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Taiwan, dopo le esercitazioni militari Xi visita la provincia cinese di fronte all’isola: fu teatro di una delle più famose sconfitte di Taipei

(reuters)

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I media di Stato fanno sapere che il presidente è stato nella contea di Dongshan. Pechino: “Pronti a fare del nostro meglio per riunificazione pacifica, ma non rinunceremo all'uso della forza". Il leader intanto dice di puntare sugli scambi culturali
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PECHINO – Tempismo interessante. Due giorni dopo le esercitazioni militari attorno a Taiwan, i media di Stato cinesi fanno sapere che, ieri, Xi Jinping è stato in visita a Dongshan, nella provincia cinese del Fujian, che si affaccia proprio sullo Stretto di Taiwan.

Di Taiwan e delle ultime esercitazioni nello scarno comunicato non si fa riferimento in nemmeno mezza riga, ma Dongshan non è un posto qualsiasi sulla mappa cinese. Lì, nel 1953, andò in scena la resistenza delle truppe comuniste di Mao Zedong, che respinsero con successo i soldati nazionalisti del generalissimo Chiang Kai-shek, decisi a tentare un’invasione della Cina continentale.

Quattro anni prima gli uomini di Chiang si erano rifugiati a Taiwan dopo la presa del potere dei comunisti a Pechino e per anni le forze nazionaliste hanno provato una riconquista della terraferma. Ora, nessuno a Taiwan si sognerebbe più avventure del genere (semmai potrebbe essere vero il contrario), ma il simbolismo è evidente. Xi in visita …

PECHINO – Tempismo interessante. Due giorni dopo le esercitazioni militari attorno a Taiwan, i media di Stato cinesi fanno sapere che, ieri, Xi Jinping è stato in visita a Dongshan, nella provincia cinese del Fujian, che si affaccia proprio sullo Stretto di Taiwan.

Di Taiwan e delle ultime esercitazioni nello scarno comunicato non si fa riferimento in nemmeno mezza riga, ma Dongshan non è un posto qualsiasi sulla mappa cinese. Lì, nel 1953, andò in scena la resistenza delle truppe comuniste di Mao Zedong, che respinsero con successo i soldati nazionalisti del generalissimo Chiang Kai-shek, decisi a tentare un’invasione della Cina continentale.

Quattro anni prima gli uomini di Chiang si erano rifugiati a Taiwan dopo la presa del potere dei comunisti a Pechino e per anni le forze nazionaliste hanno provato una riconquista della terraferma. Ora, nessuno a Taiwan si sognerebbe più avventure del genere (semmai potrebbe essere vero il contrario), ma il simbolismo è evidente. Xi in visita sul luogo di una delle più famose sconfitte taiwanesi.

Nelle riviste di propaganda comunista quella battaglia viene ricordata così: “Un giorno di luglio del 1953 più di 10mila truppe del Kuomintang effettuarono un’incursione a Dongshan, che era difesa solamente da mille uomini. Nonostante questa disparità, le truppe di difesa e i civili uniti come un sol uomo forgiarono un’inespugnabile barriera e si assicurarono la vittoria”.

“L’esercito popolare di liberazione cinese ha ripetutamente condotto esercitazioni sull'isola di Dongshan e nelle acque circostanti, comprese esercitazioni di sbarco, l'ultima delle quali nel 2019”, ricorda il South China Morning Post.

Xi si è recato nella contea di Dongshan (che comprende 44 isole) dove ha potuto apprendere “gli sforzi locali per far progredire la rivitalizzazione rurale in tutti i settori, portare avanti le tradizioni rivoluzionarie e rafforzare la protezione del patrimonio culturale”, recita il resoconto dei giornali cinesi. E ha visitato pure il memoriale dedicato a Gu Wenchang, segretario di Partito che in quella battaglia ebbe un ruolo importante.

Xi ha una relazione speciale con la provincia del Fujian: dopotutto fu il suo feudo per ben diciassette lunghi anni. Dagli archivi della Cctv, la tv di Stato, spunta pure una foto di Xi assieme alla moglie Peng Liyuan proprio a Dongshan nel 1987. La tempistica del viaggio di Xi nel Fujian, che ha forti legami culturali con Taiwan, suggerisce probabilmente che il segretario comunista stia inviando un ulteriore messaggio sulla sua determinazione a portare l’isola sotto il controllo di Pechino.

Le parole di Xi

In serata, riferisce l’agenzia di stampa Xinhua, Xi - parlando dalla città di Xiamen - ha giocato la carta degli scambi culturali e dell’identità per promuovere la “riunificazione”. “Bisogna promuovere gli scambi culturali tra le due sponde dello Stretto, la cultura cinese e valorizzare l'identità etnica, culturale e nazionale dei compatrioti di Taiwan. Fare affidamento sui legami di parentela, sulla cultura della terra ancestrale per unire ampiamente i cuori di tutti i cinesi”.


Sul tema “riunificazione” questa mattina è intervenuto proprio Chen Binhua, portavoce dell'Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan: “Siamo disposti a lottare per una prospettiva di riunificazione pacifica con la massima sincerità e impegno. Ma non ci impegneremo mai a rinunciare all'uso della forza” se dovesse essere necessario.

Concetti ribaditi pure due giorni fa al termine delle esercitazioni che ancora una volta hanno simulato un accerchiamento dell’isola. “Non importa quante truppe abbia Taiwan e quante armi acquisisca, e non importa se le forze esterne intervengono o meno, se Taiwan osa correre dei rischi, questo porterà alla sua distruzione”, ha aggiunto.

In mattinata, nel suo aggiornamento quotidiano delle attività cinesi nelle 24 ore precedenti, il ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato di aver individuato 22 aerei militari cinesi e cinque navi da guerra intorno all’isola.

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