Da Israele altre bombe sui leader di Hezbollah. Raid anche in Yemen
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV — Israele non si ferma. La morte del leader Hassan Nasrallah nell’attacco di venerdì sera sulla zona meridionale di Beirut non basta alle Forze armate e al governo di Benjamin Netanyahu per considerare sconfitto il gruppo sciita: ieri per tutto il giorno sono proseguiti gli attacchi contro obiettivi di Hezbollah in Libano, nel Sud, a Beirut, così come nella valle della Bekaa, al confine con la Siria. Nel mirino ancora leadership e seconde file di Hezbollah, per mandare sempre più in tilt la catena di comando del gruppo, premessa di una possibile operazione di terra nel Paese dei cedri.
In uno di questi è stato ucciso Nabil Kaouk, vice capi del Consiglio centrale di Hezbollah, il direttivo del gruppo: la sua morte porta a sette il numero di leader politici e militari di Hezbollah uccisi da Israele dal 30 luglio. Una sequenza iniziata con l’azione contro Fuad Shukr, colpito da un missile a poca distanza dal luogo dove è poi stato ucciso Nasrallah, proseguita il 20 luglio c…
TEL AVIV — Israele non si ferma. La morte del leader Hassan Nasrallah nell’attacco di venerdì sera sulla zona meridionale di Beirut non basta alle Forze armate e al governo di Benjamin Netanyahu per considerare sconfitto il gruppo sciita: ieri per tutto il giorno sono proseguiti gli attacchi contro obiettivi di Hezbollah in Libano, nel Sud, a Beirut, così come nella valle della Bekaa, al confine con la Siria. Nel mirino ancora leadership e seconde file di Hezbollah, per mandare sempre più in tilt la catena di comando del gruppo, premessa di una possibile operazione di terra nel Paese dei cedri.
In uno di questi è stato ucciso Nabil Kaouk, vice capi del Consiglio centrale di Hezbollah, il direttivo del gruppo: la sua morte porta a sette il numero di leader politici e militari di Hezbollah uccisi da Israele dal 30 luglio. Una sequenza iniziata con l’azione contro Fuad Shukr, colpito da un missile a poca distanza dal luogo dove è poi stato ucciso Nasrallah, proseguita il 20 luglio con l’assassinio di Ibrahim Aqil, responsabile di Radwan, la forza di élite di Hezbollah, il 24 e il 26 con gli attacchi contro Ibrahim Qubaisi e Mohammed Surur, incaricati rispettivamente dei missili e del coordinamento con gli Houti in Yemen: l’apice è stato raggiunto venerdì 27 con il massiccio bombardamento in cui sono morti Nasrallah e Ali Karaki, capo di Hezbollah nel Sud del Libano.
Il corpo di Nasrallah è stato recuperato ieri da sotto le macerie: due fonti a lui vicine hanno detto all’agenzia Reuters che è pressoché intatto e che il leader è morto per gli effetti diretti del bombardamento, quindi per schiacciamento o soffocamento. Il gruppo non ha ancora annunciato chi sostituirà Nasrallah: ma a questo punto le opzioni sono limitate a due o tre persone. Le più alte nella lista degli obiettivi che Israele punta a raggiungere.
In mezzo alla sequenza di omicidi mirati ci sono stati l’attacco ai cercapersone e ai walkie takie che ha ucciso e ferito altri quadri e operativi di Hezbollah. E i bombardamenti continui che, riporta il ministero della Sanità libanese, hanno fatto 1030 vittime – di cui 156 donne e 87 bambini – in tutto il Paese.
Ieri gli attacchi israeliani si sono allargati anche allo Yemen: con un’azione simile a quella già messa a punto nei mesi scorsi, l’aviazione ha colpito Hodeida, principale porto yemenita e punto di ingresso vitale per le merci nel Paese. Sabato gli Houti, alleati dell’Iran e di Hezbollah, avevano lanciato un missile contro l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv mentre l’aereo con a bordo Netanyahu si apprestava ad atterrare di ritorno dall’Assemblea generale Onu di New York. «Il messaggio deve essere chiaro: nessun luogo è troppo lontano», ha detto il ministro della Difesa Yoav Gallant. Un primo bilancio dallo Yemen parla di 4 morti e una quarantina di feriti.
Fra i luoghi non lontani c’è certamente il Libano del Sud: sul lato israeliano della frontiera negli ultimi giorni le attività militari si sono intensificate. La televisione americana Abc ieri ha detto che Israele avrebbe già iniziato «limitate azioni di terra», mentre il New York Times ha scritto che i commandos israeliani sarebbero entrati in Libano nelle settimane passate per compiere «operazioni di intelligence». Nessuna conferma da Israele ma in tutti i comunicati l’Idf sottolinea di essere pronta per un’azione di terra. Azione che, da quanto trapela sulla stampa israeliana, punterebbe ad essere limitata nel tempo e nell’estensione geografica. In Israele il consenso per un’operazione simile è alto anche fra chi critica il governo: in questo senso ieri è tornato ad esprimersi anche Yair Golan, leader dei Democratici, partito nato dall’unione di Meretz e Labour che rappresenta una delle voci più forti contro l’esecutivo. «Dobbiamo prepararci a giorni difficili» è stato il sibillino messaggio lanciato da Netanyahu, annunciando il ritorno nel governo dell’ex rivale Gideon Saar, mentre il capo di Stato maggiore Herzi Halevi ha parlato della necessità di «continuare a colpire duramente Hezbollah».
Contrari restano gli americani. A sottolinearlo ieri è stato lo stesso presidente Joe Biden, che parlando alla stampa ha scandito: «Un guerra su larga scala in Medio Oriente deve essere evitata. Ne parlerò di persona con il premier israeliano Netanyahu», anche se non ha indicato quando avverrà il colloquio.