L’attivista dem Nina Gardner: “Non è passato il messaggio di Harris sull’economia. I soldi di Musk hanno finanziato spot repubblicani aggressivi e tanta disinformazione”
dalla nostra inviata Anna LombardiWASHINGTON – «Stamattina insieme ad altri professori che come me si occupano di diritti umani abbiamo discusso come affrontare il tema elezioni con gli studenti. Quelli affranti dalla sconfitta di Harris, quelli esaltati dalla vittoria di Trump. La soluzione che ci siamo dati fra tante divisioni? Ascoltare e provare a insegnare l’ascolto». Nina Gardner è professoressa di Sostenibilità aziendale, affari e diritti umani al dipartimento di Diritto Internazionale della John Hopkins University. Attivista dem, ha fatto campagna porta a porta per i democratici in Virginia e Pennsylvania.
Lei ha avuto occasione di parlare con gli elettori: cosa non ha funzionato della campagna di Harris?
«Sicuramente non sono stati abbastanza capaci di veicolare adeguatamente il loro messaggio su quel che qui più interessava alla gente: l’economia. Non sono riusciti a spiegare quel che hanno fatto: e perché i prezzi sono ancora alti nonostante molto stia migliorando proprio grazie alle politiche di Joe Biden.…
WASHINGTON – «Stamattina insieme ad altri professori che come me si occupano di diritti umani abbiamo discusso come affrontare il tema elezioni con gli studenti. Quelli affranti dalla sconfitta di Harris, quelli esaltati dalla vittoria di Trump. La soluzione che ci siamo dati fra tante divisioni? Ascoltare e provare a insegnare l’ascolto». Nina Gardner è professoressa di Sostenibilità aziendale, affari e diritti umani al dipartimento di Diritto Internazionale della John Hopkins University. Attivista dem, ha fatto campagna porta a porta per i democratici in Virginia e Pennsylvania.
Lei ha avuto occasione di parlare con gli elettori: cosa non ha funzionato della campagna di Harris?
«Sicuramente non sono stati abbastanza capaci di veicolare adeguatamente il loro messaggio su quel che qui più interessava alla gente: l’economia. Non sono riusciti a spiegare quel che hanno fatto: e perché i prezzi sono ancora alti nonostante molto stia migliorando proprio grazie alle politiche di Joe Biden. Ma va anche detto che molti elettori con cui ho parlato non provavano nemmeno a confrontarsi. L’ho visto sul campo, bussando alle loro porte. Molti erano nutriti di disinformazione. Diventa difficile quando non puoi dialogare sui fatti, quando a ogni tuo argomento ti rispondono solo "non ci credo"».
Quanto ha pesato che a correre fosse una donna?
«Con i suoi insulti Trump è riuscito a insinuare una miriade di sospetti e pregiudizi nei suoi confronti: troppo debole, troppo allegra, perfino non abbastanza nera. Quest’ultima cosa, appunto sostenuta da Trump quando ha detto “non sapevo nemmeno fosse nera” mi è stata ripetuta da un afroamericano: “non è nemmeno black”. Non credo che tante menzogne avrebbero avuto altrettanto presa se al suo posto ci fosse stato un uomo. Pregiudizi, comunque, li ho trovati anche fra le donne: gli dicevi che è diventato difficile anche salvare la vita di una madre che ha una complicazione e che rischia di finire in galera pure una donna che ha un aborto spontaneo. Ti guardavano con tanto di occhi dicendo “Fake News”».
Eppure nel 2016 proprio le donne reagirono con furore alla misoginia di Trump…
«È vero, ci fu una importante ondata di impegno femminile: mai così tante donne scelsero di entrare in politica e ci fu il record delle elette. Mi aspetto che succeda qualcosa di simile anche ora».
Ha notato altre anomalie di questa campagna?
«Per la prima volta, non ho visto trumpiani fare porta a porta o propaganda in strada: questo vuol dire che i soldi di Elon Musk, che ha abbondantemente finanziato la campagna di Trump, sono stati investiti altrove: spot aggressivi e tanta disinformazione sui social».
Cosa la spaventa di più, ora?
«Intanto ho paura per tanti miei colleghi che lavorano nelle agenzie governative. Trump ha già annunciato di voler fare piazza pulita di tutti gli oppositori. Caccerà persone preparate per mettere i suoi fedeli. Pronti a dire qualsiasi cosa, ad esempio sui cambiamenti climatici. Ecco, le sue politiche sull’ambiente mi preoccupano. E poi l’amministrazione Biden aveva fatto molto per i diritti dei lavoratori e per quel sindacato che invece Elon Musk detesta: tutte conquiste ora a rischio. Naturalmente mi preoccupa la questione dell’aborto. In campagna elettorale si è tenuto ambiguo, ma ora controlla anche Senato e Corte Suprema: potrebbe restringerlo a livello federale ancora di più. Ho timori enormi anche per la politica internazionale. Penso all’Ucraina e a Gaza. Senza dimenticare che metterà subito in atto politiche durissime sull’immigrazione. Prepariamoci a deportazioni di massa e a nuove famiglie separate».
Cosa si può fare?
«Bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare a lavorare. L’America sta cambiando, entro il 2042 i bianchi non saranno più la maggioranza ed è anche per questo che oggi molti votano Trump. Hanno paura di quel cambiamento. Ma io la vedo come una fase di transizione. Un colpo di coda, verso una società più progressista. A volte bisogna fare dei passi indietro per poi poterti muovere significativamente avanti. Nei prossimi quattro anni di Trump dobbiamo lavorare duro e non disperare»