BEIRUT – E’ passata da poco la mezzanotte quando una scarica di bombe incendia il sobborgo meridionale di Beirut, Dahieh, rade al suolo almeno tre palazzi con un boato che ricorda a tutti l’uccisione di Nasrallah, il leader di Hezbollah. L’obiettivo degli israeliani questa volta era il suo vice e probabile successore, Hashem Saffiedine, 60 anni, religioso sciita vicino all’Iran per legami ideologici e di sangue: suo figlio ha sposato la figlia del generale iraniano Soleimani, ucciso dagli americani. Un’altra notte di terrore per i libanesi svegliati al mattino dalla notizia che un raid israeliano ha ucciso nove persone a Bachoura, altro quartiere sciita del centro, a meno di 900 metri dall’ufficio del primo ministro al Grand Serail, la sede del governo libanese. Le vittime erano giovani operatori sanitari.
Una nuova fase
E’ la guerra che si avvicina inesorabile al cuore della capitale, travolta in questi giorni da un flusso di profughi senza precedenti. L’offensiva israeliana è e…
BEIRUT – E’ passata da poco la mezzanotte quando una scarica di bombe incendia il sobborgo meridionale di Beirut, Dahieh, rade al suolo almeno tre palazzi con un boato che ricorda a tutti l’uccisione di Nasrallah, il leader di Hezbollah. L’obiettivo degli israeliani questa volta era il suo vice e probabile successore, Hashem Saffiedine, 60 anni, religioso sciita vicino all’Iran per legami ideologici e di sangue: suo figlio ha sposato la figlia del generale iraniano Soleimani, ucciso dagli americani. Un’altra notte di terrore per i libanesi svegliati al mattino dalla notizia che un raid israeliano ha ucciso nove persone a Bachoura, altro quartiere sciita del centro, a meno di 900 metri dall’ufficio del primo ministro al Grand Serail, la sede del governo libanese. Le vittime erano giovani operatori sanitari.
Una nuova fase
E’ la guerra che si avvicina inesorabile al cuore della capitale, travolta in questi giorni da un flusso di profughi senza precedenti. L’offensiva israeliana è entrata in una nuova fase, con due obiettivi: allargare la campagna militare contro Hezbollah e svuotare il Sud del Paese, spingendo la popolazione molto più a Nord del fiume Litani, che è la linea politica indicata dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite per una zona “cuscinetto” con Israele, smilitarizzata.
Bachoura è un quartiere sciita dove comanda Amal, l’alleato di Hezbollah in Parlamento ma anche il partito di Nabih Berri, il veterano della politica libanese che si è schierato per un cessate il fuoco insieme al premier Miqati. L’obiettivo del raid era la sede del “Comitato sanitario islamico”, una delle tante associazioni legate a Hezbollah che gestisce una vasta rete di organizzazioni sociali e civiche nella capitale e in tutto il Sud.
Gli sfollati
Bachoura è un quartiere sciita dove comanda Amal, l’alleato di Hezbollah in Parlamento ma anche il partito di Nabih Berri, il veterano della politica libanese che si è schierato per un cessate il fuoco insieme al premier Miqati. L’obiettivo del raid era la sede del “Comitato sanitario islamico”, una delle tante organizzazioni sociali e civiche legate a Hezbollah. A Bachoura come in altri quartieri si è riversata una parte degli sfollati di Dahieh e del Sud, a centinaia dormono in strada su letti di coperte e cartoni, altri sono ospitati in scuole trasformate in rifugi grazie alle reti dei partiti e alla cooperazione internazionale. Il flusso ha stravolto d’improvviso la demografia politica di Beirut, che è un fragile mix di comunità e confessioni ognuna con il suo partito e il suo quartiere di riferimento. Prevale la solidarietà, ma c’è il timore che con l’aggravarsi della guerra e dell’emergenza umanitaria possano infiammarsi le tensioni settarie.
Una famiglia sfollata nel celebre Skybar club che si è trasformato in un rifugio per chi ha dovuto abbandonare casa
Nel quartiere di Nasrallah
Dahieh, il quartiere roccaforte di Hezbollah, da giorni è sottoposta a un fuoco incessante. Ieri l’esercito israeliano ha detto aver colpito il quartier generale dell’Intelligence di Hezbollah e un'altra struttura a ridosso della strada che arriva all’aeroporto. Nelle 48 ore precedenti, gli israeliani avevano effettuato due raid importanti in Siria. A Damasco è stato ucciso il genero di Nasrallah e a Latakia è stato colpito un deposito di munizioni vicino alla base di Khmeimim, controllata dai russi. “L'obiettivo è il blocco militare di Hezbollah, spezzare la catena di rifornimento per far sì che non arrivino armi e munizioni dalla Siria e alzare la pressione sui combattenti usando gli sfollati”, dice una fonte vicina a Hezbollah.
Dopo il primo ordine di evacuazione per 28 villaggi del Sud, ieri l’Idf ha intimato agli abitanti di altri 25 paesi di lasciare le proprie abitazioni, compresa la città di Nabatieh, una delle più grandi del Sud, che si era svuotata solo in parte in queste settimane. Questo fa pensare che i bombardamenti sul Libano meridionale si intensificheranno mentre le truppe di terra tentano di sfondare il confine: ci sono scontri sanguinosi tra le Idf e i combattenti sciiti, che rivendicano l’uccisione di 17 soldati mentre gli israeliani parlano di circa 100 miliziani eliminati in due giorni, informazioni che Repubblica non ha potuto verificare in maniera indipendente. Ieri anche l'esercito libanese ha detto di aver risposto al fuoco contro le forze israeliane dopo che uno dei suoi soldati è stato ucciso in un attacco, non era mai successo. Dall'ottobre scorso, in Libano ci sono stati 1.974 morti, tra cui 127 bambini, e molti sono dispersi.