Barricati dentro gli uffici, le urla strozzate in gola per paura di essere scoperti, seduti per terra con la testa avvolta tra le braccia. E il terrore tenuto a distanza da messaggi brevi per rassicurare colleghi e parenti: «Siamo vivi, nessun ferito. Ma siamo preoccupati». E poi: «Sentiamo gli spari vicino», «Adesso c’è silenzio», «È esplosa un’altra bomba». Una cronaca telegrafica mentre fuori …