La campagna elettorale statunitense continua a servire spunti alla propaganda russa. Che ieri non ha mancato di cavalcare il fatto che il presunto attentatore di Donald Trump, Ryan Wesley Routh, fosse un accanito sostenitore dell’Ucraina e avesse persino tentato di reclutare volontari stranieri per combattere contro l’esercito russo. «Non siamo noi a dover pensare, sono i servizi segreti statunitensi a dover pensare. Giocare col fuoco ha le sue conseguenze», ha ammonito il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov quando gli è stato domandato che cosa pensasse del tentato assassinio del candidato repubblicano, il secondo in tre mesi. E quando gli è stato chiesto se l’episodio rischiasse di destabilizzare gli Stati Uniti, ha risposto che non erano affari della Russia, sebbene stesse monitorando la situazione.
«Vediamo quanto sia tesa la situazione lì, anche tra i rivali politici. La lotta politica sta aumentando e vengono utilizzati vari metodi». Meno diplomatica Maria Zakharova, portavoc…
La campagna elettorale statunitense continua a servire spunti alla propaganda russa. Che ieri non ha mancato di cavalcare il fatto che il presunto attentatore di Donald Trump, Ryan Wesley Routh, fosse un accanito sostenitore dell’Ucraina e avesse persino tentato di reclutare volontari stranieri per combattere contro l’esercito russo. «Non siamo noi a dover pensare, sono i servizi segreti statunitensi a dover pensare. Giocare col fuoco ha le sue conseguenze», ha ammonito il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov quando gli è stato domandato che cosa pensasse del tentato assassinio del candidato repubblicano, il secondo in tre mesi. E quando gli è stato chiesto se l’episodio rischiasse di destabilizzare gli Stati Uniti, ha risposto che non erano affari della Russia, sebbene stesse monitorando la situazione.
«Vediamo quanto sia tesa la situazione lì, anche tra i rivali politici. La lotta politica sta aumentando e vengono utilizzati vari metodi». Meno diplomatica Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri: «Zelensky, come una calamita, attira in Ucraina veri e propri furfanti», ha scritto. «Tutti dovrebbero capire qual è il rovescio dei vari “aiuti” occidentali agli ucronazisti. Pensate a cosa faranno queste persone quando s’ annoieranno di fare i difensori dell’indipendenza. Torneranno negli Usa e continueranno il lavoro di Routh sparando alla loro gente».
I funzionari ucraini hanno detto di non avere nulla a che fare con Routh e di avere anzi respinto le sue offerte d’aiuto perché sembrava «delirante». Andriy Kovalenko, a capo del Centro per la lotta alla disinformazione presso il Consiglio di sicurezza e difesa dell’Ucraina, si è detto tuttavia certo che la Russia non avrebbe comunque perso l’occasione di strumentalizzare «contro l’Ucraina» il tentato omicidio. «In futuro il nemico lancerà una serie di teorie del complotto sulla “pista ucraina”. Naturalmente sono tutte bugie», ha scritto su Telegram. E l’ex presidente e premier Dmitrij Medvedev, oggi vicecapo del Consiglio di Sicurezza russo, ha subito confermato le sue previsioni: «Mi chiedo — ha scritto su X — che cosa succederebbe se si scoprisse che Routh, il nuovo fallito attentatore di Trump che ha reclutato mercenari per l’esercito ucraino, è stato egli stesso assunto dal regime neonazista di Kiev per questo tentato assassinio?».