Salvini a Budapest, Orbán lo loda: “Nostro eroe”. Ma declina l’invito a Pontida
di Lorenzo De CiccoROMA — «Ci vediamo presto, Viktor!», cinguetta Matteo Salvini da Budapest, postando su X la foto col primo ministro ungherese Orbán appena incontrato nella capitale magiara. Presto però non si rivedranno, in realtà: almeno non sul pratone di Pontida, il 6 ottobre, raduno leghista per eccellenza. Nelle riunioni di queste settimane, Salvini aveva raccontato ai colonnelli del Carroccio che avrebbe invitato alla kermesse bergamasca i colleghi Patrioti. L’anno scorso era riuscito a portare sul palco Marine Le Pen. Quest’anno, invece, rischia di restare a corto di big.
Orbán ha declinato: manderà solo una delegazione del suo partito, Fidesz. Anche gli uomini di Le Pen in queste ore hanno fatto sapere allo staff del vicepremier che la leader del Rassemblement National quella domenica resterà in Francia: «Ha già un appuntamento in agenda». Cosa resta a Salvini? Roberto Vannacci. Doveva essere lui la star della Pontida 2024, ma vista la smania del generale, che un po’ professa fedeltà al …
ROMA — «Ci vediamo presto, Viktor!», cinguetta Matteo Salvini da Budapest, postando su X la foto col primo ministro ungherese Orbán appena incontrato nella capitale magiara. Presto però non si rivedranno, in realtà: almeno non sul pratone di Pontida, il 6 ottobre, raduno leghista per eccellenza. Nelle riunioni di queste settimane, Salvini aveva raccontato ai colonnelli del Carroccio che avrebbe invitato alla kermesse bergamasca i colleghi Patrioti. L’anno scorso era riuscito a portare sul palco Marine Le Pen. Quest’anno, invece, rischia di restare a corto di big.
Orbán ha declinato: manderà solo una delegazione del suo partito, Fidesz. Anche gli uomini di Le Pen in queste ore hanno fatto sapere allo staff del vicepremier che la leader del Rassemblement National quella domenica resterà in Francia: «Ha già un appuntamento in agenda». Cosa resta a Salvini? Roberto Vannacci. Doveva essere lui la star della Pontida 2024, ma vista la smania del generale, che un po’ professa fedeltà al “Capitano”, un po’ fa capire che un partito tutto suo prima o poi potrebbe metterlo in piedi, l’entourage di Salvini pare frenare, quantomeno sulla visibilità e la portata dell’intervento dell’eurodeputato in mimetica. La scaletta di Pontida ancora non è chiusa, ma già adesso, sentendo i consiglieri del segretario, trapela qualche indicazione: c’è chi racconta che il generale potrebbe esserci sì, ma senza comiziare sul palco. Altri parlano di uno stringato «saluto». Si vedrà, al solito deciderà Salvini.
La visita di ieri a Orbán, a margine del consiglio informale dei Ministri dei Trasporti dell’Ue, è comunque un segnale politico che Salvini intendeva lanciare, fuori e dentro i confini nazionali. Col premier di Budapest, il vice-presidente del Consiglio non ha discusso solo del porto di Trieste, che l’Ungheria vede come sbocco cruciale sul Mediterraneo. Si è parlato - e via Bellerio si è premurata di farlo sapere - anche della guerra in Ucraina. Salvini e Orbán hanno «condiviso l’urgenza di fermare il conflitto, così come auspicato dal Santo Padre». Da Roma, il ministero degli Esteri e segretario di FI Antonio Tajani si smarca subito: «La nostra posizione è diversa». Perché Orbán a Bruxelles è diventato una sorta di paria, per l’accusa di filoputinismo. Non è entrato nei Conservatori di Meloni per questo.
Salvini però, di sera, davanti alle telecamere di Bruno Vespa su Rai1, gongola per il bilaterale. Assicura addirittura a nome dell’intero governo che «siamo in assoluta sintonia con Orbán sui temi della sicurezza, del contrasto al traffico di esseri umani e della richiesta della pace». Orbán ricambia le parole al miele e su X definisce Salvini «il nostro eroe», il «most wanted Patriot» dell’Ue, il patriota più ricercato d’Europa. Possibile che i due abbiano discusso anche della fiducia alla commissione von der Leyen bis, che vede i Patrioti pugnacemente all’opposizione. Sempre da Vespa, Salvini conferma che la Lega sosterrà Raffaele Fitto nelle audizioni, «perché l’interesse nazionale viene prima», ma poi lascia intendere che in Aula i suoi voteranno contro l’esecutivo nel suo complesso, al contrario di FdI: «Von der Leyen ha sbagliato tutto». La Lega racconta pure che Orbán si sia informato sul processo Open Arms e che qualcuno di Fidesz sarà il 18 ottobre a Palermo, per l’arringa difensiva di Giulia Bongiorno, ultima tappa di una mobilitazione che vedrà centinaia di banchetti in tutto lo Stivale già domani: Salvini si farà vedere a Firenze.