Germania, documenti segreti svelano la “Baku connection”: ecco tutti gli uomini che aiutano Putin
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Olaf Scholz “è il migliore dei cattivi”. Ossia, il leader occidentale meno determinato a difendere l’Ucraina. Questa valutazione arriva dritta dritta da Mosca, da un think tank guidato da Alexej Gromyko, nipote di uno dei più famosi ministri degli Esteri dell’era sovietica. A intervalli regolari, Gromyko manda dispacci a Mosca e all’ambasciatore russo a Berlino per suggerire le strategie più efficaci per ribaltare la realtà e muovere la Germania su posizioni più filorusse.
Occorre “aumentare la pressione per alimentare le paure dei cittadini tedeschi su un possibile conflitto tra la Nato e la Russia”, si legge nei report. O bisogna a diffondere l’idea che il conflitto in Ucraina sia stato “provocato dall’Occidente”.…
BERLINO – Olaf Scholz “è il migliore dei cattivi”. Ossia, il leader occidentale meno determinato a difendere l’Ucraina. Questa valutazione arriva dritta dritta da Mosca, da un think tank guidato da Alexej Gromyko, nipote di uno dei più famosi ministri degli Esteri dell’era sovietica. A intervalli regolari, Gromyko manda dispacci a Mosca e all’ambasciatore russo a Berlino per suggerire le strategie più efficaci per ribaltare la realtà e muovere la Germania su posizioni più filorusse.
Occorre “aumentare la pressione per alimentare le paure dei cittadini tedeschi su un possibile conflitto tra la Nato e la Russia”, si legge nei report. O bisogna a diffondere l’idea che il conflitto in Ucraina sia stato “provocato dall’Occidente”. Soprattutto: urge rafforzare forze politiche filorusse come l’Afd e il partito di Sahra Wagenknecht e corteggiare esponenti della Spd e Cdu, tradizionalmente più vicini a Mosca, per rafforzare la retorica anti-ucraina.
Fin qui, nulla di nuovo. Tentativi russi di diffondere strategie e bugie che si ritrovano in molti partiti e movimenti europei, anche italiani, a difesa dell’indifendibile: l’invasione dell’Ucraina. Ma in questo caso, non si tratta di semplici incursioni di Putin per condizionare la battaglia occidentale per liberare Kiev.
Secondo quanto raccontato dal settimanale Zeit e dal programma di inchiesta Kontraste, la strategia di lobbying di Gromyko e di altri emissari del Cremlino sta andando ben al di là dei semplici dispacci. Ormai esiste una vera e propria avanguardia in Germania, la “Baku-Connection”, che il Cremlino sta cercando di arruolare per i propri scopi. Si è riunita già una volta ad aprile, e un altro incontro è previsto a breve, il 20 e 21 ottobre, appunto a Baku, nella capitale dell’Azerbaigian.
Che Putin consideri la Germania il ventre molle di un Occidente che quasi tre anni fa ha voltato giustamente le spalle alla Russia, non è una novità. Finora le voci su un dialogo sotterraneo tra Mosca e Berlino, sui tentativi di riaprire un canale diplomatico e di approntare un piano di pace sono sempre immediatamente smentite dai diretti interessati. Anche quando ne ha scritto Repubblica, e a più riprese. Ma ora ci sono le prove che qualcosa si sta muovendo, che gli emissari di Vladimir Putin hanno preso di mira da tempo alcuni politici tedeschi per favorire un ammorbidimento delle posizioni occidentali su Mosca e per forzare una ripresa del dialogo con la Russia.
Nei rapporti che sono stati mandati a Mosca per aggiornare sullo stato dei lavori di ‘lobbying’ su Berlino, il cancelliere Olaf Scholz viene definito “il migliore dei cattivi”, cioè il leader occidentale meno adamantino, nella posizione verso Mosca. E si punta molto su Wagenknecht e sul leader più controverso dell’Afd, Bjoern Hoecke, per diffondere la propaganda di Mosca. Ma anche su “Muetzenich and Co”, come li definisce Gromyko, sull’ala della Spd più morbida con Putin. E su una fetta della Cdu, ad esempio sull’ex candidato alla cancelleria ed ex governatore del Nordreno-Westfalia, Armin Laschet.
Soprattutto, dalle rivelazioni dei media tedeschi emerge un appuntamento concreto, svelato grazie a documenti riservati. Il prossimo 20 e il 21 ottobre alcuni politici tedeschi sono attesi a Baku, nella capitale dell’Azerbaigian, dove gli uomini di Putin vorrebbero convincerli a riesumare il “Dialogo di San Pietroburgo”, un forum fondato dall’ex cancelliere Gerhard Schroeder e da Vladimir Putin nel lontano 2001 per favorire il dialogo Berlino-Mosca, ma ufficialmente cancellato nel 2021, poco prima dell’invasione dell’Ucraina.
Sulla lista dei partecipanti della riunione ci sono ad esempio l’ex governatore del Brandeburgo che ha diretto a lungo il Forum Germania-Russia, Matthias Platzeck (Spd), l’ex capo della cancelleria ai tempi di Merkel Roland Pofalla (Cdu), l’ex candidato cancelliere Armin Laschet (Cdu) o il lobbista filorusso Martin Hoffmann.
Da parte russa si leggono nomi da brividi, personaggi finiti da tempo sulla lista delle sanzioni occidentali, oligarchi e sodali di Putin come l’incaricato "dei diritti umani" di Putin, Valery Fadeyev, l’ex ministro russo e capo del consiglio di sorveglianza di Gazprom, Viktor Subkov, o l’inviato speciale per le collaborazioni culturali del Cremlino, Michail Shvidkoy. Non esattamente il tipo di compagnia che un politico occidentale dovrebbe frequentare, di questi tempi. L’unico che ha fatto sapere che non andrà a Baku “per altri impegni” è Armin Laschet. Gli altri, tacciono.