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Libano, saltano in aria i walkie talkie: escalation di Israele contro Hezbollah

(reuters)

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Dopo le esplosioni dei cercapersone dei miliziani, ieri sono deflagrati centinaia di apparecchi elettronici: 20 morti e 450 feriti. Colpiti anche due bambini. Le Nazioni Unite: “Non trasformare gli oggetti civili in armi”. Convocato il Consiglio di Sicurezza
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Nell’arco di pochi minuti, tra martedì e mercoledì, Israele ha fatto almeno 31 morti e oltre 4.300 feriti in Libano, senza sparare un colpo: sabotando la catena di forniture elettroniche di Hezbollah, il partito-movimento paramilitare, alleato dell’Iran, che controlla ampie zone del Paese e siede in Parlamento. Martedì intorno alle 15 sono esplosi migliaia di cercapersone usati dai combattenti: 11 morti, 4mila feriti. Ieri, alla stessa ora, sono saltati in aria centinaia di walkie talkie: altre 20 vittime e 450 feriti.

Le immagini delle televisioni locali mostrano appartamenti in fiamme, auto bruciate, pezzi di armadi anneriti in uffici col mobilio anni ’70 e gli intonaci crepati, ambulanze cariche di feriti e letti di ospedale colmi, con i cittadini in alcune località scesi in strada esasperati da due giorni di ansia e terrore. Secondo alcuni media libanesi sarebbero esplosi anche pannelli solari e altri dispositivi elettronici collegati ad apparecchiature domestiche, sulle prim…

Nell’arco di pochi minuti, tra martedì e mercoledì, Israele ha fatto almeno 31 morti e oltre 4.300 feriti in Libano, senza sparare un colpo: sabotando la catena di forniture elettroniche di Hezbollah, il partito-movimento paramilitare, alleato dell’Iran, che controlla ampie zone del Paese e siede in Parlamento. Martedì intorno alle 15 sono esplosi migliaia di cercapersone usati dai combattenti: 11 morti, 4mila feriti. Ieri, alla stessa ora, sono saltati in aria centinaia di walkie talkie: altre 20 vittime e 450 feriti.

Le immagini delle televisioni locali mostrano appartamenti in fiamme, auto bruciate, pezzi di armadi anneriti in uffici col mobilio anni ’70 e gli intonaci crepati, ambulanze cariche di feriti e letti di ospedale colmi, con i cittadini in alcune località scesi in strada esasperati da due giorni di ansia e terrore. Secondo alcuni media libanesi sarebbero esplosi anche pannelli solari e altri dispositivi elettronici collegati ad apparecchiature domestiche, sulle prime alcuni account hanno parlato di macchine elettriche, tostapane, televisioni, ma su questo punto non ci sono informazioni verificate.

In serata, il premier pro-tempore libanese, Najib Mikati, dice che il governo si sta preparando a «possibili scenari in caso di attacchi israeliani diffusi», vuol dire che a Beirut adesso si teme davvero una guerra aperta o comunque una operazione militare israeliana su vasta scala, dopo che i tentativi di mediazione americana e francese sono finiti in un vicolo cieco. Che l’ipotesi sia sul tavolo lo fanno intendere apertamente i vertici del governo Netanyahu. «Siamo all’inizio di una nuova fase del conflitto», avverte il ministro della Difesa israeliano Gallant, seguito dal capo di stato maggiore Herzi Halevi che parla di un piano a diversi livelli, per «ognuno Hezbollah pagherà un prezzo sempre più alto».

La natura non-convenzionale dell’attacco ha spinto le Nazioni Unite a convocare un consiglio di sicurezza d’emergenza venerdì, con il segretario Guterres che mette in guardia dal «grave rischio di escalation» in Libano e chiede che gli «oggetti civili non vengano trasformati in armi». L’idea che chiunque possa riutilizzare dispositivi di uso comune come i cercapersone per azioni offensive solleva questioni inedite — l’uso come arma di oggetti civili durante i conflitti è vietato dalle convenzioni internazionali — e porta il confronto militare tra Israele e Hezbollah, finora circoscritto alle regioni di confine, a un livello più alto.

La maggior parte delle vittime delle esplosioni sono combattenti ma i due sabotaggi hanno colpito, uccidendoli, anche due bambini e una donna e due infermieri. Negli elenchi dei feriti figurano civili, operatori sanitari, funzionari, insegnanti, che lavorano nella vasta rete sociale gestita dal partito di Dio in Libano: la mappa delle esplosioni, nel Sud, nell’Est, nei sobborghi meridionali di Beirut, restituisce l’ampiezza della presenza militare e civile di Hezbollah e aiuta a capire il panico diffuso tra la popolazione.

Oggi è atteso il discorso del leader Nasrallah, che dovrà riportare ordine in una organizzazione stordita e spiazzata. Il suo vice, Hashem Safieddine, promette «una vendetta sanguinosa». Ma sono pochi in Libano a credere che Hezbollah deciderà di seguire Israele sul terreno di una nuova guerra asimmetrica, magari con attacchi a infrastrutture civili, rischiando così di allargare il conflitto a tutto il Libano, una prospettiva che il partito di Dio non può sostenere se non pagando un prezzo alto in termini politici e di consenso.

Gli americani temono che gli attacchi a sorpresa ora «facciano deragliare» gli sforzi per mediare un accordo di cessate il fuoco a Gaza. Il segretario di Stato Blinken sarà a Parigi oggi per la riunione in formato Quint dei ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania, nel tentativo di rilanciare una iniziativa diplomatica che freni il treno della guerra.

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