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Gaza, i morti della guerra più feroce

(afp)

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Nessuna censura militare può oscurare uno scenario apocalittico: il 66% degli edifici è distrutto o gravemente danneggiato, fuori uso 24 ospedali su 36, due milioni di sfollati
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Quanti morti a Gaza? Da un anno ci poniamo questa domanda perché alla fine è l’unico metro che abbiamo per misurare ciò che non si può vedere liberamente. Appena l’esercito israeliano ha tappato le brecce da cui è esondato l’odio di Hamas, la Striscia di Gaza è stata sigillata più di quanto già non fosse. I giornalisti non possono entrare, né dal lato israeliano né da quello egiziano, a meno di non andare embedded con l’esercito in visite lampo dove si vede quel che i generali vogliono che si veda. Nessuna censura militare, però, è in grado di oscurare uno scenario apocalittico: il 66 per cento degli edifici è distrutto o gravemente danneggiato; la zona cuscinetto rasa al suolo lungo il confine si è allargata a un chilometro; fuori uso 24 ospedali su 36; due milioni di sfollati bivaccano per strada, tra le rovine delle città e nelle zone umanitarie, dove, nonostante il nome, a volte piovono missili. “La colpa è di Hamas che si nasconde volutamente tra i civili”, va ripetendo, da un an…

Quanti morti a Gaza? Da un anno ci poniamo questa domanda perché alla fine è l’unico metro che abbiamo per misurare ciò che non si può vedere liberamente. Appena l’esercito israeliano ha tappato le brecce da cui è esondato l’odio di Hamas, la Striscia di Gaza è stata sigillata più di quanto già non fosse. I giornalisti non possono entrare, né dal lato israeliano né da quello egiziano, a meno di non andare embedded con l’esercito in visite lampo dove si vede quel che i generali vogliono che si veda. Nessuna censura militare, però, è in grado di oscurare uno scenario apocalittico: il 66 per cento degli edifici è distrutto o gravemente danneggiato; la zona cuscinetto rasa al suolo lungo il confine si è allargata a un chilometro; fuori uso 24 ospedali su 36; due milioni di sfollati bivaccano per strada, tra le rovine delle città e nelle zone umanitarie, dove, nonostante il nome, a volte piovono missili. “La colpa è di Hamas che si nasconde volutamente tra i civili”, va ripetendo, da un anno, Benjamin Netanyahu.

La strage di civili e giornalisti

Il racconto diretto della furiosa caccia a tutto ciò che è o sembra essere Hamas, scatenatasi dopo il pogrom del 7 Ottobre, è affidato ai cronisti palestinesi: in 130 hanno pagato il mestiere con la vita. La contabilità delle vittime è tenuta dalle autorità locali che certamente sono legate a Hamas, come ogni struttura amministrativa della Striscia dal 2007 in poi, quando gli islamisti hanno preso il controllo. E però.

Quanti morti a Gaza? Il bilancio più aggiornato dice 41.802. Probabilmente è una cifra arrotondata, per difetto o per eccesso, ma qualunque sia quella reale è comunque insostenibile. Come lo sono le immagini che arrivano dagli ospedali, dagli obitori e dai campi dei profughi. “Un terzo delle vittime sono terroristi”, si difende il premier israeliano. E gli altri due terzi? Non imbracciavano fucili né brandivano coltelli. Erano gli inermi. Come Hind Rajab, 5 anni e mezzo, che abbiamo chiamato la bambina di Gaza perché la sua storia ci è sembrata contenere tutto il dolore possibile: incastrata tra i cadaveri dei parenti nel sedile posteriore di un’automobile, circondata dai carri armati, uccisa mentre al telefono chiedeva aiuto alla mamma.

Il popolo sconfitto

La guerra più lunga combattuta dallo Stato di Israele non ha ancora un vincitore, ma ha già un vinto: il popolo. Gaza, Deir al Balah, Khan Yunis, Rafah sono da ricostruire, ci vorranno anni e miliardi di dollari che non si sa chi metterà. Non esiste un piano per il day after e se per remotissima ipotesi venisse dichiarato il cessate il fuoco domani, niente della questione israelo-palestinese sarebbe risolto. In un anno si sono fatti solo passi indietro e non uno in avanti.

A picture taken from Rafah in the southern Gaza Strip shows smoke rising over buildings in Khan Yunis in the distance, following Israeli bombardment on February 5, 2024 as fighting continues between Israel and the Palestinian Hamas group. (Photo by SAID KHATIB / AFP) 

Vivo o morto che sia, Yahya Sinwar è riuscito a trascinare Israele in un conflitto regionale contro l’Iran e le milizie sciite che vogliono cancellare lo Stato ebraico dalla mappa geografica. A Gaza un centinaio di ostaggi è tuttora nelle mani di Hamas, la trattativa per il rilascio è ferma. E nel tempo in cui avete letto questo articolo il conteggio delle vittime, 41.802, è diventato vecchio.

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