BEIRUT — Il santuario di Giove, il tempio di Bacco e le bombe di Netanyahu: la cartolina di Baalbek, uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente, va aggiornata. Dietro alle pietre di duemila anni fa, patrimonio dell’Unesco e quindi del mondo, si alzano nuvole di fumo grigio. I missili che hanno fatto scappare centomila persone in quattro ore non mirano gli scavi ma generano vibrazioni sul terreno dannose per le colonne dei romani. E gli ultimi di Baalbek cercano riparo proprio lì, vicino alle antiche rovine, nell’illusione che sia un posto inviolabile.
Fuga da Baalbek nel giorno del primo discorso da segretario generale di Naim Qassem, il successore di Nasrallah. E mentre si lavora all’accordo per una tregua da siglare prima delle elezioni americane. Come a voler sfruttare un’ultima finestra di azione, dunque, i caccia israeliani hanno scaricato tonnellate di esplosivo su Baalbek e i villaggi vicini di Ain Bourday e Douris. La città è a maggioranza sciita, capoluo…
BEIRUT — Il santuario di Giove, il tempio di Bacco e le bombe di Netanyahu: la cartolina di Baalbek, uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente, va aggiornata. Dietro alle pietre di duemila anni fa, patrimonio dell’Unesco e quindi del mondo, si alzano nuvole di fumo grigio. I missili che hanno fatto scappare centomila persone in quattro ore non mirano gli scavi ma generano vibrazioni sul terreno dannose per le colonne dei romani. E gli ultimi di Baalbek cercano riparo proprio lì, vicino alle antiche rovine, nell’illusione che sia un posto inviolabile.
Fuga da Baalbek nel giorno del primo discorso da segretario generale di Naim Qassem, il successore di Nasrallah. E mentre si lavora all’accordo per una tregua da siglare prima delle elezioni americane. Come a voler sfruttare un’ultima finestra di azione, dunque, i caccia israeliani hanno scaricato tonnellate di esplosivo su Baalbek e i villaggi vicini di Ain Bourday e Douris. La città è a maggioranza sciita, capoluogo della Valle della Bekaa che è la regione di Hezbollah: i primi due segretari generali del Partito di Dio, al-Tufayli e al-Musawi, sono originari di queste zone, disseminate di postazioni e di centri di addestramento. Prima del conflitto Baalbek contava ottantamila abitanti: quando alle 11 di ieri mattina l’Idf ha diramato l’ordine di evacuazione generale migliaia di macchine hanno intasato le vie principali di uscita.
«La gente era nel panico, grida, file, inutili colpi di clacson, auto stipate di valigie e di persone», racconta a Repubblica Abu Firas, un abitante di Douris, dove è stato bersagliato un deposito di carburante. «Stanno colpendo i quartieri centrali e turistici, come Ras el Ein, lì ci sono solo ristoranti e caffè. Tre giorni fa il muro perimetrale ovest del sito archeologico è stato danneggiato». A fine giornata il bilancio nella Bekaa è di 11 morti e 15 feriti. Nel sud è stato ucciso Mustafa Ahmad Shahadi, vice comandante delle Radwan, le forze speciali di Hezbollah.
I raid aerei sono cominciati quattro ore dopo l’allerta, alle 15 ora locale, nel momento esatto in cui da un rifugio segreto Naim Qassem si è collegato con le tv. «Possiamo resistere per giorni, settimane e anche mesi», ha detto il nuovo leader di Hezbollah. «Stiamo aspettando di combattere corpo a corpo, vi sorprenderemo». A un certo punto il collegamento si è interrotto per qualche minuto, forse per un cyberattacco. «Sembra che le elezioni americane saranno il momento di svolta. Noi non imploriamo il cessate il fuoco. Se Israele decide di fermare la guerra lo accetteremo alle nostre condizioni».
La Cnn ha rivelato che l’Iran potrebbe attaccare di nuovo Israele prima delle elezioni americane, e inoltre che israeliani, statunitensi e libanesi stanno lavorando a un accordo per un cessate il fuoco di almeno 30 giorni (altri dicono 60 giorni), con ritiro dell’Idf dal Libano entro una settimana con l’Idf che si ritira dal Libano entro una settimana mantenendo però la possibilità di colpire posizioni di Hezbollah lungo il confine. Durante la tregua le parti negozieranno come far rispettare la mai rispettata risoluzione Onu 1701. Gli inviati di Biden, Amos Hochstein e Bret McGurk, sono a Gerusalemme. E il premier uscente libanese Nagib Mikati, in un’intervista, ha detto di sperare nell’raggiungimento dell’armistizio «già nelle prossime ore o nei prossimi giorni».