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Il portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi: “Non abbandoneremo i palestinesi, solo l’Onu può chiudere l’Unrwa”

Jonathan Fowler (afp)

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Intervista a Jonathan Fowler: “La legge che ci mette al bando in Israele è illegale: non ci stiamo preparando ad andare via”
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GERUSALEMME – Il giorno dopo il passaggio alla Knesset delle leggi che mettono al bando l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi, l’atmosfera nel suo quartier generale di Gerusalemme Est è tranquilla. “Siamo abituati ad affrontare l’imprevedibile, illazioni, attacchi contro le nostre strutture e ora questo,” spiega a Repubblica Jonathan Fowler, funzionario per la comunicazione dell’Unrwa. Che sottolinea come la partita sia tutt’altro che chiusa, per non abbandonare i rifugiati palestinesi della regione, soprattutto a Gaza.

Cosa succederà ora?

"Partiamo dal presupposto che il fatto che queste leggi siano state approvate non significa che ci prepariamo a smontare il nostro quartier generale e ad andarcene. Non si può disfare unilateralmente un trattato multilaterale. Se un paese mette se stesso in una condizione di violazione della legge internazionale, non è automatico che l’intero sistema Onu si adatti a seguire quello che dice. Quanto accaduto è oltraggioso e n…

GERUSALEMME – Il giorno dopo il passaggio alla Knesset delle leggi che mettono al bando l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi, l’atmosfera nel suo quartier generale di Gerusalemme Est è tranquilla. “Siamo abituati ad affrontare l’imprevedibile, illazioni, attacchi contro le nostre strutture e ora questo,” spiega a Repubblica Jonathan Fowler, funzionario per la comunicazione dell’Unrwa. Che sottolinea come la partita sia tutt’altro che chiusa, per non abbandonare i rifugiati palestinesi della regione, soprattutto a Gaza.

Cosa succederà ora?

"Partiamo dal presupposto che il fatto che queste leggi siano state approvate non significa che ci prepariamo a smontare il nostro quartier generale e ad andarcene. Non si può disfare unilateralmente un trattato multilaterale. Se un paese mette se stesso in una condizione di violazione della legge internazionale, non è automatico che l’intero sistema Onu si adatti a seguire quello che dice. Quanto accaduto è oltraggioso e non sono sicuro che neanche gli stessi parlamentari siano consapevoli di quanto hanno fatto. Antonio Guterres ha detto che ha intenzione di portare la questione all’Assemblea Generale, alcuni stati membri potrebbero adire la Corte di Giustizia Internazionale e ci potrebbero essere anche altre azioni”.

Le nuove leggi passate dalla Knesset proibiscono all’Unrwa di continuare le sue attività in territorio israeliano e a qualsiasi autorità israeliana di avere contatti con l’agenzia anche per quanto riguarda le sue operazioni a Gaza o in Cisgiordania. Se implementate, quali sarebbero le conseguenze?

"Per quanto riguarda la prima parte è una buona domanda, perché non dimentichiamo che Gerusalemme Est, secondo la legge internazionale è territorio occupato anche se non lo è secondo quella israeliana. Allo stesso tempo, è vero che noi lavoriamo e ci muoviamo anche in territorio israeliano. Per Gaza e la Cisgiordania, diventerebbero un problema il movimento di persone e merci attraverso Israele, e verrebbe a mancare la capacità di coordinarci con le autorità, incluse quelle militari, per diverse necessità, incluso il deconfliction (il coordinamento per evitare incidenti di fuoco amico o su attori umanitari ndr) che è essenziale in ogni zona di guerra. Avere un canale di comunicazione con le autorità dei luoghi in cui operiamo è assolutamente necessario”.

Per Israele, Unrwa è ormai compromessa con Hamas, a maggior ragione visto che alcuni suoi dipendenti hanno partecipato al 7 ottobre.

“Prima di tutto voglio sottolineare che l’Unrwa ha condannato ripetutamente gli attacchi del 7 ottobre. Sono stati abominevoli. L’accusa che l’Unrwa sia infiltrata da Hamas è falsa. In passato quando abbiamo ricevuto denunce di non neutralità le abbiamo investigate e lo stesso abbiamo fatto in gennaio quando abbiamo ricevuto le accuse riguardanti il 7 ottobre, e data la loro serietà abbiamo commissionato un’inchiesta indipendente del corpo investigativo dell’Onu. Ci sono voluti alcuni mesi, anche per la scarsa cooperazione con le autorità israeliane, e poi in base ai suoi risultati, dei 19 casi, per nove abbiamo potuto accertare con un certo grado di probabilità che avessero partecipato agli attacchi e sono stati licenziati. In luglio Israele ci ha mandato una lista di affiliati ad Hamas, ma fornendo soltanto i loro nomi, e tra errori e casi di omonimia per noi questo non è sufficiente per agire. Ci troviamo in una situazione impossibile in cui ci viene chiesto di investigare ma non ci vengono fornite le prove per investigare. Cosa possiamo fare? Se pensiamo che a Gaza abbiamo 13mila lavoratori, 30mila in tutta la regione, stiamo comunque parlando di numeri piccolissimi. E ricordiamoci anche che se qualcuno si macchia di atti criminali, noi non abbiamo il potere di perseguirlo. Queste insinuazioni sono solo scuse per liberarsi dell’Unrwa”.

Eppure capisce che per l’opinione pubblica israeliana è dura vedere un dipendente dell’Onu, che dovrebbe essere simbolo di coesistenza e pace, compiere atti terroristici.

"Lo capisco assolutamente ed è la ragione per cui abbiamo condannato gli attacchi, chiediamo che gli ostaggi tornino a casa e che la guerra finisca per tutti coloro che stanno soffrendo. Allo stesso tempo, penso che la campagna contro l’Unrwa stia sfruttando questi sentimenti per fomentare le persone e che le reazioni emozionali non possano essere la base per formulare politiche internazionali”.

I governi di molti paesi hanno chiesto a Israele di non implementare le leggi ma hanno anche insistito sulla necessità dell’Unrwa di riformarsi per superare i problemi.

"Senz’altro ci sono sempre margini di miglioramento e lavoriamo costantemente per farlo. Allo stesso tempo molte delle accuse contro Unrwa sono pretestuose, come quella di permettere ad Hamas di usare le nostre infrastrutture, che vengono ripetutamente sollevate dai militari israeliani, quando si tratta di edifici, scuole, uffici, di cui abbiamo perso il controllo da mesi. Non possiamo essere responsabili per luoghi che non controlliamo”.

Come vede il futuro?

"Non possiamo permettere che le nostre operazioni a Gaza, dove provvediamo cibo, ricovero e sostegno umanitario, si fermino. Dobbiamo guardare negli occhi la gente della Striscia, i suoi bambini. Dobbiamo pensare a loro, ma anche al rischio del collasso dei sistemi sanitari, educativi e sociali per i rifugiati palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con le conseguenze sulla stabilità dell’intera regione. Senza dimenticare che secondo la legge umanitaria internazionale, è responsabilità del paese occupante provvedere questi servizi alla popolazione. Se non ci fosse l’Unrwa, toccherebbe quindi a Israele. Aggiungo un ultimo elemento: se queste leggi venissero implementate, creerebbero un precedente pericoloso per le altre situazioni di conflitto in tutto il mondo, dove a un governo potrebbe far comodo eliminare un’agenzia Onu. Il multilateralismo non sarà perfetto, ma è il sistema migliore che abbiamo”.

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