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Dalla stele sumera all’intelligenza artificiale. Così armi e tattiche hanno cambiato la storia

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Il libro “200 generazioni” inquadra la genesi di ogni armamento all’interno delle società, un codice per decifrare i canoni della guerra
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Da due anni e mezzo la nostra quotidianità si è riempita di guerre. Viviamo immersi in notizie di combattimenti, di ordigni sempre più sorprendenti e atroci, di una corsa al riarmo che diventa ogni giorno più frenetica. Ma le dinamiche degli scontri che avvengono in Ucraina o sulla frontiera tra Libano e Israele sono già tutte esplicitate in un bassorilievo scolpito 4500 anni fa.

E se si vuole comprendere come si è arrivati a questo punto e, soprattutto, cosa incombe sul nostro futuro, adesso c’è un libro unico che permette di capire la genesi di ogni armamento inquadrata all’interno delle società, dello sviluppo economico e politico: l’analisi della storia delle armi nella storia dell’umanità. È come un codice per decifrare i c…

Da due anni e mezzo la nostra quotidianità si è riempita di guerre. Viviamo immersi in notizie di combattimenti, di ordigni sempre più sorprendenti e atroci, di una corsa al riarmo che diventa ogni giorno più frenetica. Ma le dinamiche degli scontri che avvengono in Ucraina o sulla frontiera tra Libano e Israele sono già tutte esplicitate in un bassorilievo scolpito 4500 anni fa.

E se si vuole comprendere come si è arrivati a questo punto e, soprattutto, cosa incombe sul nostro futuro, adesso c’è un libro unico che permette di capire la genesi di ogni armamento inquadrata all’interno delle società, dello sviluppo economico e politico: l’analisi della storia delle armi nella storia dell’umanità. È come un codice per decifrare i canoni della guerra. Parte dalla pietra impugnata dagli ominidi e arriva all’intelligenza artificiale, in un racconto che riguarda - questo è il titolo - “200 generazioni”.

Gli autori

La forza di questo volume edito da il Mulino nasce dalla straordinaria competenza dei due autori: Gastone Breccia e Alessandro Ercolani. Breccia, docente di storia militare antica nell’Università di Pavia, è un professore fuori dagli schemi che allo studio accademico unisce l’esperienza diretta: è stato sui campi di battaglia dell’Afghanistan e nel Kurdistan sconvolto dall’avanzata dell’Isis.

Ercolani invece è un ingegnere elettronico che ha sempre lavorato nell’industria della difesa europea: ora è amministratore delegato di Rheinmetall Italia, che progetta e produce nel nostro Paese sistemi hi-tech incluse le batterie anti-missili che proteggono le città ucraine. Dietro il libro c’è un intenso confronto tra questa strana coppia, anche se poi hanno deciso di scriverne ognuno una parte.

Una lunga storia

I capitoli più sorprendenti sono quelli che riguardano il passato remoto e le tecnologie più innovative dell’attualità. Ad esempio, l’analisi della Stele degli Avvoltoi, realizzata 4500 anni fa per celebrare la vittoria del re mesopotamico di Lagash: all’alba della storia raffigura un esercito schierato in perfetto ordine e “non si tratta di professionisti della guerra ma di agricoltori chiamati a combattere per il bene comune”.

Da 200 generazioni, quelli descritti nel bassorilievo “sono i punti fermi della ricerca nel campo degli armamenti. Colpire più lontano, con più forza, con più frequenza; difendersi meglio dai colpi; muovere più rapidamente e con un maggior raggio d’azione; spendere il meno possibile per produrre (o ottenere da altri) gli strumenti efficaci nelle operazioni militari”. Sono i parametri che permettono di interpretare qualsiasi conflitto - pensate agli attacchi in profondità dei droni ucraini come risposta a quelli dei missili russi o alla crescita del micidiale arsenale low cost degli Houti yemeniti - e ripercorrere la trasformazione che la competizione bellica ha impresso all’evoluzione umana, diventando artefice di ecatombi e allo stesso tempo fucina del progresso.

Tattiche e armi fanno la storia

Il libro spiega con esempi e dettagli come armi e tattiche abbiano forgiato le civiltà o siano state causa della loro scomparsa. Che sia stata la polvere da sparo a catalizzare la nascita degli Stati moderni si studia ormai alle scuole medie, nel volume di Breccia ed Ercolani però c’è sia il racconto dell’impatto che archibugi e cannoni hanno avuto sulle comunità dell’epoca e sia il confronto tra le visioni politico-militari che hanno trasformato il modo di combattere per sfruttare al meglio le armi da fuoco, come l’invenzione della baionetta, che fu una vera rivoluzione.

L’era nucleare

Questo sviluppo ha una cesura nel 1945, così radicale da cambiare tutto e mettere in crisi persino i canoni immutabili della Stele degli Avvoltoi: l’inizio dell'era nucleare, in cui - citando Adlai Ewing Stevenson - “la pace è l’unica condizione di sopravvivenza. Al contrario della pace, una guerra nucleare è l’estinzione della specie. Nella sua teoria dell’evoluzione Darwin non aveva previsto che l’uomo stesso potesse essere il rischio più grande per la continuazione della specie. Una sorta di paradosso evoluzionistico in cui per adattarsi a un nuovo ambiente, l’uomo si annienta”.

In un solo capitolo viene ripercorso e sintetizzato il dibattito sull’atomo sin dalla filosofia greca, cercando di rendere chiara la complessità non solo delle scoperte fisiche ma anche delle implicazioni etiche: “La bomba aveva dentro di sé parte della potenza dell’universo, quell’energia intima delle particelle che ebbe un ruolo nella creazione. Mai come adesso Creazione e Distruzione erano state così vicine”.

Oggi siamo addirittura andati oltre. Ci misuriamo con “la sfida dell’evoluzione in cui l’adattamento non è solo rispetto all’ambiente ma rispetto a una nuova forma di convivenza uomo-macchina”. Stiamo parlando della rapida proliferazione di automi guidati dall’intelligenza artificiale: “un punto di svolta, l’Armageddon o il giorno del giudizio. Una nuova società, un nuovo modo di relazionarsi, di vivere e un nuovo modo di combattere e di difendersi". L’IA, i robot, i computer quantistici, il cyberspazio hanno gettato le basi per cambiare l’ordine sociale, politico, militare ed economico: per la prima volta in assoluto l’uomo non è più al centro. Breccia ed Ercolani concludono lanciando un appello a non smettere di sognare: c’è bisogno di visionari per trasformare queste innovazioni nell’opportunità per "plasmare una nuova società fondata sui valori di libertà, democrazia e uguaglianza”. Un ottimismo sorprendente, quasi utopico ma che richiede grande concretezza. Perché “trasferire speranze e ambizioni in un nuovo presente richiede scelte, decisioni e una vera leadership”.

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