✕

Il messaggio di Xi Jinping dopo la vittoria di Trump: “Per Usa e Cina vantaggi dalla cooperazione”. Il rebus dei dazi

(reuters)

Ascolta l'audio

Il presidente Usa eletto ha ripetuto più volte di avere un ottimo rapporto con l’omologo cinese, ma nel suo passato mandato aveva attuato una politica commerciale aggressiva. Possibile una collaborazione sulla guerra in Ucraina
4 minuti di lettura

PECHINO - C’eravamo tanto amati (più o meno, se si sta ad ascoltare l’americano). E poi? Dalla torta al cioccolato sul sofà del tycoon a Mar-a-Lago alla cena e il tour privato offerto da Xi Jinping al suo ospite dentro la Città Proibita fino alle guerre commerciali e agli insulti alla Cina ma pure le lodi al leader di Pechino da parte del repubblicano. Ora con quale Donald Trump bisognerà avere a che fare? A Zhongnanhai, cuore del potere comunista, passeranno sicuramente notti insonni a decifrare come sarà il rapporto tra i due in questo secondo mandato.

Dalle tensioni su possibili nuovi dazi alle questioni geopolitiche, sono molte le domande alle quali la leadership cinese cerca di dare delle risposte. Molti rischi e qualche opportunità. “La storia ci ha insegnato che la Cina e gli Stati Uniti traggono vantaggio dalla cooperazione e perdono dal confronto”: questa mattina è arrivato pure il messaggio di Xi post-voto Usa. Bisogna “rafforzare il dialogo e la comunicazione, gestire le di…

PECHINO - C’eravamo tanto amati (più o meno, se si sta ad ascoltare l’americano). E poi? Dalla torta al cioccolato sul sofà del tycoon a Mar-a-Lago alla cena e il tour privato offerto da Xi Jinping al suo ospite dentro la Città Proibita fino alle guerre commerciali e agli insulti alla Cina ma pure le lodi al leader di Pechino da parte del repubblicano. Ora con quale Donald Trump bisognerà avere a che fare? A Zhongnanhai, cuore del potere comunista, passeranno sicuramente notti insonni a decifrare come sarà il rapporto tra i due in questo secondo mandato.

Dalle tensioni su possibili nuovi dazi alle questioni geopolitiche, sono molte le domande alle quali la leadership cinese cerca di dare delle risposte. Molti rischi e qualche opportunità. “La storia ci ha insegnato che la Cina e gli Stati Uniti traggono vantaggio dalla cooperazione e perdono dal confronto”: questa mattina è arrivato pure il messaggio di Xi post-voto Usa. Bisogna “rafforzare il dialogo e la comunicazione, gestire le differenze, sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e trovare un modo corretto per la Cina e gli Stati Uniti di andare d'accordo in questa nuova era, nell'interesse di entrambi i Paesi e del mondo”.

Un messaggio arrivato questa volta più rapidamente rispetto alle ultime elezioni americane, ma un po’ più sommesso rispetto a quando Trump vinse per la prima volta nel 2016: a segnalare l’urgenza di stabilire sane comunicazioni e la preoccupazione che l’imprevedibilità di The Donald - atteggiamento che a Pechino non piace - possa portare a nuove turbolenze tra le due superpotenze mondiali.

“Ho avuto un rapporto molto forte con lui”, ha detto Trump a ottobre, riferendosi a Xi Jinping. “È una persona fantastica, mi ha scritto un bellissimo biglietto l'altro giorno quando ha saputo dell’accaduto”, disse l’americano a luglio dopo l’attentato subito. Trump si è a lungo vantato di avere un rapporto amichevole con Xi. Non è dato sapere cosa pensi la controparte.

Il primo incontro risale al 2017, a Mar-a-Lago, a pochi mesi dall'inizio del primo mandato di Trump. "Abbiamo mangiato la più splendida torta al cioccolato che si sia mai vista e il presidente Xi se la stava gustando”. Il tycoon aveva appena ordinato un attacco missilistico contro una base aerea siriana.

Poi ci fu il teatrale incontro alla Città Proibita nel novembre dello stesso anno, il 2017. Xi si era da poco aggiudicato il suo secondo mandato e Trump divenne il primo leader straniero a cenare dentro la vecchia cittadella imperiale dal 1949. I video delle passeggiate e degli scambi di battute tra i due divennero presto virali, così come un video della nipote di Trump, Arabella Kushner, mostrato a Xi da un iPad, che canta una canzone tradizionale cinese. I due, con le rispettive mogli, cenarono nel palazzo Jianfu dentro la Città Proibita.

L’anno successivo l’amicizia speciale inizia a incrinarsi. L'amministrazione statunitense diede seguito ad una vecchia minaccia di Trump e impose dazi del 25% su alcune importazioni cinesi. I cinesi risposero, la guerra commerciale si intensificò, Trump prese di mira il gigante delle telecomunicazioni Huawei. Nel 2020 arrivò una sorta di tregua commerciale, quell’anno dichiarò che lui e il presidente cinese “si amano”. Ma poi arrivò la pandemia a rovinare ancora le cose. Se nei primi giorni Trump continuava a elogiare Xi su come stava gestendo la situazione, cambiò invece poi rapidamente registro. Riferendosi ripetutamente al Covid come “virus cinese”, scatenando accuse di razzismo. “Dobbiamo ritenere responsabile la nazione che ha scatenato questa piaga nel mondo, la Cina”, disse. Trump si rimise in campagna elettorale e gli elogi a Xi finirono. Ritornati, però, durante questa ultima campagna da parte del repubblicano. “Era davvero un ottimo - non voglio dire amico - ma andavo molto d'accordo con lui”, disse qualche settimana fa al Wall Street Journal. Nella stessa intervista, alla domanda se avrebbe minacciato di usare la forza se Xi avesse invaso Taiwan, rispose: “Non ce ne sarebbe bisogno, perché mi rispetta e sa che sono un fottuto pazzo”.

Ecco, Taiwan, cioè la questione più importante nelle relazioni bilaterali Cina-Usa, porta con sé un ampio spettro di possibilità e di incertezze. Trump si è dimostrato ambiguo nei suoi commenti. “Dovrebbero pagarci per la loro difesa” disse riferendosi a Taipei (anche se fu proprio lui a rafforzare, nel primo mandato, la vendita di armi all’isola). E anche accusato Taiwan, che è leader mondiale nella produzione di semiconduttori, di rubare i posti di lavoro americani. Parole che hanno suscitato una certa ansia nell’isola e che potrebbero in qualche modo rinvigorire la pressione di Pechino. Ma il repubblicano affermò pure che, rivolgendosi ai cinesi: “Se andate a Taiwan, mi dispiace farlo, ma imporrò dazi al 150% o al 200%”. Questa mattina il Ministero degli Esteri dell’isola ha messo in guardia: “non si può escludere che, durante il periodo di transizione, la Cina metta alla prova la linea del nuovo presidente americano incrementando le attività della zona grigia”, cioè le azioni dimostrative attorno all’isola. “Potrebbero non limitarsi alle esercitazioni militari, ma coinvolgere anche attacchi via internet”. L’imprevedibilità del tycoon complica però i ragionamenti di Pechino: mosse azzardate potrebbero rivelarsi fatali. Soprattutto se il neo-presidente si circonderà di consiglieri-falchi.

Rischi e opportunità, dicevamo. Partiamo dai primi. Il ritorno di Trump potrebbe scatenare una nuova guerra commerciale con conseguenze potenzialmente devastanti per la seconda economia mondiale, per gli scambi tra Usa e Cina (l'anno scorso le aziende cinesi hanno esportato merci per 500 miliardi di dollari in America) e per l’intero pianeta. Il repubblicano aveva promesso (o, meglio, minacciato) di imporre dazi del 60% su tutte le esportazioni cinesi negli Usa: dazi che potrebbero tagliare di 2,5 punti percentuali la crescita cinese nel corso del prossimo anno, cioè dimezzarla. E che andrebbero ad aggiungersi ad una serie di controlli sulle esportazioni di tecnologia avanzata che l'amministrazione Biden ha inasprito in questi anni.

L’economia del Dragone non se la passa troppo bene ultimamente (crisi immobiliare, consumi deboli, pressioni deflazionistiche). L’export è stato uno dei motori in questi mesi per provare a sostenere un’economia incerta: se venisse colpito, la Cina deve decidere come contrattaccare se, e quando, Trump sferrerà il suo primo colpo.Le opportunità i funzionari cinesi le vedono nel campo geopolitico. L'amministrazione Biden ha trascorso quattro anni a rafforzare le alleanze statunitensi nella regione indo-pacifica: con Giappone, Corea del Sud, Filippine. Seguendo il mantra dell’America First, la politica estera di Trump sarà più isolazionista e più transazionale. Trump, che ha messo in discussione le tradizionali alleanze, rischia di mettere a dura prova le relazioni con i partner americani in Europa e in Asia e lascia aperture diplomatiche a Pechino per espandere la sua influenza globale.

“Durante il primo mandato di Trump la Cina ha avuto l'opportunità di proporsi come potenza globale responsabile, ma l'ha ampiamente sprecata a causa di una diplomazia poco incisiva. Pechino ha di nuovo la possibilità di presentarsi come difensore del libero commercio e del multilateralismo”, affermano gli analisti di Trivium. Nei colloqui tra Cina e Usa potrebbero infine rientrare gli appelli di Trump al presidente cinese Xi Jinping affinché aiuti a negoziare una risoluzione della guerra in Ucraina, facendo diventare la posizione cinese una delle più accettabili, sostengono alcuni analisti. La Cina potrebbe usare la sua influenza su Mosca se i punti di vista si allineassero per una rapida soluzione della guerra, a svantaggio di Kiev.

Leggi i commenti