DAHIEH (BEIRUT SUD) – D’improvviso un brusio, tutti si voltano a sinistra, verso l’uomo con le mani fasciate di bianco, lo toccano, lo benedicono, lo circondano come a proteggerlo. “È di Hezbollah, uno dei tanti feriti nelle esplosioni, ma non puoi parlarci, non sono autorizzati”, ci dice Ahmad, che a Dahieh è di casa. È il giorno dei funerali, i primi dopo la strage del venerdì nero: oltre 37 m…