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Catastrofe “Dana”, l’alluvione del secolo travolge Valencia

(agf)

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In poche ore cade la pioggia di un intero anno: è strage. Il primo bilancio è di 95 morti:“Intrappolati come topi”. Polemiche per l’allarme meteo ignorato dalle autorità
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VALENCIA — Strade irriconoscibili, mutate in letti torrentizi sconvolti da rapide gonfie di cassonetti per l’immondizia. Montagne di carcasse di auto e di camion naviganti, alla deriva nella corrente simili a zattere risucchiate in un gorgo. Alberi abbattuti dalle trombe d’aria, scagliati lontano nel vento come foglie secche, ammassati a centinaia contro edifici che appaiono bombardati anche dai pali crollati delle linee elettriche. Città e villaggi ancora irraggiungibili, isolati tra fiumi esondati, punti sbriciolati, frane e invalicabili barriere di fango. II sud della Spagna tra martedì e ieri non aveva mai vissuto due giorni simili di apocalisse.

La peggior alluvione da 28 anni tra Cadice, Valencia e Barcellona, sommata però a scrosci torrenziali senza precedenti nell’ultimo secolo: in otto ore la striscia di terra stretta tra i monti dell’interno e il mare Mediterraneo, indurita dopo mesi estivi di spaventosa siccità, è stata all’improvviso sommersa dalla pioggia che cade in…

VALENCIA — Strade irriconoscibili, mutate in letti torrentizi sconvolti da rapide gonfie di cassonetti per l’immondizia. Montagne di carcasse di auto e di camion naviganti, alla deriva nella corrente simili a zattere risucchiate in un gorgo. Alberi abbattuti dalle trombe d’aria, scagliati lontano nel vento come foglie secche, ammassati a centinaia contro edifici che appaiono bombardati anche dai pali crollati delle linee elettriche. Città e villaggi ancora irraggiungibili, isolati tra fiumi esondati, punti sbriciolati, frane e invalicabili barriere di fango. II sud della Spagna tra martedì e ieri non aveva mai vissuto due giorni simili di apocalisse.

La peggior alluvione da 28 anni tra Cadice, Valencia e Barcellona, sommata però a scrosci torrenziali senza precedenti nell’ultimo secolo: in otto ore la striscia di terra stretta tra i monti dell’interno e il mare Mediterraneo, indurita dopo mesi estivi di spaventosa siccità, è stata all’improvviso sommersa dalla pioggia che cade in un anno. Gli allarmi meteo più catastrofisti temevano tra 150 e 180 litri d’acqua per metro quadrato in 24 ore: ne sono bastate otto per superare quota 445. Come se dal cielo fosse caduto in blocco l’oceano.

Qui si chiama Dana, acronimo spagnolo che sta per “depressione isolata ad alta quota”. Un’immensa goccia di aria fredda si stacca e precipita in una depressione che finisce per scontrarsi con le correnti più calde degli strati bassi. Il freddo più freddo contro il caldo più caldo di un clima devastato dai nostri gas: chi vive incastrato sulla terra distesa tra le vette e le onde, sa di non essere più al sicuro. Alla siccità segue l’alluvione. Un bilancio definitivo è ancora impossibile: si è ridotti a sperare di fermarsi attorno a 100 morti, centinaia di dispersi, migliaia di alluvionati sfollati.

La scenografia rimanda a eventi rari e indelebili: gli effetti dello tsunami che nel 2011 ha cancellato la costa orientale del Giappone, la tempesta Vaia sulle Dolomiti con Venezia inghiottita per giorni nella sua laguna, coste, valli e città di un’Emilia Romagna che ormai sa di dover ripensare il proprio futuro. Qui a Valencia, epicentro urbano del diluvio, si sono fuse le catastrofi globali e un’immagine non verrà dimenticata: due nonni e la nipotina impietriti nella notte, arrampicati sul ramo di un albero di un parco del centro, con il livello del limo impetuoso che sale a vista d’occhio fino a raggiungere i tre metri, arrivando alla loro gola. Al mattino, con il ritorno della luce, non c’erano più.

Un atto burocratico rivela la portata del disastro: l’istituto di medicina legale della città ha istituito nove squadre forensi inviandole nelle località più colpite della regione. La loro missione è rimuovere i cadaveri e portare i resti delle vittime nel cortile del tribunale: i parenti dei dispersi sono invitati a identificarli.

Nelle ore più tragiche di martedì, tra il pomeriggio e la notte, sulla tangenziale centinaia di persone sorprese nelle strade travolte dalle onde sono riuscite a salvarsi abbracciandosi fino a formare catene umane decise a resistere: «Chi avesse perso la presa – dice la signora Patricia Rodriguez – sarebbe stato trascinato via dai flutti». Il panico è esploso al punto che una folla atterrita ha rischiato la vita per dare l’assalto ai pochi supermercati aperti: razzie di acqua in bottiglia, latte e riso, in previsione di un infinito “day after”. Centinaia le auto gonfie di casse e di generi di prima necessità, scagliate in aria da ripetute trombe d’aria. Allarme massimo anche a Barcellona, che ora trema: le spiagge sono chiuse e si temono grandinate con chicchi di ghiaccio simili a limoni.

Il premier spagnolo Pedro Sanchez, atteso oggi a Siviglia e in contatto con re Felipe VI, ha riunito l’unità di crisi per la gestione dell’emergenza: «Nessuno sarà lasciato solo – ha promesso – insieme ricostruiremo». La gente in queste ore terribili pensa invece a salvarsi proprio da sola. Tre giorni di lutto nazionale, fino al 2 novembre, scuole e uffici chiusi, paese paralizzato. Macerie, allagamenti e frane sbarrano il passo ai soccorritori: nei paesi dell’interno, come nei quartieri cittadini più antichi e chiusi da un labirinto di vicoli, molti luoghi restano irraggiungibili, privi di elettricità e di collegamenti telefonici.

Nessuno ha il coraggio di pensare a cosa si troverà quando la terra tornerà percorribile: si parla di asili, scuole e case di riposo in cui all’alba di ieri il pelo dell’acqua ha superato i due metri e ancora non s’è ritirata al suo posto. Tra i centri più devastati c’è la città di Utiel: il sindaco Ricardo Gabaldon ha diffuso un video che lo ritrae in lacrime: «È stato il giorno peggiore della mia vita – dice - ho visto sparire persone intrappolate come topi. A chi cercava di raggiungerle gridavano arriva l’acqua, tornate indietro. Non so chi di loro è ancora vivo».

Tutti si chiedono: già ci guida l’intelligenza artificiale, possibile non lanciare in tempo un allarme meteo? Sì, possibile. Il presidente della comunità valenciana, Carlos Mazòn, rischia così di annegare tra le polemiche politiche. Vinte le elezioni, ha abolito l’unità regionale di emergenza. Nelle ore del calvario era a un evento di promozione turistica. L’allarme rosso è stato lanciato martedì mattina alle 7: informazioni, inviti pubblici a restare in casa e istruzioni d’emergenza sono arrivate alle 20, tredici ore dopo, nel pieno delle inondazioni. A Valencia è toccato all’università, prima di mezzogiorno, intimare a professori e studenti di non muoversi. Oltre a Valencia, Jerez de la Frontera e l’area attorno a Barcellona, i centri più sconvolti sembrano essere Letur, L’Alcudia e Utiel. I satelliti non vedono più le case, ma cumuli di macerie. Non è stata una naturale fatalità: anche in Spagna dietro la terra rotta ci siamo noi.

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