WASHINGTON — Nella notte elettorale che sembra essere infinita, la frase «too close to call», troppo vicino per essere assegnato, ripetuta dai conduttori sugli stati considerati più incerti, si fa tormento e delizia di quegli elettori che sperano sia il loro candidato il nuovo presidente. Ma più si va avanti con lo spoglio, più la tensione fra i democratici monta: perché quando manca poco alla mezzanotte americana è Donald Trump a essere in vantaggio. Col New York Times a dargli l’89 per cento delle possibilità di essere il nuovo inquilino della Casa Bianca.
Le proiezioni lo mostrano infatti pronto a incassare i più importanti dei sette stati chiave: la Georgia e la Carolina del Nord. In vantaggio anche nelle cruciali Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Infine, secondo varie proiezioni, i repubblicani si sarebbero assicurati il controllo del Senato. Certo, qualche conduttore dice che per Harris non tutto è perduto: «La Pennsylvania può essere salvata dal voto dell’area di Philadel…
WASHINGTON — Nella notte elettorale che sembra essere infinita, la frase «too close to call», troppo vicino per essere assegnato, ripetuta dai conduttori sugli stati considerati più incerti, si fa tormento e delizia di quegli elettori che sperano sia il loro candidato il nuovo presidente. Ma più si va avanti con lo spoglio, più la tensione fra i democratici monta: perché quando manca poco alla mezzanotte americana è Donald Trump a essere in vantaggio. Col New York Times a dargli l’89 per cento delle possibilità di essere il nuovo inquilino della Casa Bianca.
Le proiezioni lo mostrano infatti pronto a incassare i più importanti dei sette stati chiave: la Georgia e la Carolina del Nord. In vantaggio anche nelle cruciali Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Infine, secondo varie proiezioni, i repubblicani si sarebbero assicurati il controllo del Senato. Certo, qualche conduttore dice che per Harris non tutto è perduto: «La Pennsylvania può essere salvata dal voto dell’area di Philadelphia, dove la conta è più lenta» dice Cnn. E il Washington Post insiste: «Harris è ancora in gara» Di sicuro inquietano pure i primi dati che arrivano dal solitamente democratico Minnesota: perfino lì Trump è dato per favorito. Ma lo sfoglio è iniziato più tardi e la percentuale è ancora minima.
Sì, l’America ha scelto il suo nuovo presidente: ma probabilmente ci vorranno ancora diverse ore per essere certi di chi è. Però quanto è cambiata l’America in questi ultimi mesi e quali sono i temi che le stanno più a cuore lo si capisce già da un sondaggio diffuso da Cnn a urne ancora aperte, effettuato sulla base di domande generiche e non delle reali indicazioni di voto. Intanto: da una parte sono andati alle urne molti più bianchi che neri (dato che favorisce The Donald) dall’altro si sono contate più donne che uomini (e in teoria questo dovrebbe essere un vantaggio per Harris, che incassa pure il sostegno dei giovani). Di sicuro un paese diviso, dove parte degli elettori sono preoccupati per la democrazia (ed è la prima volta) e gli altri per l’economia: molto più che per l’aborto e le guerre. E dove l’attuale amministrazione non gode di stima: il 43 per cento degli elettori si dice «insoddisfatto» della direzione del Paese, per il 19 è «ok» mentre solo il 7 per cento è «entusiasta».
Certo, non rassicura vedere la Casa Bianca barricata per timore di proteste legate ai risultati del voto. Tanto che una coalizione bipartisan di 51 procuratori generali degli Stati e territori degli Stati Uniti ha esortato la gente a rimanere pacifica e a condannare «qualsiasi atto di violenza correlato ai risultati». La giornata elettorale si è svolta in modo regolare, ci sono però stati ritardi dovuti a tre falsi allarmi bomba in Georgia, condizioni meteorologiche estreme, errori di stampa delle schede e anche all’alta partecipazione, giacché “soli” 82 milioni di persone hanno usufruito del voto anticipato: meno dei 101 milioni del 2020 (quando le elezioni si tennero in pandemia).