7 ottobre, Israele cancella gli eventi. L’annuncio di Netanyahu: “Risponderemo all’Iran, l’attacco è imminente”
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME – Avrebbero dovuto esserci decine di migliaia di persone la sera del 7 ottobre nel parco principale di Tel Aviv a ricordare le 1.200 vittime dell’eccidio di Hamas a Gaza di un anno fa: non sarà così. Il 5 ottobre il gruppo che da settimane organizzava l’evento ha annunciato che sarà chiuso al pubblico, con l’eccezione delle famiglie delle vittime e degli ostaggi (250, di cui un centinaio ancora nella Striscia) rapiti un anno fa. “Motivi di sicurezza”, è stata la spiegazione ufficiale. Poco prima era arrivata la notizia della cancellazione dell’evento a cui avrebbero dovuto prendere parte gli ambasciatori accreditati in Israele.
Il giorno peggiore
A un anno dal giorno più tragico della sua Storia, Israele è ancora in guerra: anzi, lo è più che mai. …
GERUSALEMME – Avrebbero dovuto esserci decine di migliaia di persone la sera del 7 ottobre nel parco principale di Tel Aviv a ricordare le 1.200 vittime dell’eccidio di Hamas a Gaza di un anno fa: non sarà così. Il 5 ottobre il gruppo che da settimane organizzava l’evento ha annunciato che sarà chiuso al pubblico, con l’eccezione delle famiglie delle vittime e degli ostaggi (250, di cui un centinaio ancora nella Striscia) rapiti un anno fa. “Motivi di sicurezza”, è stata la spiegazione ufficiale. Poco prima era arrivata la notizia della cancellazione dell’evento a cui avrebbero dovuto prendere parte gli ambasciatori accreditati in Israele.
Il giorno peggiore
A un anno dal giorno più tragico della sua Storia, Israele è ancora in guerra: anzi, lo è più che mai. Resta aperto il fronte a Gaza, quello sotterraneo in Cisgiordania, quello recentemente aperto in Libano: ma soprattutto resta aperto lo scontro con il nemico di sempre. «Risponderemo all’Iran, è nostro diritto, lo faremo», ha detto nella serata del 5 ottobre il premier Benjamin Netanyahu, che ha intimato al leader francese Emmanuel Macron di «vergognarsi» per il suo no alle armi che Israele userebbe contro Gaza.
Sono state le notizie sulla possibilità di un attacco su obiettivi iraniani nelle prossime ore a spingere verso l’annullamento o la riduzione delle cerimonie previste per il 7 ottobre, nonostante i raduni fino a 2mila persone siano consentiti: i vertici militari hanno fatto filtrare sulla stampa locale la notizia che l’attacco in risposta al lancio di missili arrivato da Teheran qualche giorno fa sarà “significativo” e avverrà “verso l’inizio della settimana” (che in Israele parte di domenica e dunque il 6 ottobre, non di lunedì).
Libano senza pace
In contemporanea, l’aviazione ha intensificato i raid sul Libano e in particolare su Dahieh, il quartiere della periferia Sud di Beirut, da anni roccaforte di Hezbollah. Un’ondata di bombardamenti ieri ha colpito la zona, i cui abitanti sono per la maggior parte fuggiti spaventati dagli attacchi: uno di questi venerdì aveva come obiettivo Hashem Safieddine, numero tre di Hezbollah indicato come il successore del leader ucciso. Sulla sua sorte non ci sono conferme ufficiali, ma l’ipotesi che sia morto si fa più forte: ne sono convinti gli israeliani, secondo quello che scrivono i giornali qui. Mentre in Libano fonti vicine a Hezbollah dichiarano alla Reuters di “aver perso” i contatti con il comandante.
L’arrivo di Kurilla
Il 5 ottobre è arrivato il capo del Centcom americano, il generale Michael Kurilla. Intanto i combattimenti si sono intensificati a Gaza e in Libano: fonti dell’esercito attribuiscono il cambio di passo all’approssimarsi di un’azione contro l’Iran. Resta ancora da capire quali obiettivi Israele avrebbe nel mirino: se militari, economici (le centrali petrolifere) o i siti di arricchimento dell’uranio per il nucleare.
Ciò che è certo è che quello che si annunciava come un momento di rabbia contro un governo accusato di non aver fatto abbastanza per riportare a casa gli ostaggi, è diventato altro: lo specchio di un Paese che si prepara a una nuova fase di guerra. Ieri sera, in piazza come ogni sabato in nome degli ostaggi, non c’erano che poche migliaia di persone in tutto il Paese.