Hulk Hogan sulle elezioni Usa 2024: "Trump è l'uomo del popolo"
dalla nostra inviata Anna LombardiHulk Hogan
NEW YORK – «L’America è trumplandia, il paese di Donald Trump. Lui è l’uomo del popolo, la voce della gente. Perché diavolo qualcuno dovrebbe votare quella sciocca, incapace di dire cose sensate?». Al telefono dalla sua casa di Clearwater, Florida, Terrence Gene Bollea, 71 anni, universalmente conosciuto con lo pseudonimo di Hulk Hogan – il wrestler 12 volte campione del mondo per la sua specialità – è inizialmente contrariato: «Come ha avuto il mio numero? Non do interviste». Poi però, in nome delle remote origini italiane (il nonno paterno era di Cigliano, Vercelli) e dell’irresistibile voglia di parlar bene dell’amico Donald, si concede a modo suo.
Dopo la convention repubblicana di luglio, la settimana scorsa lei è salito anche sul palco del Madison Square Garden a far campagna per Trump. Cosa vi lega?
«Ci conosciamo dal 1988: ci siamo incontrati per la prima volta al Wrestlemania IV che quell’anno si teneva al Trump Plaza di Atlantic City. Ricordo che seguì l’evento dall’in…
NEW YORK – «L’America è trumplandia, il paese di Donald Trump. Lui è l’uomo del popolo, la voce della gente. Perché diavolo qualcuno dovrebbe votare quella sciocca, incapace di dire cose sensate?». Al telefono dalla sua casa di Clearwater, Florida, Terrence Gene Bollea, 71 anni, universalmente conosciuto con lo pseudonimo di Hulk Hogan – il wrestler 12 volte campione del mondo per la sua specialità – è inizialmente contrariato: «Come ha avuto il mio numero? Non do interviste». Poi però, in nome delle remote origini italiane (il nonno paterno era di Cigliano, Vercelli) e dell’irresistibile voglia di parlar bene dell’amico Donald, si concede a modo suo.
Dopo la convention repubblicana di luglio, la settimana scorsa lei è salito anche sul palco del Madison Square Garden a far campagna per Trump. Cosa vi lega?
«Ci conosciamo dal 1988: ci siamo incontrati per la prima volta al Wrestlemania IV che quell’anno si teneva al Trump Plaza di Atlantic City. Ricordo che seguì l’evento dall’inizio alla fine, dimostrando di essere un vero fan del wrestling. Da allora siamo rimasti in contatto: e nel tempo abbiamo fatto diverse cose insieme, anche spettacoli di beneficenza per i bambini. E posso dirlo: è rimasto lo stesso uomo che era 35 anni fa. Ama il suo Paese, la sua famiglia e tutti gli americani. Il motivo per cui qualcuno pensa male di lui è per la cattiva stampa, tutta contro. Ma non è quella cosa lì. Ama la vita e il Paese ed è per questo che si batte. Non mi vergogno a dirlo, ho imparato molto da lui: è una brava persona e un vero americano».
Cos’è un vero americano per lei?
«Uno che sostiene il sogno di riuscire di ciascuno di noi. Io sono nato ad Augusta, Georgia, in una famiglia umile, e sono cresciuto a South Tampa in un ambiente difficile. Mio padre faceva il muratore, mia madre era una casalinga. Ma questa è la terra delle opportunità e io ho avuto l’occasione di fare il college e diventare un wrestler professionista e il campione che sono. Ebbene, Donald Trump riassume supporta e rappresenta quel tipo di sogno: d’altronde lui è uno che si è fatto da solo».
In passato ha sostenuto Barack Obama. Cosa l’ha spinta a cambiare partito?
«Nella Bibbia c’è scritto: “Vi mostrerò a chi è simile chi viene a me, ascolta le mie parole e le mette in pratica”. Io, noi, non vogliamo essere simili a gente come Pete Buttigieg o Kamala Harris. Ma li avete mai sentiti parlare? Non rispondono alle domande. Quando a lei hanno chiesto quante persone hanno attraversato il confine sotto l’amministrazione di cui pure fa parte, ha risposto “non lo so” come fosse Alice nel Paese delle Meraviglie. Con i dem è tutto così: non rispondono alle domande, non dicono al popolo americano quali sono i loro piani. Vogliono distruggere tutto quello in cui crediamo. E dunque alla fine se vuoi l’America come dovrebbe essere, se vuoi l’America First, voti Trump».
Non pensa che portare una donna alla Casa Bianca sarebbe un traguardo importante?
«Sono per la famiglia tradizionale: quella dove madre, padre e figli sanno ciascuno qual è il proprio posto. L’uomo ha il compito di proteggere e provvedere ai suoi. È di questo che si tratta. Bisogna tornare a essere veri uomini e rendere questo Paese non com’era, ma come dovrebbe essere»
Cosa l’ha spinta a diventare uno dei volti della campagna?
«Mi ero semplicemente stancato di restare in silenzio. Ho visto il nostro confine con il Messico crollare. E poi ho visto crollare l’economia, con i prezzi di cibo e benzina andati alle stelle. Con Trump alla Casa Bianca le cose andavano bene: ora tutto si è capovolto. E quando gli hanno sparato ho capito che non potevo più tacere. Quando ho visto il mio eroe con il pugno alzato e il sangue sul viso, forte come un guerriero, imponente come un leader, ho capito che in quel momento stava davvero incarnando ciò che più amo dell’America. Lui è il leader necessario per tornare in pista. Così ho deciso di farmi avanti. Volevo dimostrare di essere anche io un vero americano. Mi sono detto: “Ho anch’io una voce, e voglio che la gente lo sappia, non posso più tacere”».
Dicono che ora potrebbe ottenere un posto in un’eventuale amministrazione Trump...
«Ho pensato alla politica diverse volte ma al momento sono focalizzato sul riportare il Paese nei binari. Trump è il nostro uomo. Il nostro eroe».