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Da Israele pioggia di bombe sul Libano: quasi 500 morti, 35 sono bambini. Civili in fuga dal Sud in guerra

(afp)

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L’Idf: “Colpiti più di 800 obiettivi legati a Hezbollah”. Nel mirino anche Beirut e la Valle della Beqaa. Ci sono migliaia di profughi: chi può cerca riparo nella capitale o in montagna
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BEIRUT – Un boato, la linea va giù per alcuni secondi: “Bombardano, bombardano proprio adesso, è caduta la casa dei nostri vicini, mia figlia è terrorizzata”, urla Aura mentre porta in salvo Dana, 9 anni, sugli 80 chilometri di autostrada malmessa che da Tiro arrivano fino a Beirut, un serpente di cemento che nel giro poche ore viene invaso da centinaia di macchine nella più grande fuga di civili che il Libano ricordi nella sua storia recente.

(reuters)

L’operazione Frecce del Nord

Dall’alba, l’aviazione israeliana - con l’operazione Frecce del Nord - ha preso di mira intere aree del Sud del Libano e la Valle della Beqaa con una sequenza incessante di bombe che lascia sul terreno 492 morti, 35 bambini, 1.240 feriti, ed è un bilancio ancora provvisorio. Agli ospedali viene dato l’ordine di procedere solo con le operazioni più urgenti: in molte zone del Sud dove ci sono solo piccoli presidi sanitari il …

BEIRUT – Un boato, la linea va giù per alcuni secondi: “Bombardano, bombardano proprio adesso, è caduta la casa dei nostri vicini, mia figlia è terrorizzata”, urla Aura mentre porta in salvo Dana, 9 anni, sugli 80 chilometri di autostrada malmessa che da Tiro arrivano fino a Beirut, un serpente di cemento che nel giro poche ore viene invaso da centinaia di macchine nella più grande fuga di civili che il Libano ricordi nella sua storia recente.

(reuters)

L’operazione Frecce del Nord

Dall’alba, l’aviazione israeliana - con l’operazione Frecce del Nord - ha preso di mira intere aree del Sud del Libano e la Valle della Beqaa con una sequenza incessante di bombe che lascia sul terreno 492 morti, 35 bambini, 1.240 feriti, ed è un bilancio ancora provvisorio. Agli ospedali viene dato l’ordine di procedere solo con le operazioni più urgenti: in molte zone del Sud dove ci sono solo piccoli presidi sanitari il sistema rischia di collassare. I libanesi non trovano le parole per descrivere il terrore: “La strage peggiore in solo giorno dalla guerra del 2006”. “La peggiore nella storia del Libano”. “La più grave in 40 anni di conflitto con Israele”. Tutte affermazioni vere.

L’esercito israeliano - secondo cui i raid servono “a prevenire gli attacchi contro di noi" - dice di aver colpito “più di 800 obiettivi legati a Hezbollah”. Accusa il movimento paramilitare, che è anche un partito politico radicato in Libano, alleato dell’Iran, di aver trasformato i civili in scudi umani, piazzando piattaforme di lancio dei missili e depositi di armi tra i garage e le camere da letto. Le immagini di una di sequenza di esplosioni ravvicinate all’interno di un vecchio edificio nei dintorni di Jezzine, evidentemente causate dallo scoppio di munizioni, rimbalzano sulle chat. "Non è vero: noi non siamo di Hezbollah, eppure ci hanno colpiti, una bomba a cento metri da casa nostra, hanno preso di mira tutti, è un massacro”, risponde Sami, 23 anni, di Nabatyie.

Una popolazione in fuga

Migliaia di sfollati premono su Beirut, i più fortunati vanno verso Nord, sulle montagne. Non c’è un vero e proprio piano di accoglienza, il governo ha messo a disposizione alcune scuole nella capitale e nelle aree intorno, ma il grosso è solidarietà: amici, parenti, zii che si mobilitano per dare rifugio a chi scappa, una catena umana che commuove e tiene in piedi il Libano. «Abbiamo fatto una rete, ognuno ospita un conoscente per qualche giorno, a rotazione», racconta Radwan, universitario a Beirut. Si fugge dal Sud, ma anche da Dahieh, il sobborgo meridionale della capitale, centro operativo di Hezbollah che all’imbrunire viene colpito ancora, dopo il raid della scorsa settimana che ha fatto 45 morti. Israele mirava a un altro comandante di Hezbollah, Ali Karaki. Ahmed vive lì, due giorni fa era ai funerali di Ibrahim Aqil, capo dell’unità speciale Radwan: “Basta, ce ne andiamo anche noi, la mia famiglia e quelle dei vicini”.

Il nuovo fronte di guerra

La roccaforte del partito di Dio ora ha paura, sa che ormai è parte del fronte. “Questa guerra non è contro di voi ma contro Hezbollah”, dice il premier israeliano Netanyahu in un insolito videomessaggio diretto ai libanesi, ma che a Beirut viene accolto con silenzio glaciale. Anche l’opposizione tace: per tanti, sunniti, cristiani, laici, sciiti, che in questi mesi hanno criticato Hezbollah, chiedendo di non trascinare il Paese in una nuova guerra, questo è un attacco a tutto il Libano, di cui il mondo sembra interessarsi poco.

E l’America invia truppe

Gli americani annunciano l’invio di nuove truppe nella regione, "alla luce delle crescenti tensioni in Medio Oriente, e per abbondanza di cautela”: dice così il portavoce del Pentagono, in una dichiarazione che lascia perplessa la giornalista Yoel, che lavora con i media stranieri. “Cautela? È guerra, ci sono i morti, ma non contano i nostri morti?”.

Il presidente Usa Joe Biden ha assicurato che la diplomazia è al lavoro per una de-escalation, ma il Palazzo di vetro dell’Onu dove sono riuniti i grandi del mondo sembra lontanissimo. Esprimiamo «grave preoccupazione per la sicurezza dei civili nel Libano meridionale alla luce della più intensa campagna di bombardamenti israeliani dall’ottobre scorso, lanciamo un forte appello per una soluzione diplomatica», mette nero su bianco la missione Unifil che nel Sud schiera oltre 10mila militari, di cui 1.000 italiani.

L’incognita è cosa succederà nei prossimi giorni: gli israeliani non sembrano intenzionati a fermare gli attacchi fino a quando Hezbollah non cesserà di lanciare missili sul Nord di Israele, un crescendo che rischia di portare a una invasione di terra, e a una guerra ancora più devastante.

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