New York, il Global Citizen Festival a Central Park raccoglie un miliardo per le vaccinazioni dei bambini nel mondo. Sul palco da Chris Martin a Doja Cat
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Non capita tutti i giorni che l’Unione Europea riesca a strappare un applauso a scena aperta, durante un concerto pop a Central Park. Eppure è successo sabato sera alla presidentessa della Commissione Ursula von der Leyen, quando ha annunciato l’impegno di Bruxelles a stanziare diversi milioni di euro per le vaccinazioni dei bambini nel mondo, durante il Global Citizen Festival. Un segnale che forse non tutto è perduto, non per la Ue, ma per la comunità internazionale, che ha ancora la capacità di mobilitarsi per le cause giuste, aldilà dell’appartenenza politica, del risentimento e dell’egoismo che ormai dominano il dibattito pubblico un po’ ovunque.
Global Citizen è una piattaforma dedicata all’obiettivo di mettere fine alla povertà estrema nel mondo, guidata dal cofondatore e ceo Hugh Evans. Basta scrivere una frase del genere per sentirsi ronzare nelle orecchie commenti del tipo "che noia", "bei propositi che non portano a nulla", chiacchiere inutili. Perché ormai di qu…
NEW YORK - Non capita tutti i giorni che l’Unione Europea riesca a strappare un applauso a scena aperta, durante un concerto pop a Central Park. Eppure è successo sabato sera alla presidentessa della Commissione Ursula von der Leyen, quando ha annunciato l’impegno di Bruxelles a stanziare diversi milioni di euro per le vaccinazioni dei bambini nel mondo, durante il Global Citizen Festival. Un segnale che forse non tutto è perduto, non per la Ue, ma per la comunità internazionale, che ha ancora la capacità di mobilitarsi per le cause giuste, aldilà dell’appartenenza politica, del risentimento e dell’egoismo che ormai dominano il dibattito pubblico un po’ ovunque.
Global Citizen è una piattaforma dedicata all’obiettivo di mettere fine alla povertà estrema nel mondo, guidata dal cofondatore e ceo Hugh Evans. Basta scrivere una frase del genere per sentirsi ronzare nelle orecchie commenti del tipo "che noia", "bei propositi che non portano a nulla", chiacchiere inutili. Perché ormai di questi tempi se provi a fare la cosa giusta, se ti mobiliti per il bene comune, se cerchi di aiutare un altro essere umano in difficoltà, vieni nella migliore delle ipotesi etichettato come un ingenuo cretino, o peggio ancora accusato dell’imperdonabile colpa di partecipare a complotti globali woke, liberal e simili.
Eppure sabato, nonostante la pioggia, oltre 60.000 persone sono andate a Central Park per partecipare al Global Citizen Festival, che alla fine ha raccolto circa un miliardo di dollari in donazioni per mettere fine alla povertà estrema, o altre cause nobili e utili, come appunto le vaccinazioni dei bambini. Certo, tutto diventa più facile quando il curatore artistico del Festival si chiama Chris Martin, e ci pensa lui ad alzare il telefono per ingaggiare amici come Post Malone, Doja Cat, Benson Boone, Jelly Roll, Lisa, Raye, Alok, Ruaw Alejandro. Per non parlare poi del fatto che verso la fine del concerto, a sorpresa, proprio Chris si presenta sul palco insieme a Ed Sheeran, per un duetto a base di canzoni dei Coldplay e di Ed. D’accordo, tutto questo rappresenta un discreto incentivo per fare un salto a Central Park. Però poi il miliardo raccolto è tanta roba, concreta, e dimostra la volontà di parecchie persone di provare ancora a fare la differenza in maniera positiva.
Inutile nascondere anche l’impatto politico, perché quando ti impegni a salvare milioni di bambini minacciati dalle malattie attraverso i vaccini, ti ritrovi immediatamente la schiera dei no vax in agitazione per attaccarti. Quando Doja Cat dice che "da Gaza all’Ucraina, dal Sudan al Congo, in tutto il mondo troppe persone stanno soffrendo", è chiaro l’intento contro chi queste sofferenze le sta provocando: "In tempi come questo, è importante ricordare che abbiamo il potere di portare il cambiamento, l’amore la luce e la speranza a coloro che ne hanno più bisogno. Unisco le mie forze con Global Citizen per aiutare le persone in aree di conflitto e crisi, e so che molti di voi si uniscono a me, nell’agire qui stasera. Ma non possiamo fermarci adesso. Per favore, continuate a usare la vostra voce per aiutare coloro che fuggono dalla violenza a ottenere il cibo, l’alloggio e l’istruzione di cui hanno bisogno e che meritano. C'è una bellezza nella forza in tutti voi che state guardando questo concerto e che avete scelto di essere qui stasera. E’ il momento per mettere il nostro impegno in ciò che conta di più, e cioè la vita".Tutti sollecitano i giovani a registrarsi per votare, un po’ come aveva fatto Taylor Swift, perché non c’è dubbio che le presidenziali americane del 5 novembre avranno un forte impatto su questi obiettivi.
Jane Goodall invita esplicitamente a "votare per la natura", che nel contesto della campagna elettorale Usa lascia poche incertezze su cosa intenda. Poi sale sul palco Post Malone, cresciuto in regioni dove il trumpismo domina, e spiega con un appello molto emotivo la ragione per cui ha accettato di chiudere il Festival: "Di questi tempi, non c’è molto amore in circolazione. Però dobbiamo continuare a diffonderlo, perché al mondo ci sono molte più persone disposte ad amarvi, di quante non pensiate. L’ho provato su me stesso, quando ho avuto i miei momenti difficili. C’è sempre qualcuno, magari anche uno sconosciuto, disposto ad ascoltarti e darti un abbraccio. Continuiamo a farlo insieme, e continuate a fare ciò che vi ispira nella vita, perché ognuno di voi è unico al mondo e ha qualcosa di importante da condividere".