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Elezioni in Moldova, il Paese sceglie tra Russia e Ue. E Mosca scatena l’offensiva sul voto

Referendum sull’Europa e presidenziali a Chisinau. Soldi e fake news da parte del Cremlino, ma anche droni e reclute pronte ad agire. La filo-occidentale Sandu favorita, il rebus del quorum sull’adesione
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MOSCA – “No alla Ue”: i manifesti, in russo e romeno – nuova lingua ufficiale della Moldova da poco più di un anno – sono comparsi un mese fa alle fermate dei bus di Chisinau. All’apparenza promuovevano il concerto di un cantante ucraino russofono. Nella realtà facevano parte di quella che la polizia locale descrive come una grande “operazione psicologica” ordita dalla Russia. Obiettivo: far fallire il referendum sull’adesione alla Unione Europea che si terrà oggi, contemporaneamente al primo turno delle presidenziali, in questo piccolo Paese incastonato tra l’Ucraina in lotta e la Romania.

Elezioni cruciali, insieme alle parlamentari previste sabato prossimo nella non distante Georgia, per decidere il futuro di due ex Repubbliche post-sovietiche, candidate Ue. La posta in gioco è alta per entrambe: l’ingresso nell’Unione Europea o il ritorno nel blizhnee zarubezhe, il “vicino estero” della Russia, come sono chiamati i Paesi nati dal crollo dell’Urss.

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MOSCA – “No alla Ue”: i manifesti, in russo e romeno – nuova lingua ufficiale della Moldova da poco più di un anno – sono comparsi un mese fa alle fermate dei bus di Chisinau. All’apparenza promuovevano il concerto di un cantante ucraino russofono. Nella realtà facevano parte di quella che la polizia locale descrive come una grande “operazione psicologica” ordita dalla Russia. Obiettivo: far fallire il referendum sull’adesione alla Unione Europea che si terrà oggi, contemporaneamente al primo turno delle presidenziali, in questo piccolo Paese incastonato tra l’Ucraina in lotta e la Romania.

Elezioni cruciali, insieme alle parlamentari previste sabato prossimo nella non distante Georgia, per decidere il futuro di due ex Repubbliche post-sovietiche, candidate Ue. La posta in gioco è alta per entrambe: l’ingresso nell’Unione Europea o il ritorno nel blizhnee zarubezhe, il “vicino estero” della Russia, come sono chiamati i Paesi nati dal crollo dell’Urss.

Secondo i sondaggi, la leader filo-occidentale uscente, la 52enne Maia Sandu, è in vantaggio rispetto agli altri 10 candidati alle presidenziali, e la maggioranza del Paese è favorevole all’adesione alla Ue. Ma mentre l’esito delle presidenziali sembra indiscusso, sulla vittoria del “sì” al referendum pesa l’incognita del quorum del 33% da raggiungere: una sfida dato che il 40% della forza lavoro è emigrato.


Pur di influenzare il voto e promuovere l’astensionismo, il Cremlino le ha tentate tutte, anche grazie al patrimonio di Ilan Shor, il magnate condannato in contumacia a 15 anni di carcere per il furto di oltre un miliardo di euro dal sistema bancario del Paese e fuggito in Russia dove ha preso la cittadinanza.

Decine di profili falsi che diffondevano fake news sui social network. Un cartone ispirato alla popolare serie animata russa Smeshariki (in italiano “Kikoriki”) e doppiato dalla voce di uno dei protagonisti clonata dall’intelligenza artificiale dove gli elettori europeisti venivano raffigurati come asini. Spalloni, o “muli del denaro”, in arrivo da Mosca, ma anche accrediti illeciti di denaro direttamente sui conti bancari “destinati a corrompere 130mila moldavi, addirittura 300mila contando i familiari”, vale a dire un quarto degli elettori del Paese da 2,6 milioni di abitanti.

E infine almeno 300 giovani addestrati in Russia o nei Balcani a pilotare droni, usare armi non letali e persino confezionare esplosivi per provocare disordini post-elettorali e “destabilizzare l’ordine costituzionale”. Tattiche “senza precedenti” per portata e complessità su cui, a detta delle autorità, la Russia avrebbe investito almeno 100 milioni di euro.


“L’obiettivo di Mosca è conquistare la Repubblica di Moldova con mezzi non militari e ottenere uno Stato alleato alla pari della Bielorussia, nelle retrovie dell’Ucraina in lotta”, spiega il politologo Alekej Tulbure, ex parlamentare e diplomatico.

Shor e il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov respingono le accuse di ingerenza, ma il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha avvertito che la svolta verso Ovest rischierebbe di trasformare la Moldova nella “prossima Ucraina”. Una propaganda che fa leva sulla povertà e sull’inflazione record, aggravate dal vicino conflitto in Ucraina, e sulla crisi energetica, che ha portato il Paese a porre fine alla sua dipendenza dal gas russo.

Anche la Ue ha investito molto sul voto, ma lo ha fatto apertamente. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha visitato Chisinau e promesso un pacchetto pluriennale da 1,8 miliardi di euro per sostenere il percorso di adesione all’Unione. Per Tulbure, tuttavia, la partita non si chiuderà oggi: “La battaglia principale da affrontare – dice - saranno le parlamentari del 2025”.

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