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A Gaza tra paura e speranza dopo la morte di Sinwar: “Come faccio a gioire di un assassinio celebrato dal nemico?”

(afp)

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La studentessa palestinese Rita Baroud, 21 anni, racconta come è stata vissuta nella Striscia la notizia dell’uccisione del leader di Hamas
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DEIR EL BALAH – In un attimo, la calma del mattino si è trasformata in una tempesta di domande ed emozioni contrastanti. La notizia era scioccante: “Yahya Sinwar, il leader della resistenza, è stato assassinato”. Le parole si sono insinuate nelle menti come un pugnale, congelando le emozioni tra confusione e stupore, paura e rabbia, tristezza e una speranza che non si era ancora spenta.

Quando ho sentito la notizia, i miei sentimenti sono stati tutto fuorché semplici. Non riuscivo a decidere tra paura e sollievo, o tra rabbia e resa. Una delle domande che persistono è: “Come posso gioire di un assassinio celebrato dal nemico?”. Questa domanda non è solo un’espressione di confusione, ma una sfida a ciò che viviamo e osserviamo nei momenti di dolore e perdita.

Quando sentiamo la notizia dell’assassinio di un leader come Yahya Sinwar, sentiamo il peso del momento. Sì, ci possono essere alcuni che pensano che la morte di un leader allevierà la pressione, o forse ridurrà lo scontro …

DEIR EL BALAH – In un attimo, la calma del mattino si è trasformata in una tempesta di domande ed emozioni contrastanti. La notizia era scioccante: “Yahya Sinwar, il leader della resistenza, è stato assassinato”. Le parole si sono insinuate nelle menti come un pugnale, congelando le emozioni tra confusione e stupore, paura e rabbia, tristezza e una speranza che non si era ancora spenta.

Quando ho sentito la notizia, i miei sentimenti sono stati tutto fuorché semplici. Non riuscivo a decidere tra paura e sollievo, o tra rabbia e resa. Una delle domande che persistono è: “Come posso gioire di un assassinio celebrato dal nemico?”. Questa domanda non è solo un’espressione di confusione, ma una sfida a ciò che viviamo e osserviamo nei momenti di dolore e perdita.

Quando sentiamo la notizia dell’assassinio di un leader come Yahya Sinwar, sentiamo il peso del momento. Sì, ci possono essere alcuni che pensano che la morte di un leader allevierà la pressione, o forse ridurrà lo scontro con l’occupazione. Ma come possiamo gioire quando coloro che celebrano questa operazione sono gli stessi che ci uccidono e ci assediano? Come possiamo sorridere di fronte alla perdita mentre il nemico alza la testa e si vanta di aver ucciso un simbolo della nostra resistenza?

La gioia che prova il nemico è il segno più grande che l’assassinio di Sinwar non è stato una vittoria per noi.

Ma il nemico, come sempre, non ci capisce. Non capisce che la resistenza non è solo un leader o un gruppo di individui, ma una fiamma che vive nel cuore di ogni palestinese, in ogni bambino che vede la propria patria assediata, e in ogni donna che attende il ritorno di coloro che non sono mai tornati.

Ora, ore dopo che la notizia si è diffusa, tutti si chiedono: la risposta arriverà adesso, o ci troveremo di fronte ad altri giorni bui di assedio e distruzione? E dopo che Israele ha dichiarato che il suo obiettivo principale in questa guerra è colpire Hamas e i suoi leader, con l’assassinio di Yahya Sinwar che rappresenta un passo critico in questa direzione, la domanda più importante rimane: è davvero la fine? Questo evento chiuderà il capitolo della guerra, o le ferite di Gaza resteranno aperte, con il conflitto destinato a riaccendersi in una forma o nell’altra?

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