TEL AVIV – Lo cercavano ovunque, lo hanno ucciso per caso. Nel corso della notte, attaccando una postazione con “tre terroristi” identificata in una casa a Rafah, i soldati dell’Idf sono stati i primi a restare a bocca aperta davanti a uno dei tre cadaveri degli uomini che avevano appena ucciso: “Ma questo non è Sinwar?”. La somiglianza con il leader di Hamas, con l’uomo che ha ordito e lanciato l’attacco del 7 ottobre in cui sono stati massacrati 1.200 israeliani, è sembrata subito impressionante. “Molto probabile che si tratti di Sinwar”, ha confermato subito dopo un alto ufficiale israeliano.
Il corpo, insieme a quello degli altri due miliziani uccisi con lui, è stato subito portato via e sottoposto ad analisi del Dna per una conferma scientifica definitiva. “Tutti i test effettuati confermano che si tratti di Sinwar”, dicevano i canali ufficiali israeliani della tv di Stato subito dopo ma a dare la notizia ufficiale è arrivata alcune ore più tardi la comunicazione del ministr…
TEL AVIV – Lo cercavano ovunque, lo hanno ucciso per caso. Nel corso della notte, attaccando una postazione con “tre terroristi” identificata in una casa a Rafah, i soldati dell’Idf sono stati i primi a restare a bocca aperta davanti a uno dei tre cadaveri degli uomini che avevano appena ucciso: “Ma questo non è Sinwar?”. La somiglianza con il leader di Hamas, con l’uomo che ha ordito e lanciato l’attacco del 7 ottobre in cui sono stati massacrati 1.200 israeliani, è sembrata subito impressionante. “Molto probabile che si tratti di Sinwar”, ha confermato subito dopo un alto ufficiale israeliano.
Il corpo, insieme a quello degli altri due miliziani uccisi con lui, è stato subito portato via e sottoposto ad analisi del Dna per una conferma scientifica definitiva. “Tutti i test effettuati confermano che si tratti di Sinwar”, dicevano i canali ufficiali israeliani della tv di Stato subito dopo ma a dare la notizia ufficiale è arrivata alcune ore più tardi la comunicazione del ministro degli Esteri israeliano che ha annunciato “Sinwar è stato eliminato”.
Tra gli elementi decisivi per l’identificazione, oltre a una generica somiglianza dei lineamenti, c’è una caratteristica molto personale come la forma dei denti: uno dei due incisivi superiori di Sinwar, ritratto nelle foto e nei video da vivo, ha una particolare morfologia ad arco. La stessa che in una foto macabra diffusa in rete insieme a molte altre, e divenuta presto virale, appare sul viso del miliziano ucciso. Circondato dai detriti di una casa demolita dall’azione, il corpo era semisommerso dai calcinacci, con segni di colpi sparati in testa.
Non è stata un’operazione tagliente e precisa come la liberazione di Noa Argamani nella Striscia o l’assassinio a Teheran del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Non lo è stata perché non è lì, a Rafah, che i servizi segreti israeliani pensavano si nascondesse il loro nemico pubblico numero uno. Lo immaginavano e lo braccavano tra i tunnel sotterranei, anche se ultimamente si era sparsa la convinzione che potesse averli abbandonati per rifugiarsi chissà dove, magari in attesa di trovare il modo di lasciare la Striscia. E lo immaginavano circondato da ostaggi israeliani, la sua assicurazione sulla vita. Invece nella casa di Rafah in cui il miliziano così somigliante a Sinwar è stato ucciso non c’era traccia di ostaggi.
Questo è uno degli elementi che ha richiesto cautela nell’identificazione: possibile che rischiasse così tanto? Che si esponesse a vivere fuori dai tunnel e senza gli ostaggi a garantirgli che non lo avrebbero centrato con un attacco letale? Ma le conferme, una dopo l’altra e in attesa solo dell’ufficialità scientifica e di un annuncio da parte del governo, che al momento attraverso il consiglio di gabinetto parla di “alta probabilità che sia stato ucciso”, hanno finora tolto ogni dubbio.