WEST PALM BEACH — Come nel 2016, anzi meglio. Trump e la sua campagna hanno proiettato fiducia, quasi spavalderia, mentre i seggi delle presidenziali «più importanti nella storia americana» erano ancora aperti. Convinti di ripetere il colpo a Hillary Clinton anche contro la seconda donna candidata alla Casa Bianca, sulla base del voto anticipato e l’affluenza alle urne dei repubblicani. «Stiamo andando benissimo, sarà una grande vittoria», ha detto ieri Trump a spoglio appena iniziato.
Propaganda, certo, soprattutto finché il conteggio dei voti era ancora alle prime battute, ma anche la sensazione che la delusione degli americani per i risultati dell’amministrazione Biden e la voglia di cambiamento sarebbero prevalse. Poi, man mano che arrivavano i risultati, e quando i primi due Stati chiave - North Carolina e Georgia - hanno cominciato a colorarsi di rosso (il colore dei repubblicani), il mood si è rafforzato. E la convinzione che la strada per la Casa Bianca si stesse facendo s…
WEST PALM BEACH — Come nel 2016, anzi meglio. Trump e la sua campagna hanno proiettato fiducia, quasi spavalderia, mentre i seggi delle presidenziali «più importanti nella storia americana» erano ancora aperti. Convinti di ripetere il colpo a Hillary Clinton anche contro la seconda donna candidata alla Casa Bianca, sulla base del voto anticipato e l’affluenza alle urne dei repubblicani. «Stiamo andando benissimo, sarà una grande vittoria», ha detto ieri Trump a spoglio appena iniziato.
Propaganda, certo, soprattutto finché il conteggio dei voti era ancora alle prime battute, ma anche la sensazione che la delusione degli americani per i risultati dell’amministrazione Biden e la voglia di cambiamento sarebbero prevalse. Poi, man mano che arrivavano i risultati, e quando i primi due Stati chiave - North Carolina e Georgia - hanno cominciato a colorarsi di rosso (il colore dei repubblicani), il mood si è rafforzato. E la convinzione che la strada per la Casa Bianca si stesse facendo sempre più larga ha reso l’ottimismo sempre più tangibile.
Due gli obiettivi dichiarati in cima alla lista: fermare l’immigrazione, anche quella legale in certi casi, perché minaccia il dominio dei bianchi sull’America; e rilanciare l’economia, partendo dalle perforazioni per petrolio e gas, allo scopo di abbassare i prezzi di tutti i beni al consumo e quindi l’inflazione. Per non parlare poi delle guerre culturali su temi come l’aborto, transgender e gay, l’istruzione nelle scuole e gli insegnamenti “woke”; e delle guerre vere combattute in Ucraina e Medio Oriente, che Donald promette di chiudere in fretta nel nome di un isolazionismo che forse non si vedeva negli Stati Uniti dai giorni precedenti all’attacco giapponese contro Pearl Harbor. Dimenticando condanne legali, incriminazioni, assalto al Congresso del 6 gennaio, infedeltà coniugali, carattere ruvido e offese, perché tanto tutto si perdona, quando un elettore è convinto di andare alle urne per garantirsi la sopravvivenza.
Tornato a Mar-a-Lago alle cinque del mattino di martedì, dopo l’ultimo comizio in Michigan a Grand Rapids, verso le undici di ieri Trump era già al Barbara Mandel Recreation Center di West Palm Beach, per votare insieme alla moglie Melania. Ha potuto farlo, nonostante la condanna penale nel caso Stormy Daniels. Una legge di New York del 2021 consente a un criminale di votare, se non sta già scontando la pena. La sentenza per Trump è prevista il 26 novembre, e dunque ha potuto andare al seggio, nella speranza di riprendersi la Casa Bianca e cancellare tutti i processi, federali e magari anche statali.
Giacca blu senza cravatta rossa d’ordinanza, ma col cappello “Make America Great Again” calato sulla testa, Donald ha cercato di proiettare sicurezza: «Sembra che i conservatori - ha detto ai giornalisti al seguito - stiano votando in modo molto potente. Sembra che i repubblicani si siano presentati alle urne in forze». Alla domanda se avesse rimpianti per come ha condotto la campagna, la risposta è stata quella che ci si poteva attendere: «Non riesco a pensarne alcuno». Anzi, «delle mie tre campagne presidenziali questa è stata la migliore, anche se per dirlo bisogna aspettare di avere vinto».
Qui, come da copione, ha riaperto il capitolo delle lagnanze: «Ho sentito che in Pennsylvania non avranno il risultato prima di due o tre giorni. Sarebbe un vero oltraggio. Bisogna tornare alle schede di carta e contarle la sera del voto». In serata Trump è andato all’attacco, parlando sul suo social Truth di «voci di mega frodi elettorali in corso» a Filadelfia e in Michigan e chiedendo l’intervento della polizia (che però ha smentito notizie di presunti brogli) Infine ha esortato i suoi a votare in Pennsylvania: «Renderemo questo Paese più grande che mai, ma dovete restare in fila. Se vinciamo in Pennsylvania, vinceremo tutto».
Trump non si è sbilanciato sull’ipotesi di rivendicare il successo prima dell’ufficialità, ma alla domanda se in caso di sconfitta non l’accetterebbe, come nel 2020, ha risposto così: «Chi lo dice è pazzo. Se perdessi le elezioni, se fossero giuste, sarei il primo a riconoscerlo. Finora penso che lo siano state, anche se sono già avvenuti molti casi giudiziari. Entrambi i partiti sono coinvolti con migliaia di avvocati. In parte ciò è dovuto al fatto che abbiamo un processo troppo complicato». Però non ha sentito la necessità di trattenere i suoi sostenitori, per evitare violenze come il 6 gennaio: «Non devo dirglielo. Non sono persone violente». Questa è la sua ultima campagna? «Penso di sì. Ciò mi fa sentire triste e molto soddisfatto, perché penso che avremo una grande vittoria». Visitando il quartier generale della campagna, ha ringraziato i volontari: «Abbiamo costruito il più grande movimento politico nella storia degli Usa. Fate attenzione che nessuno imbrogli». Quindi è tornato a Mar-a-Lago, dove aveva in programma una cena con «un gruppo di persone molto speciale» prima di andare al Convention Center per aspettare i risultati.
La convinzione del vantaggio, al di là della propaganda, era basata sui dati dell’affluenza nel voto anticipato. Perché in tutti gli Stati chiave pare sia diminuita la partecipazione nelle zone più democratiche, e aumentata in quelle repubblicane: in Arizona, dove il voto nelle aree urbane è calato sensibilmente rispetto al 2020i. Stesso discorso in Georgia, in Michigan, in North Carolina, in Nevada e nel Wisconsin; e soprattutto nella Pennsylvania, il premio più ambito di tutti. Dati che attendevano conferma dal confronto con l’affluenza ai seggi in questo martedì 5 novembre 2024. Lo spoglio è andato avanti nella notte. Ma se è tutto vero, la partita è chiusa.