliere. Il segretario generale della Spd, Kevin Kuehnert, si è concesso ai microfoni poco dopo le prime proiezioni, e ha detto che «anche Olaf Scholz» dovrà essere l’oggetto di un dibattito sulle «cose che devono cambiare». Un’autocritica che include per la prima volta il cancelliere.
Dopo l’infilata di batoste regionali e alle europee – dove la Spd ha conquistato un misero 14% – i socialdemocratici cominciano a rendersi conto che Scholz è diventato un problema. Lui, imperterrito, continua a dire che vuole portare la Spd alla vittoria. E la fonte ricorda che l’eventuale decisione di cambiare in corsa il cancelliere presuppone «un colloquio serio con i big del partito – Muetzenich, Esken, Kuehnert e Klingbeil – e le dimissioni».
Insomma, qualcuno deve convincerlo che i socialdemocratici hanno molte più chance di vincere alle elezioni con il politico più popolare della Germania, il ministro della Difesa Boris Pistorius, che con lui, che da due anni è il cancelliere più impopolare della storia.