Cittadino americano che spiava per la Russia in Ucraina appare a Mosca: “Voglio vivere qui”. È il nuovo idolo della propaganda
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – “Mi chiamo Daniel Martindale”. È insolito che una spia convochi una conferenza stampa e dica davanti a decine di telecamere il proprio nome e cognome. Ancora di più che si metta a sventolare il proprio passaporto sgualcito, il certificato di nascita e il diploma di scuola superiore. “Ecco il mio passaporto. Ha attraversato la guerra con me, potete vedere in che condizioni è”.
Se non una vera spia, Martindale è di certo il nuovo eroe della propaganda russa. Cittadino statunitense, sarebbe arrivato in Ucraina l’11 febbraio 2022, a poche settimane dall’inizio della cosiddetta “Operazione militare speciale” russa, e avrebbe passato all’esercito russo le coordinate di strutture militari e truppe da colpire per oltre due anni. Avrebbe anche svolto un ruolo chiave nella preparazione dell’assalto al villaggio di Bogojavlenka in direzione di Ugledar. Il condizionale è d’obbligo perché, a parte l’agenzia statale russa Ria Novosti, non ci sono altre fonti a confermarlo.
Durante la conf…
MOSCA – “Mi chiamo Daniel Martindale”. È insolito che una spia convochi una conferenza stampa e dica davanti a decine di telecamere il proprio nome e cognome. Ancora di più che si metta a sventolare il proprio passaporto sgualcito, il certificato di nascita e il diploma di scuola superiore. “Ecco il mio passaporto. Ha attraversato la guerra con me, potete vedere in che condizioni è”.
Se non una vera spia, Martindale è di certo il nuovo eroe della propaganda russa. Cittadino statunitense, sarebbe arrivato in Ucraina l’11 febbraio 2022, a poche settimane dall’inizio della cosiddetta “Operazione militare speciale” russa, e avrebbe passato all’esercito russo le coordinate di strutture militari e truppe da colpire per oltre due anni. Avrebbe anche svolto un ruolo chiave nella preparazione dell’assalto al villaggio di Bogojavlenka in direzione di Ugledar. Il condizionale è d’obbligo perché, a parte l’agenzia statale russa Ria Novosti, non ci sono altre fonti a confermarlo.
Durante la conferenza stampa, ospitata dal centro stampa del gruppo Rossija Segodnja, di cui fa parte anche Ria Novosti, Martindale ha anche raccontato di essere stato esfiltrato pochi giorni fa “dal territorio controllato dalle forze armate ucraine” dalle forze speciali russe che lo hanno portato a Mosca dove ora vuole prendere la cittadinanza, lavorare nell’agricoltura e “mettere su famiglia”. Sono qui di mia spontanea volontà, ci ha tenuto a precisare, nessuno mi ha costretto a fare nulla. “Negli ultimi due anni ho fatto di tutto per salvare la vita dei soldati russi e garantire un futuro ai russi in Ucraina. Vorrei continuare a farlo”, ha aggiunto, dicendosi certo che la Russia vincerà.
Chi è Daniel Martindale
L’ambasciata statunitense in Russia non ha ancora commentato e nessun media ne aveva parlato prima. Bisogna scandagliare il social network russo VKontakte per trovare qualche informazione su Martindale: anno di nascita 1991, studi in un’Università privata nello Stato americano dell’Indiana, conoscenza di russo, polacco e cinese, due numeri di telefono, polacco e cinese. Su Internet si trovano anche foto di Martindale scattate nel 2018 a Vladivostok in occasione di competizioni sportive per studenti stranieri e poi, nel 2020, in Polonia.
Ed è proprio dalla Polonia che Martindale, che si presenta come un missionario, sostiene di essere entrato in Ucraina, pochi giorni prima dell’inizio del conflitto. Da Kiev sarebbe andato a Kramatorsk, nella regione di Donetsk, da dove avrebbe contattato le forze russe tramite Telegram e passato loro informazioni anche utilizzando un telefono che gli avrebbero consegnato con un drone.
Martindale ha approfittato della conferenza stampa anche per rilanciare vari argomenti cari alla propaganda russa: “Molti ucraini aspettano la liberazione da parte dell’esercito russo”, “Il governo degli Stati Uniti è responsabile degli attacchi terroristici del 2001”, “La gente del villaggio dove mi trovavo diceva che i soldati ucraini venivano mandati a morte certa senza alcuna ragione. E da quello che ho visto l’Ucraina ha subito enormi perdite”. Dichiarazioni che non a caso hanno trovato ampio risalto sui profili di vari propagandisti, dal politologo russo Sergej Markov al “corrispondente di guerra” Aleksandr Kots. “Un americano giusto ha scelto la parte giusta, la lotta contro il nazismo. Ciò significa che il mondo ha una possibilità”, ha commentato il politologo Aleksej Mukhin.