✕

Stretta sugli aiuti a Gaza, nella Striscia arrivano sempre meno cibo e farmaci

(afp)

Ascolta l'audio

Nuove regole imposte da Israele. Ridotto il numero dei camion, scorte bloccate al valico di Kerem Shalom
1 minuti di lettura

GERUSALEMME — Con gli occhi del mondo fissi sul Libano, la crisi umanitaria a Gaza peggiora ulteriormente. Nuove regole imposte dagli israeliani nelle ultime settimane hanno reso la consegna del cibo e dei beni di prima necessità nella Striscia ancora più complessa, rallentando il flusso degli aiuti che raggiunge la popolazione, sotto assedio da un anno. La nuova stretta, anticipata in un’inchiesta della Reuters, è stata confermata a Repubblica da fonti delle Nazioni Unite coinvolte nella consegna degli aiuti. Nei fatti si tratta di nuovi documenti che vengono richiesti per far entrare beni e persone provenienti dalla Giordania: come conseguenza pochissimi rifornimenti sono passati a settembre. Gaza ha ricevuto 130 camion al giorno di beni alimentari contro i 150 dei mesi precedenti e i 600 che secondo l’Onu sarebbero necessari per sfamare la popolazione.

«I beni alimentari sono scarsi: si mangia ciò che si riesce ancora a coltivare. E poi ci sono delle iniziative fra la gente …

GERUSALEMME — Con gli occhi del mondo fissi sul Libano, la crisi umanitaria a Gaza peggiora ulteriormente. Nuove regole imposte dagli israeliani nelle ultime settimane hanno reso la consegna del cibo e dei beni di prima necessità nella Striscia ancora più complessa, rallentando il flusso degli aiuti che raggiunge la popolazione, sotto assedio da un anno. La nuova stretta, anticipata in un’inchiesta della Reuters, è stata confermata a Repubblica da fonti delle Nazioni Unite coinvolte nella consegna degli aiuti. Nei fatti si tratta di nuovi documenti che vengono richiesti per far entrare beni e persone provenienti dalla Giordania: come conseguenza pochissimi rifornimenti sono passati a settembre. Gaza ha ricevuto 130 camion al giorno di beni alimentari contro i 150 dei mesi precedenti e i 600 che secondo l’Onu sarebbero necessari per sfamare la popolazione.

«I beni alimentari sono scarsi: si mangia ciò che si riesce ancora a coltivare. E poi ci sono delle iniziative fra la gente per aiutare chi non ce la fa, dividendo quello che c’è», conferma Andrea De Domenico, fino a qualche settimana fa responsabile dell’Ocha nei Territori palestinesi, che – prima della revoca del visto da parte delle autorità israeliane nell’ambito del braccio di ferro con le Nazioni Unite – è stato a Gaza spesso in questi mesi.

A questo si aggiunge la questione delle medicine e dei materiali medici (stampelle, carrozzine, ma anche sterilizzatori, incubatrici, garze e presidi chirurgici) bloccati a Kerem Shalom, valico al Sud della Striscia in cui vengono ispezionati scatola per scatola i materiali di cui Nazioni Unite, Ong e Comitato internazionale della Croce rossa hanno bisogno per lavorare. «I camion restano lì per settimane, a volte mesi – spiega Federica Iezzi, chirurga pediatrica di Medici Senza Frontiere appena uscita da Gaza – con il risultato che se finiscono gli antibiotici o i materiali per sterilizzare non sappiamo se e quando ne arriveranno di nuovi». In queste condizioni, i medici sono costretti a diluire cure e somministrazione di medicinali ai pazienti.

Particolarmente grave la questione dei sussidi per gli amputati: tanti, tantissimi dopo un anno di bombardamenti. Stampelle, carrozzine e protesi non possono entrare a Gaza perché, secondo Israele, le loro componenti potrebbero avere anche un uso bellico. Lo stesso vale per la benzina, le pompe di depurazione dell’acqua, i generatori e i pezzi di ricambio per macchinari vari. «In due parole: siamo disperati», riassume un operatore umanitario che non può dare il suo nome perché direttamente impegnato nella negoziazione con gli israeliani sugli aiuti.

Leggi i commenti