TBILISI — Alle undici di sera, Tbilisi è stranamente calma: le strade sono deserte. Solo tre ore prima, il clima era di euforia: alla chiusura dei seggi, caroselli di macchine festeggiavano il successo alle elezioni, le bandiere della Georgia e dell’Europa al vento, fuori dai finestrini. Solo, non era possibile fare distinzione tra i sostenitori del partito al potere e quelli delle opposizioni: tutti pensavano di aver vinto.
Gli exit poll, partigiani come i sondaggi, davano risultati diversi a seconda dell’istituto che li aveva realizzati, vicino al governo o agli sfidanti. Alle dieci arriva la doccia gelida per le quattro formazioni che speravano di mettere fine al regno di Sogno georgiano, al potere dal 2012. I risultati preliminari della commissione elettorale indicano che, ancora una volta, la creatura del miliardario Bidzina Ivanishvili, l’uomo più ricco del Paese, avrebbe ottenuto la maggioranza in Parlamento.
Giorgi Butikashvili, del partito Ahali, risponde al telefono mentre…
TBILISI — Alle undici di sera, Tbilisi è stranamente calma: le strade sono deserte. Solo tre ore prima, il clima era di euforia: alla chiusura dei seggi, caroselli di macchine festeggiavano il successo alle elezioni, le bandiere della Georgia e dell’Europa al vento, fuori dai finestrini. Solo, non era possibile fare distinzione tra i sostenitori del partito al potere e quelli delle opposizioni: tutti pensavano di aver vinto.
Gli exit poll, partigiani come i sondaggi, davano risultati diversi a seconda dell’istituto che li aveva realizzati, vicino al governo o agli sfidanti. Alle dieci arriva la doccia gelida per le quattro formazioni che speravano di mettere fine al regno di Sogno georgiano, al potere dal 2012. I risultati preliminari della commissione elettorale indicano che, ancora una volta, la creatura del miliardario Bidzina Ivanishvili, l’uomo più ricco del Paese, avrebbe ottenuto la maggioranza in Parlamento.
Giorgi Butikashvili, del partito Ahali, risponde al telefono mentre sta per entrare nella sala di un hotel nel centro della capitale («non posso dire il nome») per una riunione di tutti i leader dei partiti di opposizione. La presidente Salomé Zourabichvili, che tanto si è spesa per unire questa compagine eterogenea divisa da personalismi e vecchi rancori, non parteciperà, ma «tutto sarà deciso in coordinazione con lei». Un vertice convocato d’urgenza, che si immagina lungo, il comunicato uscirà solo a notte fonda. Ma il messaggio è già chiaro prima ancora di iniziare i colloqui: «Non crediamo a questi risultati». La regolarità del voto, afferma Butikashvili, sarà contestata, c’è solo da capire in quale forma. «Ci sono state evidenti manipolazioni», dice perentorio.
«Aspetteremo domani i risultati definitivi e la tabulazione parallela dei voti (un metodo matematico-statistico di osservazione elettorale che si basa su un campione casuale rappresentativo di seggi, ndr), al momento non so che cosa faremo». Nei prossimi giorni, con tutta probabilità, Tbilisi tornerà alle dimostrazioni di piazza. Ma bisognerà vedere se le opposizioni, prove alla mano, riusciranno a convincere i cittadini dell’irregolarità del voto.
Dalla sede di Sogno georgiano, il presidente del Parlamento Shalva Papuashvili parla con Repubblica di «un film già visto nel 2020, nel 2016 e nel 2012. Le opposizioni hanno un’agenda radicale, e non riescono ad accettare le sconfitte elettorali. Per questo ci rivolgeremo alla Corte costituzionale». Perché le metta fuori legge: una delle promesse con cui Sogno georgiano ha vinto le elezioni.