“L’Iran voleva uccidere Trump”. Sventato complotto: tre incriminati
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK — La campagna elettorale di Donald Trump ha rischiato di macchiarsi d’altro sangue. Lo ha svelato a un agente - forse infiltrato - dell’Fbi via telefono Fareh Shakeri, operativo dei Pasdaran, ora fuggito in Iran, ieri incriminato dal Dipartimento di Giustizia insieme a due americani appunto per aver complottato per assassinare Donald Trump prima delle elezioni. E anche di aver lavorato per uccidere dissidenti iraniani (fra questi quasi certamente l’attivista anti-velo Masih Alinejad) e cittadini israeliani che vivono negli Stati Uniti.
Per compiere gli attentati, Shakeri, cresciuto negli Stati Uniti e poi deportato nel 2008 dopo aver trascorso 14 anni in prigione per rapina, aveva arruolato due ex compagni di cella: i newyorchesi Carlisle Rivera e Jonathan Loadholt promettendo loro mezzo milione di dollari per ogni omicidio compiuto. L’ordine di uccidere Trump era partito da Teheran il 7 ottobre scorso, vendetta per la morte di Qassem Soleimani, ucciso a Baghdad nel 2020…
NEW YORK — La campagna elettorale di Donald Trump ha rischiato di macchiarsi d’altro sangue. Lo ha svelato a un agente - forse infiltrato - dell’Fbi via telefono Fareh Shakeri, operativo dei Pasdaran, ora fuggito in Iran, ieri incriminato dal Dipartimento di Giustizia insieme a due americani appunto per aver complottato per assassinare Donald Trump prima delle elezioni. E anche di aver lavorato per uccidere dissidenti iraniani (fra questi quasi certamente l’attivista anti-velo Masih Alinejad) e cittadini israeliani che vivono negli Stati Uniti.
Per compiere gli attentati, Shakeri, cresciuto negli Stati Uniti e poi deportato nel 2008 dopo aver trascorso 14 anni in prigione per rapina, aveva arruolato due ex compagni di cella: i newyorchesi Carlisle Rivera e Jonathan Loadholt promettendo loro mezzo milione di dollari per ogni omicidio compiuto. L’ordine di uccidere Trump era partito da Teheran il 7 ottobre scorso, vendetta per la morte di Qassem Soleimani, ucciso a Baghdad nel 2020. Bisognava però attuarlo entro sette giorni, e non c’è stato modo di organizzarlo.
Proprio mentre indaga sul complotto, lo stesso dipartimento di Giustizia - le cui direttive impongono di non imbastire procedimenti contro presidenti in carica, lavora col procuratore speciale Jack Smith per annullare «le restanti scadenze della fase preistruttoria» a carico di Trump per i fatti del 6 gennaio: è la prima volta che appare chiaro quanto la vittoria del tycoon impatterà sui processi.
Intanto, il presidente eletto col supporto massiccio dei latinos si prepara ad avviare la più grande deportazione di massa del Paese. Intende infatti sigillare il confine col Messico ed è pronto a firmare un ordine esecutivo per vietare la concessione automatica della cittadinanza ai figli di migranti senza documenti, cancellando secoli di quello ius soli parte integrante della Storia e dell’identità americana. A che prezzo? «Non è questione di costi» ha detto a Nbc: «Non abbiamo scelta. Quelle persone hanno ucciso e assassinato, fra loro si nascondono signori della droga che hanno distrutto il paese. Devono tornarsene tutti indietro. Non c’è costo che non valga la pena di essere affrontato».
Nel frattempo lavora alla squadra. Dopo aver scelto Susan Wiles, già responsabile della campagna, come nuovo capo di gabinetto, ha chiesto al falco protezionista Robert Lighthizer di tornare a ricoprire il ruolo di rappresentante per il Commercio. Grande sostenitore dei dazi fu il fautore della guerra commerciale contro la Cina e nella rinegoziazione del trattato commerciale Nafta con Messico e Canada. Intanto si valutano i nomi per altri incarichi: con l’ipotesi di Mike Pompeo alla Difesa a scatenare l’ira del popolo Maga per le sue posizioni critiche sul 6 gennaio. Mentre sembra certo che il genero di Trump, Jared Kushner, non avrà incarichi ufficiali. Ex consigliere, fra i negoziatori degli accordi di Abramo, con la moglie Ivanka si è tenuto fuori dalla terza campagna del suocero. A quanto pare sarà comunque da consulente esterno sulla politica per il Medio Oriente. Capo di un fondo d’investimento da 3 miliardi di dollari, Kushner è lo stesso che lo scorso marzo affermò che «il lungomare di Gaza ha grande valore immobiliare».
Quel che è certo, per ora, è che la vittoria di Trump fa volare le borse: le attese per le promesse riduzioni fiscali e la semplificazione delle norme regolamentari portano i futures dell’indice azionario Standard & Poor 500 sopra la soglia dei 6.000 punti. E anche Tesla di Elon Musk continua la sua volata a Wall Street coi suoi titoli su del 7,6%, spingendo la sa capitalizzazione di mercato sopra i mille miliardi di dollari per la prima volta dal 2022.