Il premier libanese Mikati: “Per la pace l’esercito di Beirut al Sud del Litani al posto di Hezbollah”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — «Il governo libanese è pronto a schierare il suo esercito a Sud del fiume Litani, dopo il cessate il fuoco, per applicare la risoluzione 1701 dell’Onu. Hezbollah è d’accordo e la comunità internazionale ci aiuta. Dobbiamo scegliere questa strada, invece della guerra, per raggiungere i rispettivi obiettivi senza spargere altro sangue».
È l’appello lanciato dal premier libanese Najib Mikati durante una conversazione moderata da Edward Gabriel, presidente dell’American Task Force on Lebanon.
La risoluzione 1701 risale al 2006, perché pensa che si possa applicare ora?
«Non è la prima volta che lo diciamo, ma adesso è indispensabile per evitare altri spargimenti di sangue e distruzione. Durante l’Assemblea generale dell’Onu abbiamo incontrato a New York i Paesi che sostengono la tregua di 21 giorni proposta dagli Usa, per dare spazio alla diplomazia e cercare una soluzione. Noi l’abbiamo accettata. La risoluzione 1701 è stata violata da Israele ogni giorno, ma se siamo preoc…
NEW YORK — «Il governo libanese è pronto a schierare il suo esercito a Sud del fiume Litani, dopo il cessate il fuoco, per applicare la risoluzione 1701 dell’Onu. Hezbollah è d’accordo e la comunità internazionale ci aiuta. Dobbiamo scegliere questa strada, invece della guerra, per raggiungere i rispettivi obiettivi senza spargere altro sangue».
È l’appello lanciato dal premier libanese Najib Mikati durante una conversazione moderata da Edward Gabriel, presidente dell’American Task Force on Lebanon.
La risoluzione 1701 risale al 2006, perché pensa che si possa applicare ora?
«Non è la prima volta che lo diciamo, ma adesso è indispensabile per evitare altri spargimenti di sangue e distruzione. Durante l’Assemblea generale dell’Onu abbiamo incontrato a New York i Paesi che sostengono la tregua di 21 giorni proposta dagli Usa, per dare spazio alla diplomazia e cercare una soluzione. Noi l’abbiamo accettata. La risoluzione 1701 è stata violata da Israele ogni giorno, ma se siamo preoccupati per l’esplosione di una guerra regionale applicarla ora è nell’interesse di tutti».
Cosa le fa pensare che Hezbollah sia favorevole?
«Ho incontrato lo speaker della Camera Nabih Berri, e mi ha detto che la proposta della Casa Bianca è stata accettata da Hezbollah».
Negli Usa molti pensano che Israele non si fermerà fino alle elezioni presidenziali.
«Perché non dovrebbe accettarla? Se l’obiettivo è far tornare i cittadini israeliani alle loro case in sicurezza, e possiamo raggiungerlo pacificamente attraverso la diplomazia, perché scegliere invece l’opzione della guerra e del bagno di sangue?».
Nello Stato ebraico ci sono resistenze alla 1701, anche perché vieterebbe i sorvoli.
«Abbiamo avuto un incontro dedicato alle donazioni internazionali e il rappresentante israeliano ha detto che il suo governo rispetterà la risoluzione, se tutte le parti lo faranno».
Non sarebbe necessario che i libanesi eleggessero un presidente?
«Durante l’incontro con Berri ho chiarito che dobbiamo basarci su tre pilastri. Primo, garantire l’efficienza dello Stato per assistere tutti i cittadini, soprattutto ora che ci sono molti profughi. Secondo, per applicare la risoluzione 1701 è indispensabile schierare l’esercito al Sud. Terzo, questo è il momento di eleggere un presidente accettato da tutte le parti, per assicurare la stabilità del Paese».
Intende dire che la comunità sciita va coinvolta?
«Esiste, è ampia, è rappresentata da un grande partito politico e la sua opinione non può essere ignorata. Con Berri abbiamo concordato che bisogna eleggere un presidente accettato da tutte le parti».
In Libano alcuni hanno celebrato la morte di Nasrallah, altri sono molto risentiti. C’è il rischio di un ritorno alla guerra civile?
«Dopo la morte di Nasrallah tutte le parti hanno espresso simpatia per la comunità sciita, ma non posso negare che la comunità libanese sia molto fragile. Avevamo già circa due milioni di rifugiati siriani, ora c’è anche oltre un milione di profughi dal Sud e altre zone. Dobbiamo assisterli e preparare il ritorno alle loro case».
Cosa chiedete alla comunità internazionale?
«Abbiamo tenuto una riunione con i donatori, domandando 427 milioni di dollari. Durante quell’incontro si sono impegnati a fornirne 200, con la massima trasparenza e sotto il controllo dell’Onu. Ora però dobbiamo reclutare ed equipaggiare le forze armate, per poterle schierare al Sud. Abbiamo mobilitato 1.500 soldati, dobbiamo arrivare almeno a 10mila».
Cosa può fare come premier per convincere i libanesi a seguirla?
«Credo che molti stiano capendo come lo Stato sia la loro ultima risorsa, perciò deve essere forte. Quando sono esplosi i cercapersone, nel giro di un’ora 1.100 ambulanze hanno portato negli ospedali circa 4mila vittime. Siamo pronti, e solo noi possiamo fornire questa assistenza».
Quale messaggio vuole lanciare agli americani?
«Siate equi, guardate chi sta violando le norme internazionali, e sostenete il cessate il fuoco immediato».