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Germania, le regine del populismo si affrontano in tv: la rossobruna Wagenknecht e l’estremista di destra Weidel mai così vicine

Sahra Wagenknecht (reuters)

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In un duello televisivo trasmesso da “Welt”, le due politiche hanno mostrato posizioni simili su immigrazione, Russia e odio per Kamala Harris e verdi
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BERLINO – Sahra Wagenknecht viene dalla sinistra radicale e ha continuato a definirsi “stalinista” fino agli anni ’90, a difendere i regimi a Cuba e in Venezuela. Errori del passato, sostiene oggi. Ma sembra questa la differenza più macroscopica - e quasi l’unica - tra la leader rossobruna e Alice Weidel, la leader dell’estrema destra Afd che in una vita precedente faceva l’analista finanziaria per Goldman Sachs.

Su molti temi cruciali, il loro primo duello televisivo, trasmesso mercoledì sera da Welt, ha messo in luce una convergenza inquietante. Tanto che dall’abbraccio mortale di Weidel, che non ha mai nascosto pubblicamente la sua stima per la sfidante, la leader rossobruna ha cercato di divincolarsi a più riprese scaraventandole addosso “il caso” Bjoern Hoecke, il leader più radicale e controverso dell’Afd, con chiare simpatie naziste, che Weidel stessa cercò anni fa di radiare dal partito. Ma su immigrazione, sull’amore per la Russia e l’odio per Kamala Harris, sul disprezzo ver…

BERLINO – Sahra Wagenknecht viene dalla sinistra radicale e ha continuato a definirsi “stalinista” fino agli anni ’90, a difendere i regimi a Cuba e in Venezuela. Errori del passato, sostiene oggi. Ma sembra questa la differenza più macroscopica - e quasi l’unica - tra la leader rossobruna e Alice Weidel, la leader dell’estrema destra Afd che in una vita precedente faceva l’analista finanziaria per Goldman Sachs.

Su molti temi cruciali, il loro primo duello televisivo, trasmesso mercoledì sera da Welt, ha messo in luce una convergenza inquietante. Tanto che dall’abbraccio mortale di Weidel, che non ha mai nascosto pubblicamente la sua stima per la sfidante, la leader rossobruna ha cercato di divincolarsi a più riprese scaraventandole addosso “il caso” Bjoern Hoecke, il leader più radicale e controverso dell’Afd, con chiare simpatie naziste, che Weidel stessa cercò anni fa di radiare dal partito. Ma su immigrazione, sull’amore per la Russia e l’odio per Kamala Harris, sul disprezzo verso i verdi e su determinate ricette economiche, la sintonia tra le due regine tedesche del populismo è quasi totale.

Alice Weidel

 

La situazione economica in Germania è un disastro. Per la seconda volta nel dopoguerra la maggiore economia europea sta attraversando un biennio di recessione: il governo ha aggiornato le sue stime poche ore prima del faccia a faccia Weidel-Wagenknecht. E la capa dell’Afd parte dunque lancia in resta contro “la politica energetica disastrosa di questo governo, per un’industria energivora come quella tedesca”. Colpa, ovviamente, della guerra in Ucraina che ha spinto l’Occidente a rinunciare al gas russo. “In Europa - le dà ragione Wagenknecht - avevamo del gas a basso prezzo che proveniva dalla Russia e lo abbiamo scambiato con quello molto più caro che arriva dagli Stati Uniti. Così non facciamo un favore a Putin: danneggiamo noi stessi”.

Entrando un po’ più nel merito dell’invasione russa dell’Ucraina, Wagenknecht non manca, come sempre, di allietare il pubblico con le sue deliranti teorie: “la guerra non ha nulla a che fare con questioni territoriali - tuona - ma con il fatto che la Russia non vuole la Nato alle sue porte”. Waidel le dà ragione e spiega, si fa per dire, che “l’allargamento a Est è sempre stata una linea rossa, e ha a che fare con il diritto all’autodifesa della Russia”.

Un’altra convergenza inquietante riguarda l’immigrazione. Certo, rispetto a parole forti come “remigration”, deportazioni di massa, proposte dall’Afd, Wagenknecht per trenta secondi si indigna: “quando sento Bjoern Hoecke annunciare che devono essere deportate 20 milioni di persone, mi sento male”. Ma poi è la stessa ex pasionaria della Linke a ricordare che “è dal 2016 che dico che abbiamo un problema con l’immigrazione, e per questo mi sono beccata una torta in faccia”. Secondo Wagenknecht, insomma, “è chiaro che la legge va applicata, se qualcuno non ha il diritto a restare” in Germania. “Ed è altrettanto chiaro che i numeri dell’immigrazione vanno ridotti”, così come il fatto che “il nostro livello sociale generoso” attiri profughi.

Nella discussione emerge solo a margine, perché entrambe usano “verdi” come una parolaccia, ma anche sull’odio verso gli ambientalisti, la sintonia tra Weidel e Wagenknecht è palese. Così come quando il moderatore della Welt chiede a entrambe per chi voterebbero, se potessero scegliere tra Kamala Harris e Donald Trump. Wagenknecht non voterebbe Trump solamente perché “è inaffidabile”, e già su questo si potrebbe discutere per giorni, ma poi aggiunge che non metterebbe neanche la crocetta sui Democratici di Kamala Harris “perché porterebbe avanti la guerra”. Weidel è con lei: mai con Harris, ma per la capa dell’ultradestra un’opzione ci sarebbe: “voterei Trump”.

Sull’istruzione, quando Wagenknecht lamenta “problemi emersi per la lunga chiusura delle scuole durante il Covid e anche per l’immigrazione, che causa qualche difficoltà”, quando propone di “tenere fuori smartphone e tablet dalle scuole e tornare all’insegnamento analogico”, Weidel annuisce e poi ammette che “sono d’accordo”.

Forse una differenza c’è: Weidel non nasconde in vari passaggi la sua vicinanza alle tesi di Wagenknecht, mentre la leader rossobruna agita varie volte lo spauracchio Bjoern Hoecke per allontanare da sé l’impressione schiacciante che i due partiti si somiglino. Ma al netto del leader del’Afd in Turingia, la leader rossobruna schiva la domanda su possibili alleanze con Alice Weidel. Per ora, insomma, Hoecke resta un’utile foglia di fico. Anche per tenersi stretti i suoi elettori, che somigliano sempre di più a quelli dell’Afd.

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