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Donald Trump, l’America capovolta

(afp)
Il candidato repubblicano ha già affidato a un team della transizione – comprendente anche i figli Eric e Donald jr – la preparazione di almeno trecento ordini esecutivi da firmare il giorno stesso dell’eventuale insediamento alla Casa Bianca
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NEW YORK – Espellere gli illegali ed abbattere l’inflazione: sono le promesse a cui Donald Trump affida la scommessa di tornare alla Casa Bianca con l’obiettivo ambizioso di ridisegnare l’America.

Per avere un’idea di come Trump si sta preparando a governare bisogna iniziare dal team della transizione, affidato al tandem composto da Linda McMahon, guida dell’America First Policy Institute, e Howard Lutnick, miliardario ex ceo della finanziaria Cantor Fitzgerald. Lei si occupa delle politiche e lui del personale: assieme hanno il compito di garantire una transizione priva dei tanti errori e inciampi che avvennero dopo la vittoria nel 2016 e, soprattutto, di preparare una raffica di “ordini esecutivi” che il rieletto Trump vuole firmare il giorno stesso dell’insediamento.

Si tratterebbe, secondo alcune indiscrezioni, di almeno 300 documenti: un numero senza precedenti destinato a imprimere da subito una forte scossa all’intera nazione. Nel team della transizione vi sono anche il v…

NEW YORK – Espellere gli illegali ed abbattere l’inflazione: sono le promesse a cui Donald Trump affida la scommessa di tornare alla Casa Bianca con l’obiettivo ambizioso di ridisegnare l’America.

Per avere un’idea di come Trump si sta preparando a governare bisogna iniziare dal team della transizione, affidato al tandem composto da Linda McMahon, guida dell’America First Policy Institute, e Howard Lutnick, miliardario ex ceo della finanziaria Cantor Fitzgerald. Lei si occupa delle politiche e lui del personale: assieme hanno il compito di garantire una transizione priva dei tanti errori e inciampi che avvennero dopo la vittoria nel 2016 e, soprattutto, di preparare una raffica di “ordini esecutivi” che il rieletto Trump vuole firmare il giorno stesso dell’insediamento.

Si tratterebbe, secondo alcune indiscrezioni, di almeno 300 documenti: un numero senza precedenti destinato a imprimere da subito una forte scossa all’intera nazione. Nel team della transizione vi sono anche il vice JD Vance e i figli, Eric e Donald jr, nel ruolo di consiglieri politici, al pari di Brooke Rollins, considerata il chief of staff in pectore della nuova Casa Bianca.

Fra i primi “ordini esecutivi” che Trump vuole emanare, subito dopo il discorso del giuramento sui gradini di Capitol Hill, vi sono l’aumento delle protezioni al confine con il Messico per bloccare l’arrivo di clandestini e l’uscita dall’Accordo di Parigi sul clima. Il motivo è che entrambi vogliono essere il primo passo delle battaglie contro illegali ed inflazione.

Nel caso della lotta ai migranti “senza documenti”, Trump promette la «più grande deportazione di massa della Storia americana» con l’espulsione di almeno 11 milioni di illegali, facendo ricorso alle forze dell’ordine e, ove necessario, anche alla Guardia nazionale. L’unico precedente simile risale all’amministrazione Eisenhower che negli anni Cinquanta con l’“Operazione Wetback” espulse circa 1,3 milioni di illegali verso il Messico ma in questo caso si tratterà di decuplicare il numero, al fine di «ridurre la criminalità e ripristinare la legalità» con uno sforzo parallelo per rafforzare i poteri della polizia.

Sono le parole di Trump e Vance, dalla Convention di Milwaukee ai comizi di questi ultimi giorni, a descrivere la volontà di affidare il debutto della nuova amministrazione a questa imponente prova di forza trasformando l’America in una nazione dove «gli immigrati legali possono ambire a qualsiasi sogno mentre quelli senza documenti vengono rimandati indietro». Non è difficile immaginare le conseguenze, legali e sul piano dell’ordine pubblico, che tale “tolleranza zero” potrà comportare ma è proprio su questa promessa-shock che Trump punta per mobilitare quei settori dell’elettorato suburbano che raramente votano.

Sul fronte economico la determinazione del ticket Trump-Vance è non da meno perché la denuncia dell’Accordo di Parigi sul clima – una ripetizione del 2016 – nasce dalla convinzione che le scelte pro-green dell’amministrazione Biden siano parte integrante degli errori che hanno consegnato la nazione agli interessi della Cina portando alla crescita dei prezzi, spinti dal rialzo dell’energia. Da qui l’intenzione di imporre la regola «produci qui o paghi le tariffe» per trasformare l’America in una «superpotenza nelle manifatture» con un «ruolo globale dominante nella produzione energetica». Imponendo alla Cina dazi del 60 per cento su tutte le importazioni e agli altri Paesi, europei inclusi, tariffe del 10-20 per cento.

Nei confronti dell’Unione Europea le prime iniziative sono già scritte: Trump chiederà alla Germania di riequilibrare uno squilibrio commerciale di 140 miliardi di dollari – legato al settore auto – e all’Italia di 60 miliardi, dovuto in gran parte al cibo. «Far pagare le tariffe a chi importa negli Usa significa far scendere i prezzi per gli americani», ripete Trump, che si prepara anche ad accelerare ogni sorta di trivellazione – fracking o tradizionale – perché ritiene che più petrolio e gas naturale è in circolazione, più i prezzi al consumo diminuiranno. Si tratta di promesse e intenti ma trainano la corsa finale all’Election Day, cementando il legame di Trump con elettori e seguaci. Anche perché vengono accompagnate dall’impegno a rinnovare ed estendere i tagli fiscali varati nel 2017.

Fra le altre promesse che l’“Agenda 47” prevede – il programma indicato da Trump come timone di marcia, a differenza dell’avversato “Project 2025” della Heritage Foundation – c’è la stretta nei confronti dell’aborto «consentito solo nei casi di violenza, incesto e rischio per la salute della madre come ai tempi di Reagan», il nuovo assalto all’Obamacare – la riforma della Sanità di Obama – e una «riforma elettorale» per intervenire sulle modalità di voto ed evitare «il ripetersi dei brogli del 2020» a cui Trump attribuisce – senza averlo mai dimostrarlo – la sconfitta subita da Biden.

Infine, ma non per importanza, la proiezione globale dell’America che Trump e Vance affidano al principio «pace attraverso la forza» ovvero imporre la superpotenza militare ovunque necessario per far terminare i «conflitti frutto della debolezza di Biden», dall’Ucraina al Medio Oriente. Per “forza” si intende anche la creazione di un “Iron Dome” capace di difendere l’America da attacchi balistici nemici sul modello di quanto realizzato da Israele. Per saperne di più non resta che seguire i consiglieri che Trump ascolta più spesso: Stephen Miller sull’immigrazione, Robert Lighthizer sulle tariffe, Carla Sands sull’energia, Richard Grenell sulla politica estera, Mike Pompeo sulla difesa e Tom Cotton sull’intelligence. Ma soprattutto l’imprevedibile Elon Musk sulla riforma del governo.

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