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Safieddine il “duro”, il cugino di Nasrallah guiderà Hezbollah

(reuters)

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Per i media sauditi è stato scelto come nuovo capo della milizia sciita. Gradito a Teheran, ha legami di famiglia con l’ex generale Soleimani. I funerali del leader Hezbollah ucciso annunciati per oggi sono stati rimandati
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TEL AVIV — Il re è morto: viva il re. Hezbollah si prepara a seppellire Hassan Nasrallah, ucciso venerdì da Israele, ma anche a nominare il suo successore, che sarà chiamato a guidare il gruppo verso la crisi peggiore della sua esistenza, quella in cui i multipli attacchi israeliani l’hanno precipitata negli ultimi giorni. L’annuncio ufficiale non c’è ancora, ma secondo i media sauditi il Consiglio della Shura di Hezbollah – l’organo dirigente del gruppo – avrebbe scelto Hashem Safieddine, 60 anni, numero tre dell’organizzazione ma già da tempo indicato dagli analisti come possibile successore. Probabile che la nomina sia annunciata in contemporanea al funerale di Nasrallah, che avrebbe dovuto tenersi oggi ma è stato rimandato.

Il numero due, Naim Qassem, 70 anni, pur essendo uno dei fondatori, non ricopre ruoli esecutivi né militari in Hezbollah se non quello di rappresentare le istanze del gruppo al mondo, incontrando diplomatici e giornalisti e di occuparsi del braccio sociale…

TEL AVIV — Il re è morto: viva il re. Hezbollah si prepara a seppellire Hassan Nasrallah, ucciso venerdì da Israele, ma anche a nominare il suo successore, che sarà chiamato a guidare il gruppo verso la crisi peggiore della sua esistenza, quella in cui i multipli attacchi israeliani l’hanno precipitata negli ultimi giorni. L’annuncio ufficiale non c’è ancora, ma secondo i media sauditi il Consiglio della Shura di Hezbollah – l’organo dirigente del gruppo – avrebbe scelto Hashem Safieddine, 60 anni, numero tre dell’organizzazione ma già da tempo indicato dagli analisti come possibile successore. Probabile che la nomina sia annunciata in contemporanea al funerale di Nasrallah, che avrebbe dovuto tenersi oggi ma è stato rimandato.

Il numero due, Naim Qassem, 70 anni, pur essendo uno dei fondatori, non ricopre ruoli esecutivi né militari in Hezbollah se non quello di rappresentare le istanze del gruppo al mondo, incontrando diplomatici e giornalisti e di occuparsi del braccio sociale dell’organizzazione. Un profilo dunque assai diverso da quello che serve nell’immediato a Hezbollah.

Tutti gli analisti concordano sul fatto che la scelta, pur venendo formalmente da Beirut, sia in realtà frutto di un processo che fa capo a Teheran: e a Teheran portano i fili rossi della vita di Safieddine, figlio del Libano del Sud, roccaforte di Hezbollah. Imparentato per via di sangue (erano cugini) con Nasrallah ma anche per legami matrimoniali con Qassem Soleimani (suo figlio Redi ha sposato Zainab, figlia del generale), l’ex comandante della Forza Quds dell’Iran che è stato ucciso in un attacco aereo americano in Iraq nel 2020. Come Nasrallah e al contrario di Qassem inoltre, Safieddine, aveva un rapporto molto stretto con Imad Mughniyeh, il cervello militare di Hezbollah, ucciso in un attacco attribuito a Israele nel 2008 a Damasco.

Del pensiero dell’uomo si sa poco: la leadership di Nasrallah è sempre stata accentratrice e pochi reali spazi di potere ha concesso agli uomini intorno al leader. Ma fra gli analisti israeliani il timore è che il prescelto sia portatore di posizioni più dure di quelle del capo ucciso. In un paper per l’Institute for National Security Studies di Tel Aviv Orna Mizrahi esprimeva nei giorni scorsi preoccupazione che senza la «guida strategica» di Nasrallah - che aveva scelto di non portare il livello dello scontro con Israele oltre la linea rossa che avrebbe portato alla guerra aperta - i livelli inferiori della leadership potrebbero mettere in campo armi più pesanti di quelle fino a qui impiegate. Hezbollah possiede un arsenale che resta ben fornito e pericoloso.

Quale uso fare dell’arsenale messo su per primo da Mughniyeh e per anni usato da Nasrallah anche come arma psicologica nei confronti di Israele, sarà una delle prime decisioni che il nuovo leader dovrà prendere. Moltissimo dipenderà dalle scelte che verranno fatte a Teheran: anche per questo la prossimità di Safieddine alle Guardie rivoluzionarie è importante.

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