✕

Hezbollah promette “una lunga battaglia” contro Israele, ma è in dubbio anche il sostegno iraniano

Ascolta l'audio

Il movimento è indebolito e stordito e non sa su chi può contare ora perfino per la sepoltura del leader Nasrallah, che forse avverrà in Iraq
3 minuti di lettura

BEIRUT – Non arriveranno truppe da Teheran a proteggere Hezbollah e Naim Qassem, numero due del movimento, lo sa già quando alle 12 del mattino appare in video per assicurare che Hezbollah è stato colpito, fiaccato, ma non è morto ed è pronto a combattere un’invasione di terra: “La battaglia sarà lunga”, avverte.

L’operazione di terra

Mentre parla, i tank israeliani sono già sul confine meridionale, gli americani stanno mandando squadroni di caccia F-15E Strike Eagle, F-16, A-10 e F-22 a supporto dell’alleato e in difesa del loro personale nella regione e fonti Usa confermano alla Cbs e al New York Times che l’operazione di terra israeliana nel Sud del Libano è imminente, “ma che sarà limitata”.

Hezbollah arriva alla resa dei conti col nemico di sempre, la…

BEIRUT – Non arriveranno truppe da Teheran a proteggere Hezbollah e Naim Qassem, numero due del movimento, lo sa già quando alle 12 del mattino appare in video per assicurare che Hezbollah è stato colpito, fiaccato, ma non è morto ed è pronto a combattere un’invasione di terra: “La battaglia sarà lunga”, avverte.

L’operazione di terra

Mentre parla, i tank israeliani sono già sul confine meridionale, gli americani stanno mandando squadroni di caccia F-15E Strike Eagle, F-16, A-10 e F-22 a supporto dell’alleato e in difesa del loro personale nella regione e fonti Usa confermano alla Cbs e al New York Times che l’operazione di terra israeliana nel Sud del Libano è imminente, “ma che sarà limitata”.

Hezbollah arriva alla resa dei conti col nemico di sempre, la ragione stessa della sua fondazione, nel momento peggiore della sua storia: dieci giorni di bombardamenti intensi sul Libano meridionale, su Beirut, sulla Beqaa, che hanno lasciato sul terreno oltre 1.500 morti e una lunga lista di scomparsi, almeno la metà civili, hanno falcidiato la catena di comando del movimento paramilitare, distrutto molti depositi di armi e piattaforme di lancio dei missili, azzerato la rete di comunicazione. Centinaia di militanti e combattenti e le loro famiglie hanno perso le case, sono sfollati, e storditi.

Orfani di Nasrallah

Soprattutto, per la prima volta in 32 anni, il partito-milizia che ha costruito uno Stato nello Stato in Libano, è orfano del suo leader, Hassan Nasrallah, e dunque privo di una strategia chiara.

Le indiscrezioni parlano di Hashem Safieddine come possibile successore, ma “non lo annunceranno per il momento, è probabile che vogliano mantenere questa ambiguità sulla catena di comando per non esporre i nuovi leader, non fornire informazioni al nemico e per avere il tempo di riorganizzarsi”, dice una fonte vicina alle forze di sicurezza libanesi.

Gli israeliani dicono di aver distrutto una buona parte della capacità di attacco del gruppo, i raid incessanti sulla Beqaa miravano anche ai depositi dove tengono i missili a lungo raggio, ma non è chiaro quanto l’arsenale del movimento sia stato davvero decimato. Qassem ha detto che “Israele non è stato in grado di influenzare le nostre capacità (militari), ci sono vicecomandanti e ci sono sostituti nel caso in cui un comandante venga ferito in qualsiasi posizione”.

La risposta di Hezbollah

Nelle ultime due settimane Hezbollah ha aumentato gli attacchi missilistici contro Israele, diverse centinaia al giorno, la maggior parte sono stati intercettati o sono caduti in aree aperte. Anche ieri sera, 30 settembre, i combattenti hanno lanciato missili sul Nord di Israele.

Ma è una reazione debole se paragonata a quello che succedeva prima. Il 28 settembre l’Idf ha colpito in una zona del centro di Beirut diversa da Dahieh, l’ex quartiere generale di Hezbollah, a Cola, vicino a un capolinea degli autobus (uccisi due miliziani palestinesi) e poi a meno di due chilometri dall’aeroporto di Beirut, dove sostiene che ci fosse un deposito di armi. Fino a due settimane fa attacchi come questi, fuori delle aree principali in cui opera Hezbollah a Beirut e in zone affollate della capitale, sarebbero stati considerati una grave escalation e avrebbero provocato una reazione determinata e proporzionata, per esempio un lancio di razzi su Tel Aviv. Il movimento è rimasto silente. Le regole di ingaggio in vigore dal 2006 non esistono più.

Gli scenari

Dunque cosa farà Hezbollah adesso? Il gruppo dispone ancora di missili molto più sofisticati di quelli usati finora, come i Fateh 110, che hanno una gittata di diverse centinaia di chilometri e testate di 500 kg: è probabile però che queste scorte non verranno “usate nei primi giorni di combattimento”, scrive l’Orient le Jour, tanto più che per “muovere l’artiglieria pesante avrebbe bisogno del consenso di Teheran”.

Sembra questa la principale debolezza di Hezbollah adesso: sapere su chi può contare e in che misura, tra le sue fila e tra gli alleati regionali, persino per seppellire il caro leader Nasrallah.

Da due giorni ci sono indiscrezioni insistenti che la sepoltura finale del religioso potrebbe avvenire a Kerbala, in Iraq, una delle città sante più importanti dell’Islam sciita, dov’è sepolto l’imam Hussein. Gli iraniani sarebbero favorevoli. “Alcuni parlamentari iracheni hanno inviato richieste alle autorità di Kerbala per la sepoltura, ma le autorità religiose della città dicono che non c’è nessun accordo finora e sembra che nemmeno Hezbollah sia favorevole”, dice una fonte irachena. Altre due fonti qui a Beirut affermano invece che il movimento sta prendendo in considerazione questa possibilità, ma lo spostamento del corpo per via aerea richiederebbe l’assenso degli israeliani, che di fatto controllano i cieli del Libano e l’hanno già detto: non “tollereremo che l’aeroporto diventi centro per attività militari".

Leggi i commenti