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Attentato ad Ankara. Il governo: “Il Pkk torna a colpire”. Strage alla fabbrica aerospaziale di Erdogan

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Un uomo e una donna armati assaltano la Tusas, l’azienda di Stato che produce armamenti alle porte della capitale turca. Spari ed esplosioni, intervengono le forze speciali. Cinque le vittime tra i dipendenti. Il governo: “Sono stati i terroristi curdi”
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La morte arriva alla compagnia aerospaziale turca su un taxi rubato. Due individui, un uomo e una donna, giovani, a volto scoperto e armati di fucili d’assalto, scendono dall’auto gialla e si mettono a sparare ai cancelli di ingresso del campus della Tusas quando ad Ankara sono le quattro del pomeriggio. La prima vittima di una giornata infernale muore lì, a due metri dal taxi, ed è il suo conducente, capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Per più di un’ora la fabbrica pubblica vanto dell’industria bellica turca, a una trentina di chilometri dalla capitale, è ostaggio del terrore. Tra centinaia di dipendenti ci sono anche undici italiani, otto sono tecnici di Leonardo lì per un programma di collaborazione tra colossi degli armamenti. L’uomo riesce a scavalcare i tornelli e a entrare nell’edificio. In tutto ammazzano cinque persone - oltre al taxista sono tutti dipendenti delle Turkish Aerospace Industries - ne feriscono ventidue, prima di essere uccisi dalle forze special…

La morte arriva alla compagnia aerospaziale turca su un taxi rubato. Due individui, un uomo e una donna, giovani, a volto scoperto e armati di fucili d’assalto, scendono dall’auto gialla e si mettono a sparare ai cancelli di ingresso del campus della Tusas quando ad Ankara sono le quattro del pomeriggio. La prima vittima di una giornata infernale muore lì, a due metri dal taxi, ed è il suo conducente, capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Per più di un’ora la fabbrica pubblica vanto dell’industria bellica turca, a una trentina di chilometri dalla capitale, è ostaggio del terrore. Tra centinaia di dipendenti ci sono anche undici italiani, otto sono tecnici di Leonardo lì per un programma di collaborazione tra colossi degli armamenti. L’uomo riesce a scavalcare i tornelli e a entrare nell’edificio. In tutto ammazzano cinque persone - oltre al taxista sono tutti dipendenti delle Turkish Aerospace Industries - ne feriscono ventidue, prima di essere uccisi dalle forze speciali intervenute, riferiscono i testimoni, meno di un’ora dopo dall’inizio delle sparatorie. Gli italiani sono illesi.

«Erano del Pkk», dirà in serata il ministro della Difesa nazionale Yasar Güler. «Ogni volta diamo a questi maledetti la punizione che meritano, ma non diventano mai più furbi. Uno dei terroristi è nato nel 1992 ed è registrato a Beytüssebap». Contro l’ala paramilitare del Partito dei lavoratori curdi, in perenne lotta armata contro il governo turco, punta il dito anche il ministro dell’Interno, Ali Yerlikaya, seppur con meno certezza del collega. «È molto probabile che siano del Pkk», dice. «L’indagine per l’identificazione è in corso, stiamo confrontando le impronte digitali».

Una foto delle tante che hanno bucato la censura imposta ai social e ai siti di informazione dalle autorità turche («per motivi di sicurezza potete pubblicare solo le notizie ufficiali») mostra il cadavere insanguinato di una donna con la mimetica, accanto a uno zaino. In un’altra, l’arsenale a loro disposizione: due fucili, mezza dozzina di bombe a mano, cinque caricatori.

Stando a quanto si riesce a ricostruire con fonti ufficiali e coi filmati delle telecamere di sorveglianza, i due si avvicinano ai cancelli della sede centrale della Tusas (è in provincia di Ankara, a Kharamankazan) a bordo del taxi, balzano giù e aprono il fuoco. Lanciano una granata davanti all’ingresso: il lampo dell’esplosione, che sulle prime fa pensare a un attentato kamikaze, appare in un video girato col telefonino da un dipendente. Poi eccoli che scaricano i fucili contro le porte. Dentro, tutti corrono a rifugiarsi nei rifugi e in locali sicuri. Gli ingegneri italiani, che rimarranno chiusi per quattro ore, riferiscono di aver sentito due esplosioni. Nel perimetro della compagnia aerospaziale c’è anche un asilo nido ma a quell’ora, per fortuna, è già vuoto.

«L’aggressore maschio ha poi tentato di fare irruzione nel dipartimento risorse umane e nell’accademia», racconta una fonte anonima al portale Middle East Eye. Aggiungendo: «Undici ostaggi sono stati liberati dopo un’operazione delle forze speciali». Del sequestro, però, le autorità turche non hanno parlato. I gendarmi e le teste di cuoio sono arrivati con un elicottero, mentre un drone sorvolava la fabbrica. La caccia ai due è cominciata così.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha appreso della presenza di italiani nel campus appena è sbarcato a Istanbul per incontrare il suo omologo turco e discutere di piani di pace per il Medio Oriente. «Sono stati sempre al sicuro», ha dichiarato in seguito il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il capo di stato turco Erdogan era al vertice Brics in Russia e stava incontrando Putin. «Un attacco vile», lo ha definito.

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