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Georgia, nella piazza di Tbilisi che chiede l’Europa: “Vogliamo indietro il nostro voto”

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Davanti al Parlamento tra le migliaia di manifestanti che protestano contro la vittoria del partito filorusso alle parlamentari. La presidente Zourabichvili. “Indagheremo sui brogli”. E l’opposizione minaccia: “Non entreremo in Parlamento fino a nuove elezioni sotto supervisione internazionale”
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TBILISI – Tamar e Sergi Kakhadze sono stanchi. Negli ultimi mesi hanno manifestato più volte e non è bastato: il governo ha approvato comunque la contestata legge in stile russo “sull’influenza straniera” che ha costretto Bruxelles a sospendere il percorso di integrazione della Georgia nella Ue. Sabato hanno votato per l’opposizione europeista e non è bastato: grazie ai brogli denunciati anche dagli osservatori internazionali, ha vinto il partito al potere Sogno Georgiano finanziato dal losco miliardario filorusso Bidzina Ivanishvili.

Ma oggi, dicono, sono ottimisti. L’appello della presidente Salome Zourabichvili a scendere in piazza per denunciare il “voto rubato” li ha galvanizzati. Camminano veloci lungo l’elegante viale Rustaveli, avvolti lei nella bandiera georgiana rossobianca, lui in quella europea blustellata, e quando sbucano sul piazzale davanti al Palazzo del Parlamento tirano un sospiro: “Non siamo soli”.

TBILISI – Tamar e Sergi Kakhadze sono stanchi. Negli ultimi mesi hanno manifestato più volte e non è bastato: il governo ha approvato comunque la contestata legge in stile russo “sull’influenza straniera” che ha costretto Bruxelles a sospendere il percorso di integrazione della Georgia nella Ue. Sabato hanno votato per l’opposizione europeista e non è bastato: grazie ai brogli denunciati anche dagli osservatori internazionali, ha vinto il partito al potere Sogno Georgiano finanziato dal losco miliardario filorusso Bidzina Ivanishvili.

Ma oggi, dicono, sono ottimisti. L’appello della presidente Salome Zourabichvili a scendere in piazza per denunciare il “voto rubato” li ha galvanizzati. Camminano veloci lungo l’elegante viale Rustaveli, avvolti lei nella bandiera georgiana rossobianca, lui in quella europea blustellata, e quando sbucano sul piazzale davanti al Palazzo del Parlamento tirano un sospiro: “Non siamo soli”.

Manca ancora un po’ alle 19, ora dell’appuntamento, ma sono già in tanti a sventolare bandiere, compresa quella ucraina e lo stendardo Nato, o a issare cartelli: “La società internazionale non ci lasci soli” oppure “Un cittadino = un voto, i servizi segreti = 50 voti”. Elene Gergedava, 22 anni, era arrivata qui col suo “kit d’ordinanza” contro i gas lacrimogeni: collirio e occhialoni di plastica. Li indossa comunque, quasi delusa: “Non vedo i camion-cisterna per gli idranti. Non ci prendono sul serio. Ma dimostreremo loro che siamo la maggioranza”.

Da che parte voglia andare questa ex Repubblica sovietica, te lo dice anche il banchetto che la settantenne Irina ha posizionato in un angolo sin dal primo pomeriggio: chiede 10 lari georgiani (tre euro e pochi spiccioli) per la bandiera nazionale e 15 per quella europea. Quelle 12 stelle bistrattate da noi che in Europa ci siamo per i georgiani rappresentano l’unico scudo contro un opprimente passato tornato a bussare.

“Sogno Georgiano dovrebbe chiamarsi Sogno Russo”, sostiene la trentenne Lika Lazishvili. “Vogliono riportare il Paese nella sfera d’influenza russa. Ma noi vogliamo essere parte della famiglia europea e lotteremo per questo”. La pensionata Lia Kakhadze ha abbastanza anni per ricordarsi che cosa voglia dire vivere sotto il giogo russo. Non a caso ha sparso vari fogli sgrammaticati contro la Russia e contro Putin proprio attorno al monumento cubico che commemora i ventuno manifestanti che furono uccisi dall’esercito sovietico mentre chiedevano l’indipendenza il 9 aprile del 1989. “I russi sono occupanti”, dice. “Hanno già conquistato il mio Paese coi carri armati. A pochi chilometri da qui, in Sud Ossezia e in Abkhazia, ci sono già i soldati russi. E ora vogliono occuparci con un governo fantoccio. Ma non voglio essere e non sarò mai una loro schiava”.

Quando finalmente arriva la presidente, che ha ingaggiato un corpo a corpo col governo a dispetto del suo ruolo puramente cerimoniale, si levano urla e applausi. Il viale e il piazzale sono oramai gremiti di manifestanti, 20mila secondo le agenzie internazionali, che insieme intonano l’inno georgiano. “Il vostro voto è stato rubato e hanno cercato di rubare anche il vostro futuro. Ma nessuno ha il diritto di farlo e voi non lo permetterete. Sarò al vostro fianco fino alla fine in questo percorso europeo, finché non raggiungeremo le porte dell’Europa”, promette Zourabichvili. E invita tutti a raccogliere le prove del “furto massiccio e sistematico di voti”. L’inchiesta, spiega, sarà soltanto la prima fase del piano d’azione che ha studiato insieme all’opposizione europeista.

Spetta ai leader dei quattro gruppi che hanno siglato la sua “Carta Europea” e che si alternano sul palco tra applausi e boati illustrare il resto. Chiedono di svelare le liste degli elettori per poter verificare che non ci siano stati voti multipli. Non entreranno in Parlamento, ribadiscono, rigettano il loro mandato di parlamentari. Chiedono nuove elezioni supervisionate da un’amministrazione elettorale internazionale. Ma dal momento che non entrare in Parlamento non potrà fermare il Sogno Georgiano dal formare un nuovo governo, invitano a continuare a manifestare.

Che Sogno Georgiano stia già pensando alle contromosse è chiaro dalla reazione del premier Irakli Kobakhidze che accusa la presidente e tutta l’opposizione di voler “scuotere l’ordine costituzionale” e fa leva sui timori di “un’imminente minaccia di guerra con la Russia”, cavallo di battaglia anche della sua campagna elettorale. Lo spalleggia non solo il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che “respinge fermamente” le accuse di ingerenza, ma anche Viktor Orbán volato a Tbilisi tra le proteste dei colleghi europei.

In piazza il nome del premier ungherese viene accolto da fischi. Gli oppositori confidano nel sostegno del resto della comunità internazionale, dicono. Poi, ascoltato l’inno europeo e intonato ancora una volta quello georgiano, si congedano dalla piazza. Molti manifestanti però restano. “Staremo qui fino a tarda notte. Vogliamo dare un segnale”, promette la 21enne Tatia Zarkua. È quasi mezzanotte e qualcuno continua a proiettare col laser diverse scritte sul frontone del Parlamento. Una dice: “Siamo ancora qui”.

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