Arresti shock in Israele: “Presa la rete degli ebrei che spiava per l’Iran”
di Gianluca Di FeoSette ebrei immigrati in Israele dall’Azerbaijan avrebbero lavorato come spie per Teheran: due di loro sarebbero addirittura minorenni e un altro avrebbe disertato dall’Esercito. Una vicenda di infiltrazione clamorosa perché condotta dagli 007 degli ayatollah nel cuore dello Stato ebraico, mettendo in campo un carosello di agenti che sembrano usciti da un copione di James Bond, inclusi mediatori turchi e corrieri di denaro russi. Tutto troppo semplice e troppo vecchio stile per avere la portata strategica che alcuni media e alcuni esponenti politici israeliani gli stanno attribuendo, caricando i sette spioni di una responsabilità degli attacchi missilistici lanciati dall’Iran o da Hezbollah che hanno preso di mira le installazioni militari da loro fotografate, come il quartiere generale di Kirya o gli aeroporti di Nevatim e Ramat David: strutture militari che però sono ampiamente documentate sul web.
Allo stesso tempo anche questa storia dimostra l’accanimento dell’intelligence d…
Sette ebrei immigrati in Israele dall’Azerbaijan avrebbero lavorato come spie per Teheran: due di loro sarebbero addirittura minorenni e un altro avrebbe disertato dall’Esercito. Una vicenda di infiltrazione clamorosa perché condotta dagli 007 degli ayatollah nel cuore dello Stato ebraico, mettendo in campo un carosello di agenti che sembrano usciti da un copione di James Bond, inclusi mediatori turchi e corrieri di denaro russi. Tutto troppo semplice e troppo vecchio stile per avere la portata strategica che alcuni media e alcuni esponenti politici israeliani gli stanno attribuendo, caricando i sette spioni di una responsabilità degli attacchi missilistici lanciati dall’Iran o da Hezbollah che hanno preso di mira le installazioni militari da loro fotografate, come il quartiere generale di Kirya o gli aeroporti di Nevatim e Ramat David: strutture militari che però sono ampiamente documentate sul web.
Allo stesso tempo anche questa storia dimostra l’accanimento dell’intelligence di Teheran per riuscire a mettere piede nella società israeliana e realizzare una rappresaglia dopo i tanti colpi inflitti dal Mossad sul territorio della Repubblica islamica. I sette avrebbero compiuto ben seicento missioni in due anni: il movente sarebbe esclusivamente economico e poiché venivano pagati per ogni compito concluso, sarebbero stati sempre affamati di nuovi incarichi. Avrebbero intascato “centinaia di migliaia di dollari”, in parte in criptovalute o consegnati da turisti russi. «È una delle vicende più gravi su cui abbia mai investigato – ha detto il sovrintendente capo Yaron Binyamin, che guida l’unità Lahav 433, spesso definita l’Fbi israeliana -: rischiano di venire accusati di complicità con il nemico in tempo di guerra, una contestazione che prevede l’ergastolo o la pena capitale». E il ministro dello Sport e della Cultura, Miki Zohar, ha chiesto proprio la condanna a morte: «I traditori che mettono in pericolo la nostra sicurezza per arricchirsi mentre noi combattiamo richiedono le misure più drastiche. È l’unica strada per creare un deterrente e impedire vicende simili nel futuro».
Azis Nisanov, Alexander Sadykov, Vyacheslav Gushchin, Yevgeny Yoffe e Yigal Nissan – questi i nomi dei maggiorenni arrestati – vivevano a Haifa o nella regione settentrionale. Il reclutamento sarebbe stato condotto in Azerbaijan, dove uno degli ebrei con passaporto israeliano sarebbe stato avvicinato da “Alkhasan”, l’intermediario turco, che poi avrebbe introdotto lui e gli altri sei a “Alhan” e “Orhan”, gli agenti iraniani. Nei due anni avrebbero compiuto centinaia di ispezioni, fotografando e filmando – sempre e solo dall’esterno – le infrastrutture militari e civili più delicate: le batterie di Iron Dome, i porti, la centrale elettrica di Hedera. Sono accusati pure di avere fornito una mappa del centro di addestramento della brigata Golani, dove un drone di Hezbollah è riuscito a colpire la mensa uccidendo quattro soldati. Avrebbero compiuto anche pedinamenti, raccogliendo informazione su cittadini israeliani, inclusa un’importante figura degli apparati di sicurezza: avrebbero scattato foto della sua casa e sorvegliato i suoi bambini. Non è escluso che potessero venire coinvolti in un piano per assassinarla.
Le indagini, condotte anche dallo Shin Bet, sarebbero andate avanti per mesi e gli arresti sono scattati il 19 settembre, ma rivelati solo ieri. Probabilmente gli israeliani, una volta individuata la cellula, l’hanno sorvegliata nel tentativo di incastrare i reclutatori iraniani o di inserire informazioni pilotate tra quelle da trasmettere a Teheran.