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Elezioni in Usa, il team di Trump torna a sperare: “Le elezioni si decideranno in Pennsylvania”

(reuters)

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La campagna del candidato repubblicano temeva che Kamala Harris scegliesse come vice il governatore Josh Shapiro, molto popolare nello stato delle auto
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BUTLER (PENNSYLVANIA) – “La Pennsylvania sarà al centro dell’universo nei prossimi 30 giorni, e noi siamo ottimisti”. Mancavano pochi minuti al discorso di Donald Trump a Butler, ritorno nel luogo dove il 13 luglio aveva rischiato la vita, quando il manager della sua campagna Chris LaCivita si è presentato nel recinto dei giornalisti al seguito. Sorriso pacioso, eccentrica giacca celestina, quando fa così ha qualche messaggio importante da comunicare in persona. Magari anche solo perché il suo alter ego Corey Lewandowski, primo manager di Trump nel 2016, adesso riassunto dal capo per mettere pressione su Chris, sta facendo il giro delle tv amiche come la Fox.

Trump torna a Butler luogo dell'attentato, sul palco con Musk

Colpa dei dem

Il primo punto toccato da LaCivita è il significato del ritorno a Butler: “I democratici avevano accusato Trump di essere una minaccia per …

BUTLER (PENNSYLVANIA) – “La Pennsylvania sarà al centro dell’universo nei prossimi 30 giorni, e noi siamo ottimisti”. Mancavano pochi minuti al discorso di Donald Trump a Butler, ritorno nel luogo dove il 13 luglio aveva rischiato la vita, quando il manager della sua campagna Chris LaCivita si è presentato nel recinto dei giornalisti al seguito. Sorriso pacioso, eccentrica giacca celestina, quando fa così ha qualche messaggio importante da comunicare in persona. Magari anche solo perché il suo alter ego Corey Lewandowski, primo manager di Trump nel 2016, adesso riassunto dal capo per mettere pressione su Chris, sta facendo il giro delle tv amiche come la Fox.

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Colpa dei dem

Il primo punto toccato da LaCivita è il significato del ritorno a Butler: “I democratici avevano accusato Trump di essere una minaccia per la democrazia, quindi hanno la responsabilità di aver fomentato le tensioni. Siamo tornati perché lo dovevamo agli elettori”. I seguaci del movimento Maga hanno risposto, ma per la verità non c’è stato il tutto esaurito di altre occasioni, perché mezzora prima dell’arrivo di Trump si riusciva ancora a entrare e il prato davanti al palco non si è mai riempito del tutto. È difficile spiegare il perché, e sarebbe azzardato trarne conclusioni affrettate, ma è un fatto.

Pennsylvania caput mundi

LaCivita però lo aggira, mentre dà un’amichevole pacca sulle spalle dell’inviata del New York Times Maggie Haberman, croce e delizia di Donald, che in pubblico finge di odiarla, ma in privato la chiama spesso per ingraziarsela. “Chiaramente la Pennsylvania – spiega il manager – sarà il centro dell’universo nei prossimi 30 giorni, per entrambe le parti. Noi siamo piuttosto ottimisti riguardo alla posizione in cui ci troviamo dal punto di vista organizzativo, politico, e in termini di risorse che siamo stati capaci di mobilitare qui”.

Insomma, la Pennsylvania sarà decisiva. E la verità è che la campagna di Trump temeva che Kamala Harris scegliesse come vice il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, perché è molto popolare e poteva garantirle la vittoria. Nessuno lo ammetterà in chiaro, ma lei non l’ha fatto perché sarebbe stato azzardato presentarsi con un ticket composto da una donna nera e un ebreo, che avendo appoggiato molto Israele su Gaza le avrebbe fatto perdere definitivamente i voti degli arabi americani del Michigan. Con la Pennsylvania in tasca, però, le sarebbe bastato vincere lo Stato delle auto e il Wisconsin per prendersi la Casa Bianca. Se la perdesse, invece, dovrebbe puntare su regioni più difficili come North Carolina, Georgia e Arizona. Un errore forse fatale, secondo il campo di Trump.

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