TEL AVIV — La fine di Hassan Nasrallah, seppellito insieme ai suoi uomini di fiducia e a centinaia di libanesi dalle 80 tonnellate di esplosivo piovute dal cielo venerdì, non è la fine di niente. Né di Hezbollah, né delle operazioni militari dello Stato ebraico. Ci si domanda cosa possa uscire, di nuovo e di sorprendente, dalla “cassetta degli attrezzi” israeliana, per dirla con la metafora usata dal capo di Stato maggiore Herzi Halevi. E una prima risposta l’hanno involontariamente suggerita gli ayatollah iraniani, che hanno trasferito la Guida Suprema Ali Khamenei in una località segreta, protetta da misure di sicurezza rafforzate. Perché, ora come ora, anche l’impensabile è diventato possibile.
«Sapremo arrivare a chiunque osi minacciare i cittadini di Israele, al Nord, al Sud e altrove», avverte dunque il generale Halevi. La lista è lunga. Comincia da Hamas, con la mente del 7 Ottobre Yahia Sinwar che da più di due settimane ha interrotto le comunicazioni con il politburo del…
TEL AVIV — La fine di Hassan Nasrallah, seppellito insieme ai suoi uomini di fiducia e a centinaia di libanesi dalle 80 tonnellate di esplosivo piovute dal cielo venerdì, non è la fine di niente. Né di Hezbollah, né delle operazioni militari dello Stato ebraico. Ci si domanda cosa possa uscire, di nuovo e di sorprendente, dalla “cassetta degli attrezzi” israeliana, per dirla con la metafora usata dal capo di Stato maggiore Herzi Halevi. E una prima risposta l’hanno involontariamente suggerita gli ayatollah iraniani, che hanno trasferito la Guida Suprema Ali Khamenei in una località segreta, protetta da misure di sicurezza rafforzate. Perché, ora come ora, anche l’impensabile è diventato possibile.
«Sapremo arrivare a chiunque osi minacciare i cittadini di Israele, al Nord, al Sud e altrove», avverte dunque il generale Halevi. La lista è lunga. Comincia da Hamas, con la mente del 7 Ottobre Yahia Sinwar che da più di due settimane ha interrotto le comunicazioni con il politburo del movimento islamista palestinese, alimentando così le voci che lo vogliono morto in un raid israeliano; passa da quel che resta di Hezbollah (non poco, almeno 50 mila missili, ma la catena di comando militare è stata spezzata) e dall’ipotesi di un’invasione di terra come nel 2006; si allunga sulle milizie sciite irachene Hashd al-Shaabi armate dall’Iran e sulla leadership degli Houti yemeniti; per giungere, infine, a Teheran: il nemico numero uno di Israele.
Due settimane fa, all’interno del Gabinetto di guerra presieduto da Benjamin Netanyahu, è stata presa la decisione che ha fatto salire di diversi gradini l’escalation nel Vicino e Medio Oriente, portandola al massimo livello di imprevedibilità. Dopo quella riunione ci sono stati l’innesco dei 2.500 cercapersone esplosivi e dei walkie talkie, le bombe sul Sud del Libano e sulla valle della Beqaa, per arrivare all’uccisione di chi, per 32 anni, ha guidato Hezbollah. «Perché non è più accettabile che 60 mila israeliani del Nord siano costretti a vivere da rifugiati nel proprio Paese», ha spiegato un alto ufficiale del governo israeliano in un incontro riservato coi giornalisti che, a New York, hanno seguito l’intervento di Netanyahu all’Onu. «Abbiamo eliminato Nasrallah nella speranza di evitare l’operazione di terra in Libano». Scommettendo, quindi, che senza la testa, il corpo militare del Partito di Dio libanese sarà costretto ad abbassare le armi.
Il ragionamento è alla base della nuova strategia che sta guidando l’Israeli defence force nell’intera regione. La cui portata si deduce già dal nome in codice dato al devastante attacco missilistico portato da dieci F15 sul quartiere Dahieh di Beirut: New Order, Nuovo Ordine. L’ufficiale israliano ha parlato dell’esistenza di un piano dell’Iran per «circondare e eliminare lo Stato ebraico entro il 2040», scoperto dall’intelligence ebraica. Non ha detto a quando risale la scoperta, né ha fornito altri dettagli al riguardo, ma ha sottolineato che Sinwar e Nasrallah sono parte di esso. Come lo è, ovviamente Khamenei.
«Che Israele arrivi a colpire la Guida Suprema lo trovo improbabile», sostiene Daniel Sobelman, ricercatore della Harvard Univeristy Belfer Center che da decenni studia le mosse di Hezbollah. «Mi aspetto invece che l’Iran reagisca, anche perché a Beirut venerdì è rimasto ucciso il generale Abbas Nilfourshan, comandante delle Forze Quds in Siria e Libano. La rappresaglia contro Israele passerà dai suoi proxy». Tra i quali figura anche Hezbollah. «Ma se i libanesi avessero la forza di lanciare centinaia di missili a lungo raggio su Tel Aviv, lo avrebbero già fatto».
L’esercito israeliano aveva già provato a uccidere Nasrallah durante i 34 giorni della fallimentare seconda guerra libanese, nel 2006, ma allora non aveva potuto contare su un apparato di intelligence elettronica sofisticato e preciso come quello di cui dispone adesso. Per spingere i miliziani oltre il fiume Litani, come prevede la risoluzione Onu 1701, «o si invadeva di nuovo, o si eliminava il capo di Hezbollah». Così è nata l’operazione Nuovo ordine.
Tuttavia, il quadro delineato dalla fonte governativa appare semplicistico agli occhi degli analisti. In primis perché la preparazione per incursioni di terra nel Libano prosegue e potrebbe portare all’occupazione di una fascia di 5-6 km oltre il confine, nonostante gli Stati Uniti siano contrari. E poi perché gli israeliani già una volta hanno eliminato il capo di Hezbollah, ma questo non ha interrotto la minaccia. Era il 1992 e un elicottero Apache sparò sul convoglio su cui viaggiava il segretario generale Sayyed Abbas al-Musawi, uccidendolo sul colpo. Al-Musawi fu sostituito da Nasrallah, che allora aveva 35 anni. E gli attentati contro la comunità ebraica, così come la costruzione di tunnel nella pietra attraverso la frontiera, sono proseguiti.
«Questa volta sarà diverso», è la ferrea convinzione dell’ufficiale israeliano, di fronte ai tanti dubbi. «Il leader di Hezbollah in molti modi teneva il piano iraniano focalizzato e vivo. Ci sono leader insostituibili, che non hanno un vero successore. È il caso di Nasrallah».