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Israele, Biden scoraggia l’allargamento del conflitto. Ma il Pentagono si prepara al peggio

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Nel frattempo il segretario generale dell’Onu Guterres ha preso posizione contro "qualsiasi" invasione di terra del Libano
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New York - "Operazioni limitate al confine". Questi, secondo il portavoce del dipartimento di Stato Matthew Miller, sono gli obiettivi strategici che il governo israeliano ha indicato a quello americano, durante le comunicazioni avute nelle ultime ore sul Libano. Quindi non un’invasione completa del Paese, contro cui si è nuovamente schierato il presidente Joe Biden, ma incursioni finalizzate a degradare la presenza militare di Hezbollah al confine, a Sud del fiume Litani. Non mancano però gli analisti che considerano gli sviluppi degli ultimi giorni come una potenziale opportunità di indebolire la milizia sciita, evidenziare la debolezza attuale dell’Iran, e quindi porre le basi per un riassetto più stabile dell’intera regione, che potrebbe riaprire anche la strada alla soluzione dei due stati con i palestinesi.

La linea della prudenza

Biden, nel pomeriggio del 30 settembre, aveva commentato così le notizie della potenziale invasione imminente: "Ne sono informato più di quant…

New York - "Operazioni limitate al confine". Questi, secondo il portavoce del dipartimento di Stato Matthew Miller, sono gli obiettivi strategici che il governo israeliano ha indicato a quello americano, durante le comunicazioni avute nelle ultime ore sul Libano. Quindi non un’invasione completa del Paese, contro cui si è nuovamente schierato il presidente Joe Biden, ma incursioni finalizzate a degradare la presenza militare di Hezbollah al confine, a Sud del fiume Litani. Non mancano però gli analisti che considerano gli sviluppi degli ultimi giorni come una potenziale opportunità di indebolire la milizia sciita, evidenziare la debolezza attuale dell’Iran, e quindi porre le basi per un riassetto più stabile dell’intera regione, che potrebbe riaprire anche la strada alla soluzione dei due stati con i palestinesi.

La linea della prudenza

Biden, nel pomeriggio del 30 settembre, aveva commentato così le notizie della potenziale invasione imminente: "Ne sono informato più di quanto possiate saperne voi, e mi sento a mio agio col fatto che si fermino. Dobbiamo avere un cessate il fuoco ora". Questa dunque resta la posizione ufficiale degli Usa, articolata così dal segretario di Stato Blinken: "Il mondo è più sicuro dopo la morte di Nasrallah. Gli Stati Uniti continueranno a cercare una soluzione diplomatica per il Libano: resta la migliore opzione per la pace in Medio Oriente".

Il Pentagono però si è preparato al peggio, rafforzando il dispositivo militare nella regione, con l’invio di altri soldati e squadroni aerei di F-15E, F-16, F-22 e A-10. Ora gli Usa hanno circa 43.000 uomini in Medio Oriente, e il segretario alla Difesa Austin ha ordinato alla portaerei Lincoln di restare in zona, mentre anche la Truman è in navigazione per raggiungerla. Così Washington si mette in condizione di operare su due fronti, ossia l’evacuazione dei cittadini americani dal teatro del conflitto, e il possibile intervento in difesa di Israele, un messaggio lanciato in particolare all’Iran.

Lo linea dell’Onu

Nel frattempo il segretario generale dell’Onu Guterres ha preso posizione contro "qualsiasi" invasione di terra del Libano, mentre il suo portavoce Dujarric ha detto che i 10.000 caschi blu della missione Unifil, tra cui un migliaio di italiani, "non stanno conducendo i pattugliamenti a causa dell’intensità del fuoco scambiato lungo il confine".

Gli Usa continuano a lavorare per il cessate il fuoco, perché l’escalation infiammerebbe l’intera regione, facendo anche svanire le residue speranze di un accordo per fermare il conflitto a Gaza. Miller però ha difeso Israele, ricordando che "in entrambi i casi è stato aggredito e si sta difendo, come farebbe ogni Paese". Quanto a Gaza, il leader di Hamas Sinwar non comunica da giorni, e "la tregua è impedita da questo silenzio".

Colpire Teheran

Alcuni analisti sospettano lo Stato ebraico di voler trascinare gli Usa in un conflitto diretto contro l’Iran, per approfittare del fatto che Teheran è in difficoltà sul piano interno ed internazionale, e che le milizie sue alleate sono sotto attacco ovunque. Agli americani non dispiace che Nasrallah sia morto ed Hezbollah sia sulla difensiva, e secondo l’editorialista del New York Times Tom Friedman ciò potrebbe in realtà offrire un’occasione per rilanciare il dialogo in corso dietro le quinte allo scopo di stabilizzare l’intera regione con un nuovo paradigma.

Per Friedman l’Asse della Resistenza guidato dall’Iran è in difficoltà, e mette il premier Netanyahu in una posizione di forza, che gli consentirebbe di cambiare la compagine di governo, sostituendo le forze di destra con quelle di centro, disposte ad appoggiarlo se lo scopo fosse approfittare della situazione per riaprire il discorso sulla soluzione dei due Stati con i palestinesi disposti ad accettare Israele. Ciò aprirebbe la strada anche al riconoscimento da parte dell’Arabia Saudita, chiudendo il cerchio politico sull’attacco del 7 ottobre, fomentato da Teheran proprio per far fallire quella svolta che il 6 sembrava a portata di mano.

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