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Cina-India, accordo sul pattugliamento del confine himalayano conteso

(afp)

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L'annuncio, alla vigilia dalla partecipazione del primo ministro indiano e del leader cinese al vertice Brics in Russia, potrebbe far allentare le tensioni tra i due giganti asiatici dopo 4 anni di scontri
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PECHINO - “È stato raggiunto un accordo sulle modalità di pattugliamento” lungo il confine himalayano conteso. Poche parole che arrivano da New Delhi, ancor meno dettagli al momento. Ma un annuncio che potrebbe far allentare significativamente - dopo quattro turbolenti anni - le tensioni tra i due giganti asiatici, India e Cina. E che arriva alla vigilia del vertice dei Brics a Kazan, in Russia, a cui partecipano sia l’indiano Narendra Modi sia il cinese Xi Jinping. Tra i due non è escluso un faccia a faccia.

L’annuncio è stato fatto da Vikram Misri, segretario agli Esteri indiano. “Nelle ultime settimane i negoziatori diplomatici e militari indiani e cinesi sono stati in stretto contatto tra loro in diverse sedi. E come risultato di ques…

PECHINO - “È stato raggiunto un accordo sulle modalità di pattugliamento” lungo il confine himalayano conteso. Poche parole che arrivano da New Delhi, ancor meno dettagli al momento. Ma un annuncio che potrebbe far allentare significativamente - dopo quattro turbolenti anni - le tensioni tra i due giganti asiatici, India e Cina. E che arriva alla vigilia del vertice dei Brics a Kazan, in Russia, a cui partecipano sia l’indiano Narendra Modi sia il cinese Xi Jinping. Tra i due non è escluso un faccia a faccia.

L’annuncio è stato fatto da Vikram Misri, segretario agli Esteri indiano. “Nelle ultime settimane i negoziatori diplomatici e militari indiani e cinesi sono stati in stretto contatto tra loro in diverse sedi. E come risultato di queste discussioni è stato raggiunto un accordo sulle modalità di pattugliamento lungo la Linea di controllo effettiva (la Lac, Line of Actual Control, lunga 3.488 chilometri ndr) nelle aree di confine tra India e Cina, che porterà al disimpegno e alla risoluzione delle questioni sorte in queste aree nel 2020”, ha dichiarato Misri durante un incontro con la stampa a Delhi. "La Cina lavorerà per implementare tali soluzioni", fa sapere il Ministero degli Esteri di Pechino.

Gli scontri più gravi tra i due vicini - le due nazioni più popolose della Terra, entrambe dotate di armi nucleari - si verificarono proprio nel giugno 2020: almeno 20 soldati indiani e quattro cinesi morirono lungo il confine nell'Himalaya occidentale, nella valle di Galwan, dopo essersi presi a bastonate e a sassate (un accordo del 1996 vieta l'uso di armi da fuoco al confine). Una mancanza di chiarezza che fa sì che ci siano diversi punti che sono terra di nessuno, dove le truppe indiane e cinesi effettuano pattugliamenti. Entrambi gli eserciti hanno fortificato le posizioni, dispiegato circa 60mila soldati lungo la Linea da allora, costruito villaggi per rafforzare la propria presenza sul territorio.

Per evitare scontri, i due eserciti pattuglieranno i punti contesi lungo il confine secondo un programma concordato, ha dichiarato a Reuters un alto ufficiale militare indiano a conoscenza dei dettagli. “Entrambe le parti monitoreranno l'area del Ladakh per garantire che non vi siano violazioni”, ha aggiunto.

Negli ultimi quattro anni ci sono state decine di round di colloqui tra le due parti, non molti fruttuosi. Una situazione che ha danneggiato anche i rapporti commerciali: dal 2020 Delhi ha iniziato a mettere al bando molte app cinesi e ha in seguito inasprito i controlli sugli investimenti in arrivo da Pechino.

Le schermaglie sui confini tra India e Cina risalgono agli anni ‘50, cresciute dopo che Delhi garantì asilo in territorio indiano al Dalai Lama a seguito degli scontri in Tibet del 1959. Il conflitto vero e proprio per le dispute sui confini scoppiò nel ’62, in una guerra-lampo che ha favorito Pechino. Da allora si è mantenuta una pace non facile. Sebbene la Lac sia stata concepita per allentare le tensioni dopo quella guerra, incontri pericolosi si sono verificati ancora.

Dopo quelli del 2020, scontri, più lievi, ci furono anche nel dicembre del ’22 nella zona di Tawang nell’Arunachal Pradesh: territorio che Pechino rivendica come proprio. A Tawang si trova il monastero buddista che fu il primo rifugio del Dalai Lama in India quando fuggì dal Tibet nel ’59. “La Cina vuole Tawang perché ritiene che il controllo su quello che oggi è il centro più importante del buddismo tibetano al di fuori del Tibet aiuterà a consolidare la sua presa sulla popolazione tibetana”, affermava quest’estate al New York Times Derek Grossman, analista alla Rand Corporation.

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