Se in quel luogo lontano e fatato i Beatles hanno scritto così tante canzoni, non è dovuto solo alla magia del posto, all’aura spirituale dell’India, alla fascinazione del Maharishi; o quantomeno, non solo a queste poetiche motivazioni. C’era una ragione molto più prosaica, ma non meno importante. Per la prima volta i Beatles, arrivati nell’ashram in India in quel febbraio del 1968, si fermarono, si presero una bella pausa dalla loro travolgente e inarrestabile corsa, non solo, erano completamente isolati dal mondo esterno, niente pressioni, niente fan, niente paparazzi, una condizione ideale e mai sperimentata prima.
E da lì venne un profluvio di canzoni. Ringo, che non scriveva, fu il primo a stancarsi e dopo un paio di settimane con voglia di cibo più familiare…
Se in quel luogo lontano e fatato i Beatles hanno scritto così tante canzoni, non è dovuto solo alla magia del posto, all’aura spirituale dell’India, alla fascinazione del Maharishi; o quantomeno, non solo a queste poetiche motivazioni. C’era una ragione molto più prosaica, ma non meno importante. Per la prima volta i Beatles, arrivati nell’ashram in India in quel febbraio del 1968, si fermarono, si presero una bella pausa dalla loro travolgente e inarrestabile corsa, non solo, erano completamente isolati dal mondo esterno, niente pressioni, niente fan, niente paparazzi, una condizione ideale e mai sperimentata prima.
E da lì venne un profluvio di canzoni. Ringo, che non scriveva, fu il primo a stancarsi e dopo un paio di settimane con voglia di cibo più familiare e abitudini domestiche, se ne tornò a casa, Paul rimase un bel po’, e ancora di più resistettero George, che era il promotore dello slancio verso l’India, e John, fin quando non si insinuò il sospetto, poi rivelatosi quasi certamente infondato, che il Maharishi allungasse le mani sulle giovani e attraenti discepole. Ma anche qui, com’è noto, arrivò puntualmente una canzone, a presa in giro, intitolata “Sexy Sadie”.
Di fatto gran parte della rigogliosa creatività incisa poi nel Doppio Bianco, e negli album seguenti, nasce in quell’ashram, dove tra cellette e meditazioni, i Beatles si ritrovarono ad aver un sacco di tempo da occupare. Con aneddoti molto gustosi. “Dear Prudence” nacque come invocazione a Prudence Farrow, sorella di Mia, che si era chiusa nella sua celletta e non voleva più uscirne, ma più in generale furono decine gli spunti e i frammenti che nel giro di pochi mesi sarebbero diventate canzoni.
Ecco il vero regalo che Maharishi fece ai Beatles e quindi al mondo intero. Li convinse a fermarsi, meditare, stare in pace, lontani dalla pazza folla, e dalla follia che aveva costruito il successo del più grande gruppo musicale della storia.