Nobel per la pace, la paura di Israele: potrebbe vincerlo un suo “rivale”. Ecco i favoriti dei bookmaker
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME – Venerdì mattina, quando la porta di legno dell’edificio che ospita il Comitato norvegese per il Nobel si aprirà, il mondo sarà con il fiato sospeso, come ogni anno quando arriva il momento in cui viene annunciato il nome di colei o colui che più ha contribuito alla pace nel mondo. Ma se c’è un Paese che aspetta la decisione con ansia maggiore degli altri questa volta è Israele.
L’Istituto norvegese per il Nobel quest’anno ha ricevuto 286 candidature per il premio, contro le 351 del 2023: di queste, 89 sono di organizzazioni. I nomi, a parte qualcosa che è stato fatto trapelare da chi può avanzare le candidature (parlamentari, precedenti vincitori, alcuni professori universitari di Storia o di Diritto), sono segreti: ma il timore dello Stato ebraico è che a vincere possa essere una persona o un ente che, negli ultimi dodici mesi, ha tenuto una posizione critica nei confronti dell’offensiva lanciata contro Gaza in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
…!-->
GERUSALEMME – Venerdì mattina, quando la porta di legno dell’edificio che ospita il Comitato norvegese per il Nobel si aprirà, il mondo sarà con il fiato sospeso, come ogni anno quando arriva il momento in cui viene annunciato il nome di colei o colui che più ha contribuito alla pace nel mondo. Ma se c’è un Paese che aspetta la decisione con ansia maggiore degli altri questa volta è Israele.
L’Istituto norvegese per il Nobel quest’anno ha ricevuto 286 candidature per il premio, contro le 351 del 2023: di queste, 89 sono di organizzazioni. I nomi, a parte qualcosa che è stato fatto trapelare da chi può avanzare le candidature (parlamentari, precedenti vincitori, alcuni professori universitari di Storia o di Diritto), sono segreti: ma il timore dello Stato ebraico è che a vincere possa essere una persona o un ente che, negli ultimi dodici mesi, ha tenuto una posizione critica nei confronti dell’offensiva lanciata contro Gaza in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
I favoriti dei bookmaker
In testa alle nomination dei bookmaker, effettivamente, ci sono nomi sgraditi al governo di qui: António Guterres, segretario generale di quelle Nazioni Unite con il quale Israele ha ingaggiato un feroce braccio di ferro diplomatico, culminato nella dichiarazione di “persona non grata” nei confronti dello stesso Guterres qualche giorno fa. L’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi che da anni da queste parti è vista come il fumo negli occhi: ma che dopo il 7 ottobre è stata accusata di aver coperto gli uomini di Hamas responsabili della strage e dei lanci di missili contro Israele. Il segretario generale, Philippe Lazzarini, nelle settimane passate dopo un’indagine interna ha ammesso che una dozzina di impiegati Unrwa erano coinvolti con Hamas e che almeno tre hanno partecipato all’attacco contro Israele: ma ha sempre negato che Unrwa fosse in possesso di queste informazioni prima della strage. L’agenzia potrebbe essere premiata perché in questi mesi ha svolto un ruolo fondamentale nell’offrire cibo e rifugio ai due milioni di abitanti di Gaza rimasti senza casa.
Terzo candidato scomodo (per non dire scomodissimo) la Corte di giustizia internazionale dell’Aia, principale organo giudiziario delle Nazioni Unite: davanti ai suoi giudici si è consumato uno degli atti più drammatici degli ultimi anni dal punto di vista giudiziario, quando il Sudafrica ha denunciato Israele per genocidio contro i palestinesi di Gaza, portando a una discussione globale con lo Stato ebraico sul banco degli imputati. In attesa di una deliberazione finale – di solito ci vogliono anni per raggiungerla – la Corte ha imposto a Israele di assicurarsi che gli abitanti di Gaza ricevessero cibo e aiuti umanitarie e che le sue truppe seguissero le regole del diritto internazionale. Sollecitazioni accolte con sdegno dal governo Netanyahu (e dalla maggior parte dell’opinione pubblica israeliana).
Gli outsider
Chi vincerà? Magari, stupendo tutti, i cinque membri del Comitato norvegese del Nobel spariglieranno le carte e sceglieranno papa Francesco, o chi lavora per la pace nell’infinito conflitto del Sudan: oppure uno degli oppositori russi (lo scorso anno, fra i favoriti c’era Aleksey Navalny, ma il premio non può andare a una persona deceduta) o qualche attivista per l’ambiente (Greta Thunberg è in shortlist da anni). Oppure la scelta finale sarà ancora diversa: “Forse questo è l’anno in cui il Comitato dovrebbe semplicemente non assegnare il premio e in questa maniera sottolineare il fatto che questo è un pianeta in guerra”, ha detto nei giorni scorsi all’agenzia Reuters Dan Smith, responsabile dell’International peace research institute di Oslo. Una possibilità che in passato è diventata realtà più volte nei 129 anni di vita del Nobel: l’ultima, nel 1972.