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Iran: “Difenderemo i nostri interessi”. Ma ora Teheran teme l’attacco letale

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Pezeshkian: “Non siamo guerrafondai, ma ci opporremo a qualsiasi minaccia”. Dopo 4 anni Khamenei guiderà la preghiera del venerdì
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BEIRUT — Le forze della resistenza determineranno il destino del Medio Oriente, non Israele. È questo il messaggio che Khamenei ha spedito a Netanyahu con almeno 180 missili balistici e ipersonici sparati sulle città israeliane, un attacco di «portata doppia» rispetto alla rappresaglia di aprile, stima il Pentagono. Allora, gli iraniani avevano comunicato con largo anticipo le loro mosse, consentendo a Israele una risposta coordinata con gli Stati Uniti e alcuni Paesi arabi della regione. Questa volta no.

L’operazione è stata preceduta da un attacco informatico contro i sistemi di difesa missilistica israeliani, dice l’analista Hamidreza Azizi, che ha buone fonti in Iran, e sono stati usati silos sotterranei per i lanci di missili, mai utilizzati in attacchi precedenti. L’obiettivo era colpire, all’improvviso, per massimizzare i danni, non solo per dimostrare la capacità di farlo. E questa decisione è stata presa dall’intero l’establishment iraniano, nonostante le differenti po…

BEIRUT — Le forze della resistenza determineranno il destino del Medio Oriente, non Israele. È questo il messaggio che Khamenei ha spedito a Netanyahu con almeno 180 missili balistici e ipersonici sparati sulle città israeliane, un attacco di «portata doppia» rispetto alla rappresaglia di aprile, stima il Pentagono. Allora, gli iraniani avevano comunicato con largo anticipo le loro mosse, consentendo a Israele una risposta coordinata con gli Stati Uniti e alcuni Paesi arabi della regione. Questa volta no.

L’operazione è stata preceduta da un attacco informatico contro i sistemi di difesa missilistica israeliani, dice l’analista Hamidreza Azizi, che ha buone fonti in Iran, e sono stati usati silos sotterranei per i lanci di missili, mai utilizzati in attacchi precedenti. L’obiettivo era colpire, all’improvviso, per massimizzare i danni, non solo per dimostrare la capacità di farlo. E questa decisione è stata presa dall’intero l’establishment iraniano, nonostante le differenti posizioni che l’attraversano.

Lo scrivono i Guardiani della rivoluzione, specificando che l’ordine per l’attacco è stato approvato dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, quindi con il consenso del governo, dell’esercito e del ministero della Difesa. Israele «deve capire che l’Iran non è guerrafondaio, ma si opporrà fermamente a qualsiasi minaccia. Questo è solo un assaggio delle nostre capacità. Non entrate in un conflitto con l’Iran», ha scritto su X il presidente Pezeshkian, che in questi mesi aveva spinto perché l’Iran non rispondesse all’uccisione di Haniyeh, pensando di poter portare a casa un cessate il fuoco e magari anche nuovi negoziati con gli Stati Uniti sul nucleare. Ma Teheran si è convinta dopo l’uccisione di Nasrallah, la guerra in Libano e i raid sullo Yemen che l’inazione avrebbe esposto la Repubblica Islamica, indebolendola all’interno del Paese e nei confronti degli alleati regionali.

L’Iran risponde per l’intero “asse della resistenza”, una rappresaglia per gli assassinii di Haniyeh, Nasrallah e del comandante Abbas Nilforoushan. Ma c’è un messaggio più profondo. Ieri Netanyahu ha indirizzato un video al popolo iraniano offrendo il sostegno di Israele alla sua “lotta di liberazione” ed evocando un nuovo Medio Oriente senza più la teocrazia in Iran. La leadership iraniana ha visto nelle mosse israeliane delle ultime settimane una manovra di accerchiamento e ha risposto, dopo aver esitato a lungo perché non vuole una guerra diretta e totale con Israele. L’Iran «si è trovato sempre più ad affrontare una situazione in cui tutti perdono: guardare i propri alleati e interessi gravemente indeboliti e non fare nulla, o reagire, come ha fatto ora, e rischiare le conseguenze. Quando ha preso di mira Israele ad aprile, sia i danni che la ritorsione sono stati limitati, ma la possibilità di una ritorsione israeliana più consistente sul suolo iraniano sembra molto più alta ora», dice Ali Vaez. Venerdì Khamenei, che dopo l’uccisione di Nasrallah è stato portato in un luogo sicuro, guiderà la preghiera per la prima volta dal 2020, quando fu ucciso il generale Soleimani. «Con l’aiuto di Dio, i colpi del fronte della resistenza al corpo fatiscente e decadente del regime sionista saranno più gravi e dolorosi», ha detto ieri sera.

Il sito di Natanz, cuore del programma nucleare iraniano, ora è sorvegliato speciale. Molti iraniani ieri sera sono corsi a fare scorte di benzina, temendo che possano essere presi di mira non solo i siti nucleari ma anche le raffinerie e gli impianti petroliferi.

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