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Kiev è la prima vittima del nuovo leader Usa

Trump e Putin nel 2018 (afp)

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Con questa pericolosa svolta nel Continente, solo l’Europa può evitare la capitolazione di Zelensky. Ma i leader dell’Unione sono divisi e corrono verso il baratro
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La prima vittima del secondo mandato di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti sarà probabilmente l’Ucraina. Gli unici che possono evitare questo disastro siamo noi europei, sebbene il nostro continente sia allo sbando. Il governo di coalizione tedesco ha scelto proprio il giorno in cui ci siamo svegliati con la notizia del trionfo di Trump di crollare in un rancore amaro. Se non riusciremo a raccogliere questa sfida, non solo l’Ucraina ma tutta l’Europa rimarrà debole, divisa e arrabbiata, mentre entriamo in un nuovo e pericoloso periodo della storia continentale.

Nella stessa Ucraina, la gente ha cercato di trovare un aspetto positivo nella nuvola arancione che si sta avvicinando a Washington. Dopotutto, erano sempre più frustrati dall’autolesionismo di Biden. Questa sottile speranza è stata immortalata in un messaggio inviatomi da un comandante ucraino in prima linea. Trump, mi ha scritto, «è un uomo sorprendente, forse le cose andranno meglio».

Direi che c’è un 5-10%…

La prima vittima del secondo mandato di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti sarà probabilmente l’Ucraina. Gli unici che possono evitare questo disastro siamo noi europei, sebbene il nostro continente sia allo sbando. Il governo di coalizione tedesco ha scelto proprio il giorno in cui ci siamo svegliati con la notizia del trionfo di Trump di crollare in un rancore amaro. Se non riusciremo a raccogliere questa sfida, non solo l’Ucraina ma tutta l’Europa rimarrà debole, divisa e arrabbiata, mentre entriamo in un nuovo e pericoloso periodo della storia continentale.

Nella stessa Ucraina, la gente ha cercato di trovare un aspetto positivo nella nuvola arancione che si sta avvicinando a Washington. Dopotutto, erano sempre più frustrati dall’autolesionismo di Biden. Questa sottile speranza è stata immortalata in un messaggio inviatomi da un comandante ucraino in prima linea. Trump, mi ha scritto, «è un uomo sorprendente, forse le cose andranno meglio».

Direi che c’è un 5-10% di possibilità che il 47° presidente Usa , “uomo a sorpresa”, minacci di aumentare il sostegno all’Ucraina per costringere Putin a un accordo di pace. Come sottolinea abilmente il presidente ucraino Zelensky, Trump odia fare la figura del perdente. Tuttavia, c’è il 90-95% di possibilità che faccia esattamente ciò che ha ripetutamente detto di voler fare, cercando di porre fine alla guerra imponendo un accordo all’Ucraina. A luglio ha dichiarato a Fox News: «Direi a Zelensky: basta. Dovete fare un accordo». Anche se ha aggiunto che avrebbe minacciato di dare a Kiev «molti più aiuti per portare Putin al tavolo». Ma i termini immaginati dal suo vicepresidente, J.D. Vance - accettare l’attuale divisione territoriale dell’Ucraina e costringerla a concedere la neutralità - sarebbero una grande vittoria per Putin.

In realtà, non esiste un accordo che sia Putin che Zelensky accetterebbero subito. In una rara dichiarazione veritiera, il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha osservato che «non si può porre fine al conflitto in Ucraina da un giorno all’altro». Ciò che Trump può fare, tuttavia, è ridurre il sostegno economico e militare Usa in modo così drastico da costringere Kiev a cercare un cessate il fuoco da una posizione di debolezza. Peggio ancora, questo potrebbe creare quello che l’esperto militare Jack Watling ha definito uno scenario Brest-Litovsk. Con l’Ucraina che cerca di ottenere un accordo da una posizione di tale debolezza che persino la minaccia di una nuova offensiva nemica potrebbe costringerla a fare ulteriori concessioni, come appunto accadde alla Russia stessa quando negoziò il trattato del 1918 con la Germania imperiale e i suoi alleati.

Tuttavia, anche negli scenari di «pace attraverso la forza» prospettati dai pochi falchi ucraini di Trump, l’Europa dovrebbe fare molto di più. In un articolo sul Wall Street Journal Mike Pompeo ha proposto che gli alleati europei della Nato aumentino la spesa per la difesa al 3% del Pil e contribuiscano all’80% di un fondo di 100 miliardi per armare l’Ucraina. Robert O’Brien, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, ha scritto su Foreign Affairs che «l’approccio di Trump sarebbe quello di continuare a fornire aiuti letali all’Ucraina, finanziati dai Paesi europei, mantenendo la porta aperta alla diplomazia con la Russia».

Molti europei riconoscono che, stretta tra una Russia che avanza aggressivamente e un’America che si ritira aggressivamente, l’Europa deve fare di più per la propria difesa. Emmanuel Macron ha reagito alla vittoria di Trump affermando con il cancelliere Scholz che avrebbero lavorato insieme per un’Europa «più unita, più forte, più sovrana». Ma la Francia ha ora un governo debole e instabile, che di fatto dipende per la sua sopravvivenza politica dalla populista Marine le Pen, amica di Putin.

Il governo Scholz è crollato poche ore dopo, lasciando il potere centrale europeo in un limbo pre e post-elettorale (lungo potenzialmente mesi) in questo periodo cruciale di transizione geopolitica. Tra le cause apparenti del crollo della coalizione c’è stato il rifiuto del leader dei Liberali e ministro delle Finanze Christian Lindner di accettare un sostegno di 3 miliardi in più per l’Ucraina parte di un pacchetto da 9 miliardi di euro.

L’Europa è anche divisa nella sua risposta a Trump. In molti degli oltre 40 Paesi europei ieri al vertice della Comunità politica europea a Budapest, ci sono forze politiche lo sostengono. E alcune di esse sono al potere. In cima alla lista c’è il padrone di casa, l’ungherese Viktor Orbán. Si aggiungono Robert Fico in Slovacchia, Aleksandar Vu?i? in Serbia e Geert Wilders, in Olanda. Anche Giorgia Meloni potrebbe orientarsi in questa direzione.

Non al governo, ma influenti dal punto di vista politico, ci sono Le Pen in Francia, Nigel Farage in Gran Bretagna, l’Afd in Germania, il partito Diritto e Giustizia in Polonia e Vox in Spagna. Secondo uno studio di Europe Elects, in sette Paesi europei - Slovenia, Slovacchia, Moldavia, Bulgaria, Ungheria, Georgia e Serbia - la maggioranza degli intervistati avrebbe votato per Trump. Questi si uniscono al 78% dei russi che avrebbero fatto lo stesso. Sì, Trump è la scelta della Russia.

Poi c’è la Gran Bretagna. Membri del gabinetto di Keir Starmer hanno in passato insultato Trump . Ma ora, secondo quanto riferito da Downing Street, nella telefonata al presidente eletto il premier inglese gli ha offerto «sentite» congratulazioni, «ricordando con affetto» la loro cena di presentazione all’inizio dell’anno.

Naturalmente, si tratta della consueta ipocrisia delle relazioni internazionali, ma c’è la possibilità che, date le pessime condizioni economiche della Gran Bretagna dopo la Brexit e 14 anni di austerità dei conservatori, il suo governo sia tentato di cercare un’esenzione per “relazioni speciali” dai pesanti dazi con cui Trump minaccia di colpire l’Ue. Tuttavia, come ha commentato il probabile prossimo cancelliere tedesco, Friedrich Merz, per salvare l’Ucraina e difendersi in un mondo pericoloso, l’Europa avrà come minimo bisogno della più stretta collaborazione tra Germania, Francia, Polonia e Gran Bretagna. È davvero possibile raggiungere l’unità diplomatica e di difesa con una tale disunione politica ed economica? Abbiamo due mesi, fino all’insediamento di Trump il 20 gennaio, per trovare una risposta migliore. Dobbiamo farlo.

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