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Sull’asse Teheran-Damasco-Beirut, così Hezbollah è diventato “uno Stato nello Stato”

(afp)

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La storia. Dalla fondazione nel 1982 al controllo sempre più forte sulla società libanese, con il sostegno dell’Iran
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LONDRA — Il suo nome significa “Partito di Dio”, ma Hezbollah è molto più di un movimento musulmano sciita. Le sue truppe sono il più potente gruppo paramilitare non governativo al mondo: 100 mila uomini armati, con un arsenale di 200 mila missili. I suoi deputati occupano 15 dei 128 seggi del parlamento libanese, i suoi ministri fanno parte del governo di Beirut e la sua rete di associazioni benefiche fornisce scuole, assistenza sanitaria e carità alla parte più povera della popolazione nel Libano meridionale.

Per Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Canada, Australia e altri Paesi occidentali e del Golfo Persico, Hezbollah è un’organizzazione terroristica. Per l’Unione Europea, ha «condotto attività terroristiche». Per l’Iran, che l’ha fondato, lo finanzia e lo manovra, è il più importante alleato nella lotta per distruggere Israele. Secondo un recente sondaggio, il 55% della popolazione del Libano detesta Hezbollah. Ma approfittando della fragilità delle istituzioni libanesi…

LONDRA — Il suo nome significa “Partito di Dio”, ma Hezbollah è molto più di un movimento musulmano sciita. Le sue truppe sono il più potente gruppo paramilitare non governativo al mondo: 100 mila uomini armati, con un arsenale di 200 mila missili. I suoi deputati occupano 15 dei 128 seggi del parlamento libanese, i suoi ministri fanno parte del governo di Beirut e la sua rete di associazioni benefiche fornisce scuole, assistenza sanitaria e carità alla parte più povera della popolazione nel Libano meridionale.

Per Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Canada, Australia e altri Paesi occidentali e del Golfo Persico, Hezbollah è un’organizzazione terroristica. Per l’Unione Europea, ha «condotto attività terroristiche». Per l’Iran, che l’ha fondato, lo finanzia e lo manovra, è il più importante alleato nella lotta per distruggere Israele. Secondo un recente sondaggio, il 55% della popolazione del Libano detesta Hezbollah. Ma approfittando della fragilità delle istituzioni libanesi, Hezbollah è diventato uno “stato nello stato” nel Paese dei cedri. Ora, decapitato del suo leader Hassan Nasrallah, ucciso dai missili israeliani, aspetta gli ordini di Teheran per eleggere un nuovo capo e per decidere come rispondere.

L’invasione israeliana del 1982

I 5 milioni e mezzo di abitanti del Libano formano una realtà multietnica e multiconfessionale: l’unico Paese arabo con il 40 per cento della popolazione di fede cristiana. Dopo la fine dell’era coloniale sotto la sfera d’influenza della Francia, il Libano doveva avere un musulmano sunnita come primo ministro, un cristiano maronita come presidente e un musulmano sciita come leader del parlamento: ma mentre la popolazione sunnita è cresciuta, quella sciita si è sentita marginalizzata. Facendo leva sulla comune fede sciita, nel 1982 l’Iran fonda Hezbollah e la addestra a combattere contro Israele, che ha invaso il Libano per distruggere le basi da cui i palestinesi lanciano attacchi allo Stato ebraico.

La “presa” del Libano

Nel prolungato conflitto fra le diverse fazioni libanesi, Hezbollah usa attentati suicidi, rapimenti e omicidi politici per guadagnare influenza. A questo periodo risalgono gli attentati attribuiti a Hezbollah contro una caserma dei Marines e l’ambasciata americana a Beirut, che causano complessivamente 368 morti. In violazione degli accordi che mettono fine alla guerra civile, su pressione della Siria, che occupa parte del Libano, Hezbollah mantiene una forza armata.

L’elezione di Nasrallah

Nel 1992, per rappresaglia contro il rapimento e l’uccisione di alcuni dei suoi soldati, Israele elimina Abbas al Musawi, il capo di Hezbollah. Al suo posto, l’Iran nomina Nasrallah, che rafforza politicamente e militarmente l’organizzazione. La sua prima iniziativa è l’attentato per vendicare il predecessore: un kamikaze guida un camion carico di tritolo contro l’ambasciata israeliana di Buenos Aires, facendo 29 morti e 240 feriti.

Il ritiro israeliano

Nel 2000 Israele ritira unilateralmente le proprie truppe dalla “fascia di sicurezza” che ha occupato per 17 anni nel Libano meridionale. Ma nel 2006, dopo un’incursione di Hezbollah che uccide e cattura soldati israeliani, lancia una nuova invasione: il conflitto dura un mese, provocando oltre mille morti, con una risoluzione dell’Onu secondo cui Hezbollah deve ritirarsi dietro il fiume Litani, ovvero 30 chilometri a Nord del confine con Israele. Hezbollah la ignora.

La guerra in Siria

Nel 2005 il primo ministro libanese Rafiq Hariri, un musulmano sunnita, viene assassinato a Beirut da una bomba che uccide altre 21 persone (dopo due decenni, tre membri di Hezbollah vengono condannati all’ergastolo per il delitto). Scoppia la “rivoluzione dei cedri”, un’ondata di manifestazioni popolari per costringere la Siria a ritirare le proprie truppe dal Libano, rimasto fino ad allora un protettorato siriano. Hezbollah si oppone al ritiro siriano, che avviene lo stesso. Nel 2013 Hezbollah aiuta con i suoi militanti il presidente siriano Assad a reprimere la rivolta che minaccia di rovesciare la dittatura di Damasco.

La guerra di Gaza

Il conflitto fra Israele e e Hezbollah non si spegne mai del tutto. Il giorno dopo l’aggressione di Hamas a Israele del 7 ottobre scorso, Hezbollah comincia a lanciare razzi e droni contro lo Stato ebraico, per impegnare Israele su un secondo fronte a Nord mentre combatte a Sud, nella striscia di Gaza, contro Hamas. In quasi un anno, Hezbollah lancia più di 9 mila missili su Israele. La reazione israeliana, inizialmente contenuta, si è intensificata nelle ultime settimane, con i raid che hanno ucciso numerosi comandanti di Hezbollah e infine Hassan Nasrallah, il suo capo supremo.

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