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Israele non si ferma, altri spari su Unifil: Protesta globale: “Tutelare i caschi blu”

I parenti degli ostaggi durante una preghiera per lo Yom Kippur a Gerusalemme (afp)

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Libano, l’Idf colpisce ancora la missione Onu: feriti due soldati cingalesi. Netanyahu isolato. Biden: “Chiederò di non colpire più la missione Onu”
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GERUSALEMME — Le strade deserte, le luci spente, i negozi e ristoranti chiusi: Israele celebra lo Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, il più sacro del calendario ebraico, in un clima di dolore e tensione. Per gli ostaggi da un anno a Gaza, per la guerra che divampa su più fronti – ieri sera un drone di Hezbollah ha colpito un edificio a Tel Aviv - per il fortissimo isolamento internazionale che mai, un anno fa, il Paese si sarebbe aspettato di avere intorno.

Negli ultimi mesi la pressione internazionale sullo Stato ebraico è cresciuta proporzionalmente all’aumento del numero di vittime civili a Gaza, ma in questi giorni gli attacchi alle truppe delle Nazioni Unite posizionate nel sud del Libano hanno portato la crisi diplomatica a nuovi livelli. Tanto da costringere anche il presidente americano Joe Biden - gli Stati Uniti non sono coinvolti nella missione – a intervenire: «Chiederò a Israele di smettere di colpire Unifil», ha detto.

Del resto, ignorare il peggioramento della…

GERUSALEMME — Le strade deserte, le luci spente, i negozi e ristoranti chiusi: Israele celebra lo Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, il più sacro del calendario ebraico, in un clima di dolore e tensione. Per gli ostaggi da un anno a Gaza, per la guerra che divampa su più fronti – ieri sera un drone di Hezbollah ha colpito un edificio a Tel Aviv - per il fortissimo isolamento internazionale che mai, un anno fa, il Paese si sarebbe aspettato di avere intorno.

Negli ultimi mesi la pressione internazionale sullo Stato ebraico è cresciuta proporzionalmente all’aumento del numero di vittime civili a Gaza, ma in questi giorni gli attacchi alle truppe delle Nazioni Unite posizionate nel sud del Libano hanno portato la crisi diplomatica a nuovi livelli. Tanto da costringere anche il presidente americano Joe Biden - gli Stati Uniti non sono coinvolti nella missione – a intervenire: «Chiederò a Israele di smettere di colpire Unifil», ha detto.

Del resto, ignorare il peggioramento della situazione sul terreno è impossibile. Ieri le truppe israeliane nonostante le proteste internazionali delle ore precedenti hanno colpito le postazioni dei Caschi blu per il secondo giorno di seguito: danneggiata una torretta di osservazione nella base principale del contingente, a Naqoura. E danneggiato anche il perimetro della base avanzata f 31, nel settore ovest della Linea Blu, quello controllato dagli italiani: a Naqoura due caschi blu dello Sri Lanka sono stati feriti. Stessa sorte, giovedì, era toccata a due soldati indonesiani. Le forze armate israeliane hanno fatto sapere di avere sparato contro una «minaccia diretta che si trovava a circa 50 metri» e ribadito di aver dato «ore prima» istruzioni all’Unifil di «entrare in spazi protetti e di rimanervi». «Inaccettabile, non può essere un Paese a dirci cosa fare», è la risposta di una fonte interna a Unifil.

Illesi gli italiani, ma la tensione intorno alla base f 31 e f 32, che si trovano a poca distanza dal cancello da cui si passa dal Libano a Israele è altissima da giorni. Il timore è che la situazione continui a deteriorare. «Per l’esercito israeliano la presenza delle basi e del personale di Unifil limita in qualche modo la libertà di movimento di e di manovra», spiega il generale Maurizio Fioravanti, ex comandante con la Folgore della missione in Libano.

Gli attacchi hanno portato a una condanna praticamente globale delle azioni di Israele: da parte dei 50 Paesi che contribuiscono con i loro militari a Unifil, ma non solo. Il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha ribadito il «sostegno granitico» dell’amministrazione Biden al contingente internazionale. Parole durissime anche da Cina, Russia e Canada: solo la prima fornisce militari alla missione. Ma è da Francia, Spagna e Italia – le tre nazioni che negli ultimi 18 anni hanno sostenuto maggiormente Unifil con uomini e mezzi e che oggi hanno i tre contingenti maggiori, rispettivamente di 1200, 700 e 680 fra uomini e donne – che è venuta la posizione più severa, con il comunicato congiunto di ieri sera.

Particolarmente duro Pedro Sánchez, primo ministro spagnolo che da Roma, dove ha incontrato papa Francesco, ha chiesto che venga fermato l’export di armi verso Israele: posizione simile a quella espressa dal presidente francese Emmanuel Macron nei giorni scorsi. Nelle prossime ore Madrid chiederà alla Commissione europea di rivedere l’accordo di associazione Ue-Israele alla luce delle violazioni dei diritti umani che lo Stato ebraico avrebbe commesso in questo anno. La Spagna può contare sul sostegno dell’Irlanda, altro Paese che da mesi ha nei confronti di Israele una posizione durissima: rafforzata dal fatto che anche i suoi soldati in questi giorni si sono trovati sotto il fuoco dell’Idf. Di tutto questo discuterà il Consiglio dei ministri degli esteri europei della prossima settimana.

Ieri, oltre ai caschi blu feriti, nel Sud del Libano sono morti due militari delle Laf, le forze armate di Beirut che tradizionalmente si tengono distanti dagli scontri fra Hezbollah e Israele. Il premier libanese Mikati è tornato a ribadire la necessità di un cessate il fuoco, con il suo Paese che vede aumentare di giorno in giorno la conta del morti: 60 solo ieri fra il sud, le vittime dell’attacco a Beirut giovedì notte e i morti nei raid nella valle della Bekaa, roccaforte di Hezbollah al confine con la Siria.

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