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Hassan Nasrallah, il leader irriducibile che per trent’anni è sfuggito a Israele

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Al potere dal 1992 è il successore di Abbas al-Muwasi che vendicò con l’attentato a Buenos Aires. Dal 2006 non appariva più in pubblico
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Vale la pena ricordare come Hassan Nasrallah è diventato il terzo capo di Hezbollah per capire perché è stato un bersaglio di Israele da più di trent’anni. E anche per capire come Hezbollah potrebbe reagire al alla sua uccisione avvenuta il 27 settembre, quando un bombardamento devastante dei jet israeliani ha preso di mira un bunker del Partito di Dio a Beirut dove era appena arrivato – e ha disintegrato i palazzi da sette piani che esistevano sopra quel nascondiglio.

L’arrivo al potere

Nasrallah diventa il capo di Hezbollah nel febbraio 1992 perché gli israeliani scovano e uccidono Abbas al Muwasi, il leader prima di lui. Al Muwasi è fra le montagne, partecipa alla commemorazione di un leader di Hezbollah ucciso o…

Vale la pena ricordare come Hassan Nasrallah è diventato il terzo capo di Hezbollah per capire perché è stato un bersaglio di Israele da più di trent’anni. E anche per capire come Hezbollah potrebbe reagire al alla sua uccisione avvenuta il 27 settembre, quando un bombardamento devastante dei jet israeliani ha preso di mira un bunker del Partito di Dio a Beirut dove era appena arrivato – e ha disintegrato i palazzi da sette piani che esistevano sopra quel nascondiglio.

L’arrivo al potere

Nasrallah diventa il capo di Hezbollah nel febbraio 1992 perché gli israeliani scovano e uccidono Abbas al Muwasi, il leader prima di lui. Al Muwasi è fra le montagne, partecipa alla commemorazione di un leader di Hezbollah ucciso otto anni prima, gli elicotteri Apache di Israele piombano sulla sua Mercedes nera mentre lascia il luogo della cerimonia assieme alla sua famiglia (moglie e un figlio di sei anni), la inceneriscono con tre missili anticarro. A Teheran l’imam Khomeini ordina di mettere il trentunenne Nasrallah alla guida del Partito di Dio libanese – che da sempre è in rapporto di fedele sottomissione con l’Iran.

Il nuovo capo ordina il giorno stesso di sparare razzi contro Israele al confine Sud, ma è poca roba: la vera rappresaglia arriva dopo un mese esatto a Buenos Aires, in Argentina, con un furgone guidato da un attentatore suicida e caricato con centodieci chili di esplosivo di grado militare semtex contro l’ambasciata israeliana. L’esplosione scoperchia la facciata, demolisce metà dell’edificio e uccide ventinove persone. Il comunicato di rivendicazione dice che si tratta di «un regalo alla famiglia al Muwasi». Nel giro di un mese Nasrallah ha risposto agli israeliani con un attentato in un luogo dove avevano la guardia abbassata. Da uno status di semi anonimato Nasrallah diventa, per alleati e nemici, il leader più pericoloso del Libano.

Caccia al leader

Questo era il leader di Hezbollah. La sua reazione è sempre stata colpo su colpo, a qualsiasi costo. Del resto una settimana fa dopo che l’intelligence israeliana era riuscita a eseguire un sabotaggio di massa dei cercapersone acquistati dal gruppo libanese il braccio destro di Nasrallah, il comandante militare Ibrahim Aqil, si era riunito con altri ufficiali delle forze speciali per organizzare un grande raid punitivo, via terra, in territorio israeliano. Un attacco oltreconfine in stile 7 ottobre, con massacri e rapimenti di civili, ma questa volta al Nord. Anche quella riunione però, come questa di ieri, è stata scoperta dall’apparato di sorveglianza israeliano ed è stata colpita dai jet con un attacco simile – ma meno potente.

Le origini

Figlio di un fruttivendolo arrivato come rifugiato a Beirut dal Sud libanese, Hassan Nasrallah da ragazzo era riuscito ad andare a studiare a Najaf, città santa degli sciiti in Iraq, e poi qualche anno dopo a Qom, in Iran, e questo aveva creato un rapporto speciale con il regime iraniano che è il grande sponsor di Hezbollah. Faceva parte dell’ala oltranzista e perdente che rifiutava di liberare gli ostaggi, anche occidentali, rapiti in Libano negli anni Ottanta e per un periodo è stato messo quasi in disparte, ma poi in Iran hanno deciso che il suo profilo da irriducibile era quello giusto per guidare il Partito di Dio e lo hanno fatto leader. Nei suoi discorsi, fatti in un arabo eccellente che fa colpo, continua a battere su un argomento: non è possibile fare pace con Israele, l’unica soluzione è cacciare via gli israeliani con le armi. Dal 2006, quando ci fu un primo round di guerra aperta, non li ha pronunciati più in pubblico perché temeva di essere assassinato.

I servizi di sicurezza di Hezbollah hanno lavorato tutti i giorni per prevenire possibili operazioni israeliane contro Nasrallah. Tenendolo isolato in luoghi sconosciuti, dove non ci si può avvicinare con i telefoni, e sottoponendo chiunque dovesse incontrarlo a perquisizioni maniacali. Era riuscito a scampare al sabotaggio di massa con i cercapersone esplosivi di dieci giorni fa, ma c’era da aspettarselo: il leader del Partito di Dio considerava qualsiasi aggeggio elettronico come «una spia alleata dei sionisti». Nel 1997 uno dei suoi quattro figli, Hadi Nasrallah, che si era addestrato per tre anni nelle forze speciali del gruppo libanese, è morto a diciotto anni in uno scontro con le truppe israeliane. Il suo cadavere fu restituito otto mesi dopo in cambio dei resti di soldati israeliani.

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